Un problema a volte causato da diabete, gotta ed artrite reumatoide. Ma cruciali sono anche sovrappeso, obesità, sedentarietà o, al contrario, troppo sport
Si fa presto a dire «anca». La diamo per scontata ma quando fa male… son guai! Fenomeni degenerativi (e ovviamente fratture) possono infatti comprometterne la corretta funzionalità, provocando dolore, ipovalidità e zoppia.
Artrosi primaria e secondaria: quali le differenze?
«Per artrosi primaria si intende un’artrosi insorta senza una causa rilevabile. Spesso viene correlata all’invecchiamento e a fattori genetici. Non a caso la popolazione è colpita in genere dopo i 65 anni - spiega lo specialista - Nella secondaria, al contrario, è possibile determinare una causa certa che ha dato origine al processo degenerativo. In genere, è caratterizzata da un’insorgenza più precoce e da una progressione più rapida. Rappresenta la maggior parte dei casi e coinvolge una popolazione più giovane».
Le cause?
«Ci possono essere le fratture della testa del femore, dell’acetabolo o lussazioni femoro-acetabolari, o ancora può originare da un conflitto anomalo tra la testa del femore e l’acetabolo durante le rotazioni dell’anca (“impingement femoro-acetabolare”). Questa forma inizia a manifestarsi generalmente in giovane età e se tempestivamente identificata può essere trattata in artroscopia con buoni risultati. Meno frequentemente la deformità dell’anca è congenita, cioè presente fin dalla nascita (ne parliamo nel box in pagina, ndr) o causata da alcune malattie che coinvolgono la testa del femore. Infine, forme a origine sistemica, fortunatamente più rare, possono essere scatenate da patologie infiammatorie o dismetabolismi».
Come si può prevenire? Quali sono le cure tempestive?
«Oggi è possibile sia mettere in atto alcune forme di prevenzione, grazie alla conoscenza dei principali fattori di rischio, sia intervenire a scopo terapeutico qualora si sia già manifestata la sintomatologia - spiega Concari - Nel primo caso, la prevenzione si fa principalmente migliorando lo stile di vita e praticando attività sportiva a basso impatto sull’articolazione. Nei pazienti affetti da patologie reumatiche o metaboliche predisponenti, un’adeguata terapia consente di contenere gli effetti destruenti sull’articolazione. In chi invece ha già manifestato i primi sintomi è fondamentale intervenire precocemente per rallentare il decorso della malattia».
I campanelli d’allarme?
«Normalmente l’artrosi dell’anca esordisce con dolore articolare in regione inguinale scatenato dai movimenti rotatori, irradiato alla parte superiore della coscia. È quindi importante che il paziente in presenza di questi sintomi veda lo specialista quanto prima con una radiografia dell’anca», raccomanda Concari. «Nelle forme lievi e moderate - continua - la patologia può essere efficacemente trattata con cicli infiltrativi di acido ialuronico o cortisonico sotto guida ecografica. La fisioterapia assistita ed esercizi di core stability possono contribuire a migliorare il movimento prevenendo la rigidità articolare. Bene anche le terapie come la tecar (trattamento elettromedicale, ndr) e la magnetoterapia associate a una terapia antiinfiammatoria in fase acuta».
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