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Il caso

Suore uccise in Burundi, Fratelli d'Italia chiede trasparenza sui fondi regionali. Risponde Rontini: "Nessuna correlazione tra indagine e progetti"

Dopo l'arresto a Parma del 51enne burundese

Suore uccise in Burundi: l'uomo arrestato a Parma non risponde al gip

10 Marzo 2026, 15:05

Trasparenza nei rapporti tra i fondi regionali e i progetti di cooperazione in Burundi, dopo l'arresto a Parma a fine febbraio del 51enne burundese Guillame Harushimana ritenuto dalla Procura parmigiana uno degli organizzatori del massacro di tre missionarie italiane in Burundi del 2014, che ha lavorato a lungo per Parmaalimenta, associazione costituita fra gli altri anche da Comune e Provincia di Parma e - tramite Cal Centro alimentare logistico - dalla Regione.

La richiesta di chiarimenti arriva dal gruppo regionale di Fratelli d'Italia che oggi in Assemblea legislativa è intervenuto con un intervento del consigliere parmigiano Priamo Bocchi e con una iniziativa a latere insieme alla capogruppo Marta Evangelisti.

Gli esponenti di FdI hanno ripercorso le tappe della vicenda che hanno portato all'arresto del 26 febbraio a Parma e si sono soffermati sulla figura e sui legami dell'indagato, «pur nel rispetto del lavoro della magistratura e della presunzione di innocenza». Harushimana, hanno rimarcato, ha ottenuto un visto per l'Italia per partecipare a un corso di formazione collegato a un'associazione con sede a Parma.

La Regione viene chiamata in causa perché, «dal 2018 a oggi, ha destinato all'associazione circa 260mila euro di risorse pubbliche».

Bocchi ed Evangelisti chiedono quali verifiche siano state effettuate, nel tempo, sui soggetti coinvolti nella vicenda e sui progetti finanziati con risorse regionali e quali iniziative si intendano adottare a tutela dell'immagine della Regione e della propria credibilità nel campo della cooperazione internazionale.

La risposta

«Le responsabilità oggetto di indagine nulla c'entrano con la gestione dei progetti di cooperazione internazionale, in qualsiasi modo sostenuti e finanziati dalla Regione Emilia-Romagna, né questi hanno una qualsiasi correlazione con i fatti contestati all’indagato, che riguardano la ben più grave fattispecie penale di omicidio volontario, dentro uno scenario oggetto di indagine che, ribadisco, nulla c'entra con le progettualità di cooperazione internazionale». Così la sottosegretaria alla presidenza della Giunta dell’Emilia-Romagna Manuela Rontini risponde in Assemblea legislativa a una interrogazione diretta del consigliere di FdI, Priamo Bocchi,che chiedeva chiarimenti sui rapporti tra cooperazione e fondi regionali alla luce delle indagini che hanno portato all’arresto a Parma di un 51enne sospettato di essere l’organizzatore del massacro delle tre missionarie italiane in Burundi nel 2014.

Rontini ha specificato che la persona indagata «era purtroppo persona di fiducia e direttore del centro Kamenge, centro giovanile della missione saveriana (quella delle suore uccise, ndr) e che successivamente ha lavorato a Parma, per Parmaalimenta, per quattro mesi, svolgendo lavoro di segreteria e rendicontazione dei progetti, lavoro concluso prima della pubblicazione del libro indagine di Giusy Baioni».

Sul nuovo progetto in Burundi, Pas, chiamato in causa da Fratelli d’Italia, Rontini lo ha difeso, parlando di un bando competitivo e ribadendo, nel contempo, la bontà dei controlli e delle verifiche effettuate rispetto a tutte le scadenze e le rendicontazioni dei progetti. «L'Emilia-Romagna ha visto l'approvazione e il finanziamento di ben due progetti, uno per il Burundi e uno per il Senegal - ha detto - Il bando è uscito nel 2023, quando l’indagato nulla c'entrava con Parmaalimenta e con i progetti della stessa in Burundi. Evitiamo speculazioni politiche di fronte a fatti di questa natura, che non aiutano in alcun modo le istituzioni, chiamate a dare risposte doverose alle comunità», ha concluso

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