Solidarietà
Arrivano dal Bangladesh, dall’Afghanistan, dal Sudan, dall’Ucraina, dal Mali, dal Camerun, dalla Bolivia, dalla Cina. Sono i rifugiati. Uomini, donne, minori costretti a fuggire dai loro Paesi per poter sopravvivere e avere un futuro. La migrazione legale non è normata in Italia, quindi al loro ingresso nel nostro Paese diventano automaticamente clandestini, irregolari. Questo li confina in un cono d’ombra dove, in assenza di riconoscimento e diritti, diventano ricattabili, dal punto di vista economico e sociale: dalla criminalità, in particolare per uomini e ragazzi, e dallo sfruttamento sessuale, in particolare per donne e ragazze. E più loro sono ricattabili, più cresce l’allarme sociale. A Parma c’è una realtà che da anni opera per fornire loro strumenti di cittadinanza. È il Ciac - Centro immigrazione asilo e cooperazione internazionale, un ente di tutela ma soprattutto un luogo di accoglienza che si occupa della presa in carico di migranti e rifugiati.

I numeri: dal 2022 al 2024 accolti 1.700 rifugiati
Nel triennio 2022-2024 il Ciac ha accolto 1700 rifugiati, dei quali 400 minori e 550 donne. I 34 sportelli provinciali hanno registrato 18mila accessi, mentre il servizio Step-In, da marzo 2023, ha attivato 2000 interventi. Sono stati 1250 gli iscritti ai corsi di lingua italiana, che hanno potuto così inserirsi nella vita sociale e lavorativa del territorio. Sono 170, tra il 2023 e il 2024, le persone che hanno trovato un’occupazione. Il Safe Space ha coinvolto 300 donne e il programma di Community Matching ha attivato a Parma 134 Buddy, entrati in una relazione di reciprocità con i migranti stranieri. Gli appartamenti a disposizione di Ciac per l’accoglienza sono 77, ma non bastano per far fronte alle richieste. Per questo, con il progetto «Ciac cerca case», l’associazione ha promosso una campagna per la ricerca di appartamenti privati in affitto, proponendosi come garante e promotore. Ad oggi, il Ciac può contare su oltre trecento volontari. «Tutti noi abbiamo iniziato così - spiega Michele Rossi -, ma per noi era prioritario dare valore al lavoro, alla professionalità e alle competenze: gli ottanta operatori del Ciac oggi sono assunti a tempo indeterminato. Di questi il 25 per cento sono migranti, il 25 per cento under 35 e il 54 per cento sono donne». I progetti attivi oggi sono 37, finanziati da fondi e bandi europei, nazionali e regionali. Il Ciac è il coordinatore del progetto «La civiltà dell’accoglienza», che coinvolge Comunità di Betania, Caritas, Di mano in mano, Il pozzo di Sicar, il Centro aiuto alla vita e l’istituto del Buon Pastore. Ma la collaborazione è attiva anche con Cgil, Università, Ausl, Acer e Asp, aziende, scuole, parrocchie, circoli e associazioni. «I progetti creano indotto anche per il territorio: 1,8 milioni di euro nella gestione degli appartamenti di accoglienza, che vanno ai privati affittuari, 6 milioni sono investiti sul personale, altrettanti in attività di accoglienza, tutela e assistenza».
L.U.
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