La città che cambia
Nei giorni scorsi, un’indimenticabile cuoca e amica dello storico ristorante La Greppia, di via Garibaldi, mi ha fatto gradito dono della sua altrettanto indimenticabile spongata che, oltre alla bontà di questa ricetta, porta con sé il ricordo di un tempo felice e di tante nottate quando, dopo il teatro, si finiva la serata alla Greppia, tradizione risalente a quando ancora si chiamava “Da Stiliano”, dove la Paola e Maurizio ricevevano gli amici clienti che, secondo un’abitudine ormai in disuso, condividevano i primi commenti del dopo spettacolo ad una tavola festosamente e generosamente imbandita.
Il mondo cambia, le tradizioni che si tramandano sono sempre più sparute, perché il più veloce “foyer food” degli intervalli ha purtroppo cancellato altre più tranquille esigenze e nostalgiche consuetudini.
Allo stesso modo scompaiono i negozi, assorbiti dai centri commerciali e dai supermercati che hanno cancellato quel rapporto umano tra cliente e commerciante che era il vero, importante e raro valore aggiunto della quotidianità, una quotidianità talvolta difficile, in cui il panettiere e l’ortolano di fiducia erano anche piccoli ma indispensabili finanzieri, poiché segnavano il conto della spesa del giorno sul famoso “libretto” il cui saldo arrivava, non sempre, alla fine del mese. In quel necessario quadernetto, di numeri scritti con mano unta e veloce, pulsava un’umanità dal cuore straordinario, un battito che ora si cerca, tanto inconsapevolmente quanto inutilmente, sui social.
Ma i rimpianti li può provare soltanto chi ha vissuto il mondo precedente, un mondo altresì destinato, pian piano, a dileguarsi nel nulla.
Proprio tra questi dolorosi rimpianti, in questo anno che si chiude, Parma deve aggiungerne uno destinato a trascinare con sé una tristezza infinita, una tristezza che sono in tanti a condividere, ed è l’improvvisa chiusura di quel luogo magico e insostituibile che era la gloriosa Pasticceria Torino di via Garibaldi.
Un piccolo scrigno profumato di vaniglia, che tramandava lo stile e il gusto di una Parma ducale e nobile; era l’antico cammeo del volto giovanile di una ormai vecchia signora, ritratto che portava appeso al rugoso collo, ricordando quanto fosse stata bella in gioventù, riconducendo il ricordo di chi l’aveva conosciuta da sempre a un tempo in cui la bellezza, il rispetto, l’educazione, la comprensione e le belle maniere allietavano le nostre giornate parmigiane.
Fondata nel dopo guerra dai fraterni soci Ugo Falavigna e Dino Paini, la Torino, come veniva familiarmente chiamata, era il salotto elegante della città, in cui le dolci prelibatezze erano esposte nelle recuperate vetrine del vecchio, indimenticato Bizzi di Piazza Garibaldi, sul cui banco di fascinoso marmo venivano ancora serviti caffè, cappuccini e cioccolate calde, da accompagnare ad una selezione fantastica di dolci dei quali, senza purtroppo preavviso alcuno e lasciando tutti attoniti, l’ultimo proprietario, il carissimo Gian Luca Paini, non potremo più assaporare il gusto.
Ma questo è il frutto di quel tourbillon de la vie che induce scelte talvolta inspiegabili che si devono, pur dolorosamente, rispettare, ricordando Gian Luca, in questa triste fine d’anno senza i suoi dolci, e porgendogli il nostro immenso, riconoscente e affettuoso grazie, cercando di serbare al palato soltanto l’amaro dei suoi preziosi cioccolatini fondenti.
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