salute
La tv fa male agli occhi? No, ma può affaticare la vista. Bruciore, iperlacrimazione, arrossamento, cefalea, sfocamento delle immagini. Si tratta dei sintomi dell’astenopia, una condizione di affaticamento oculare, spiega Paolo Mora, direttore della Clinica Oculistica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma.
«Bisogna sapere che gli occhi non si stancano mai di “vedere”, nel senso che la trasmissione delle immagini, dalla retina al cervello, è costante. Gli occhi mandano messaggi visivi anche per informare il nostro cervello che c’è il buio. Cosa provoca, allora, la stanchezza? L’affaticamento della muscolatura, particolarmente significativo quando si guarda da vicino. Ogni occhio ha ben nove muscoli specifici che lavorano per permettergli di vedere e restare allineato con l’occhio controlaterale e per consentire una visione corretta, anche variando il diametro delle pupille in base all’illuminazione ambientale».
Le distanze raccomandate per gli schermi?
«Per il televisore la distanza ideale da rispettare è almeno due metri. Per l'ampiezza degli schermi attuali e per la distanza con cui viene guardata, è il device con meno effetti potenzialmente nocivi e stimolanti la stanchezza oculare. Diversa è la situazione per gli schermi di cellulari, computer, tablet, videoterminali. Lo sguardo duraturo e ravvicinato provoca la riduzione dell’ammiccamento, il periodico e involontario sbattimento delle palpebre che crea il film lacrimale, essenziale per l’omeostasi dell’occhio. Poi, abbiamo anche l’affaticamento dei muscoli oculari, che devono tenere gli occhi in convergenza rivolti verso la parte interna del volto, e le posizioni di tensione dei muscoli di capo, spalle e collo che contribuiscono alla stanchezza della vista e non solo».
Che fare per avere un rapporto salutare con i nostri dispositivi?
«Per computer e televisore va diminuito il contrasto tra schermo e ambiente. È importante impostare il televisore in modo che la luminosità non danneggi gli occhi ed evitare di guardarla al buio o con troppa luce. Abbastanza diffusa, e con fondamento, è la regola del 20-20-20, che consiste nel fare una breve pausa ogni 20 minuti, guardando qualcosa a circa 6 metri di distanza (20 piedi), per almeno 20 secondi. Se queste attività vengono svolte da occhi con difetti refrattivi (miopia, astigmatismo, ipermetropia) non noti o non ben corretti, l’astenopia viene magnificata. Tutto dipende, sempre, dal tempo con cui ci si dedica ad esse».
È raccomandato sottoporsi a controlli oculistici frequenti?
«Soprattutto nella fase di sviluppo (prima infanzia, tarda adolescenza), quando questi difetti possono insorgere e progredire, una valutazione periodica a sei-otto mesi può aiutare ad individuare eventuali vizi di refrazione e a correggerli, contrastando anche i sintomi dell’astenopia. Per gli adulti i controlli possono essere annuali, ma il rispetto delle regole di igiene visiva può essere sufficiente per scongiurare l’affaticamento. Può essere utile anche ammiccare un po’ forzatamente, ossia ricordarsi di chiudere e aprire gli occhi».
Esiste la ginnastica oculare?
«La ginnastica sta nel rilassare lo sforzo di contrazione che si compie nello sguardo da vicino, scegliendo di guardare ogni tanto un target più distante. L’ammiccamento serve a sostituire il film lacrimale che si è seccato quando gli occhi sono stati aperti. In persone che hanno di base una ipolacrimia (una percentuale oggi non trascurabile), l’uso di lubrificanti topici, facilmente reperibili anche in assenza di specifiche prescrizioni, è un buon sistema per aiutare il ripristino del film lacrimale. Per disturbi più intensi della lacrimazione, è utile indirizzarsi invece verso prodotti specifici indicati dall’oculista».
L’affaticamento visivo può avere ripercussioni psicologiche?
«Certo. La persona che manifesta astenopia è più irritabile, con un fastidio fisico sottile ma cronico. La fatica nel vedere può indurre un senso di ansia per la sensazione di non riuscire a fare quanto si vorrebbe nel tempo a disposizione. Gli schermi piatti hanno caratteristiche tecniche di irraggiamento oculare con un rischio basso ma le radiazioni vicine alla banda del blu, impiegate per aumentare luminosità e contrasti, sono quelle che più influenzano le vie centrali di regolazione del ritmo sonno-veglia. Questo è un altro elemento da tener presente quando si guardano schermi nelle ore notturne o prima di dormire, in quanto può determinare effetti negativi sulla facilità e qualità del sonno».
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