Inserto stare bene - cardiologia
Un convegno suddiviso in tre sessioni, con un focus sull’interventistica coronarica che, nel tempo, ha attraversato fasi di miglioramento tecnologico e diagnostico e che, in questo momento, richiede un continuo aggiornamento per raggiungere standard di trattamento altamente accurati e precisi.
Dottor Vignali, al centro del convegno c’è l’interventistica coronarica. A che punto siamo?
«L’interventistica coronarica si evolve, come tutta la medicina, grazie ad avanzamenti tecnologici dovuti alla bioingegneria. Per esempio, la litrotripsia coronarica, per le stenosi particolarmente calcifiche, e i miglioramenti tecnici, frutto di analisi e studi che, negli anni, hanno confermato e tramesso tecniche più consolidate rispetto ad altri. Eventi come il nostro servono come confronto tra esperti sulle diverse possibilità di trattamento di situazioni anatomiche
particolarmente insidiose e che necessitano di molta esperienza sul campo».
In che modo, negli ultimi anni, questi avanzamenti tecnologici hanno permesso una migliore qualità della vita per i pazienti che si sono dovuti sottoporre a questo tipo di intervento?
«L’Interventistica coronarica percutanea, grazie al miglioramento in termini di efficacia e sicurezza nel tempo delle protesi coronariche (stent), ha permesso di aumentare il volume di pazienti da sottoporre ad angioplastica coronarica e, quindi, di ricorrere sempre meno all’intervento chirurgico di by pass, che rimane ancora, in certi contesti anatomici, il gold standard di riferimento».
Nel quotidiano, nella vita di tutti i giorni di un paziente, come si traduce questo tipo di avanzamento?
«Il miglioramento tecnologico ci ha permesso di curare in modalità meno invasiva e, quindi più rapidamente e con degenze molto più veloci, condizioni patologiche come la malattia coronarica sia nella forma acuta (infarto miocardico), che nella sua manifestazione stabile, ora denominata sindrome coronarica cronica. Nel contesto acuto ora l’angioplastica coronarica in emergenza è la terapia salvavita che consente di risolvere una patologia diversamente gravata da alta mortalità e che proprio grazie all’angioplastica coronarica, nelle cardiologie moderne altamente specializzate, è riuscita a ridurre drasticamente le percentuali di mortalità. Nel contesto cronico sempre gli avanzamenti tecnologici della bioingegneria, grazie agli stent a rilascio di farmaci antiproliferativi e quindi con miglioramenti in termini di efficacia e di mantenimento nel tempo del risultato, ci hanno quindi consentito di allargare i volumi di attività».
Il convegno è suddiviso in tre diverse sessioni: può spiegarci, brevemente, su cosa verteranno i temi di ognuna e perché è importante trattarli?
«Le tre sessioni (l’angioplastica del tronco comune, il trattamento delle biforcazioni e il trattamento delle Cto) tratteranno capitoli diversi di anatomie coronariche: dalle biforcazioni alle occlusioni totali, dalle differenze di genere in cardiologia interventistica ai diversi approcci metodologici invasivi».
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