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Allenare le pelvi

Riabilitare il pavimento pelvico dopo la chirurgia: gli esercizi fisici, gli strumenti e i farmaci che aiutano

Allenare le pelvi

13 Aprile 2025, 15:16

Il pavimento pelvico è un insieme di muscoli, legamenti e fasce, che chiude inferiormente la pelvi, sostiene gli organi all’interno di questa cavità e contribuisce alla continenza urinaria e fecale. Il suo supporto è essenziale durante movimenti come la corsa, il sollevamento pesi, l’attività sportiva intensa, garantendo stabilità ed equilibrio al corpo durante l’esercizio fisico.

In seguito a patologie o interventi chirurgici, che possono alterarne la funzione (che cambia con l’età e le variazioni ormonali) e favorire disturbi della minzione o dell’alvo, è possibile seguire un programma riabilitativo mirato.

Ne parliamo con Federica Petraglia, dirigente medico della Medicina fisica e riabilitazione dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma, diretta da Rodolfo Brianti. Nell’ambulatorio dedicato alla riabilitazione è in equipe con Marta Cattabiani, Cristina Zicchinella, Silvia Moretti e Monica Nora.

Chi trae giovamento dalla riabilitazione del pavimento pelvico?

«Ad esempio, le donne che dopo il parto, per il peso dell’utero gravido e il parto stesso, potrebbero aver subito un indebolimento o una lesione di quel distretto manifestando sintomi da incontinenza urinaria. Sono inoltre sempre di più gli uomini che si affidano alla riabilitazione per essere guidati nel recupero funzionale, ad esempio dopo l’intervento di prostatectomia. Possono beneficiarne pazienti con patologie che interessano il sistema nervoso, come la sclerosi multipla, e che presentano una compromissione della funzione della vescica e dell’intestino. È molto importante per i bambini che soffrono di incontinenza urinaria, urgenza minzionale o enuresi (la perdita involontaria di urina notturna), che possono aver bisogno di conoscere meglio il funzionamento di questi muscoli per imparare a gestire le piccole perdite di pipì. Una problematica spesso sottovalutata, mentre è importante che i bambini vengano inviati subito alla riabilitazione, per favorire un recupero più precoce. È efficace anche in disturbi che riguardano il comparto posteriore (stipsi ed incontinenza fecale), e utile per il dolore pelvico, spesso associato a quello lombare in quanto i muscoli assiali, verticali, si muovono in sincronia con quelli orizzontali».

Quali sono gli obiettivi della riabilitazione?

«L’obiettivo principale è condurre il paziente verso una presa di coscienza dei muscoli del pavimento pelvico per usarli nel modo migliore e favorire la gestione della sua quotidianità guidandolo sino al raggiungimento della completa autonomia».

Come viene concretamente eseguita la riabilitazione?

«La presa in carico richiede una formazione specifica per l’inquadramento, la proposta terapeutica sarà personalizzata e rivista a seconda dei progressi ottenuti. La rieducazione funzionale dell’area sacrale, non così semplice come potrebbe sembrare, si avvale di esercizi terapeutici guidati da un fisioterapista. Il pavimento pelvico ha una grande connessione con la respirazione, è molto importante dunque respirare correttamente, così come associare un percorso in cui si insegna al paziente a gestire gli orari di introduzione dei liquidi, che possono causare episodi di incontinenza urinaria. La riabilitazione utilizza anche esercizi di stretching e massaggio del piano perineale per favorire il rilassamento in presenza di una ipercontrazione dei muscoli che favorisce il dolore».

Con quali strumenti avviene la riabilitazione?

«Nel nostro ambulatorio abbiamo tre fisioterapiste che seguono adulti e bambini. Dopo la visita fisiatrica i pazienti iniziano l'addestramento all’esercizio da svolgere in autonomia. Di recente abbiamo acquisito, attraverso una donazione dell’associazione Giocamico, un Biofeedback, strumento che consente di guidare il paziente verso una migliore conoscenza di questi muscoli: ad esempio, attraverso dei giochi proiettati sullo schermo del dispositivo MyoPlus 4 Pro, specifico per il trattamento di numerose disfunzioni del pavimento pelvico, il paziente riesce a capire meglio come attivarli. Il suo utilizzo consente di allinearci alle ultime linee guida nazionali ed internazionali e di ridurre i farmaci».

Dopo quali interventi è prevista la riabilitazione?

«Soprattutto dopo gli interventi demolitivi di tipo ginecologico ed urologico del pavimento pelvico e della cavità addominale. Abbiamo una collaborazione con le altre strutture dell’ospedale che si occupano di questa riabilitazione, l’uroginecologia e l’urologia, con le quali c’è uno scambio di competenze e di pazienti perché nel trattamento è importante rispettare dei tempi tecnici. Nel caso della prostatectomia radicale, in cui si ha spesso incontinenza urinaria, l’esercizio terapeutico diventa un compenso volontario al danno allo sfintere, con buoni risultati se intrapreso precocemente dopo l’intervento. Se non c’è una risoluzione completa della sintomatologia entro sei mesi, è utile iniziare una terapia strumentale. Abbiamo una collaborazione molto efficace anche con la chirurgia pediatrica, in particolare per il trattamento riabilitativo delle enuresi dei bambini».

L’attività fisica può contribuire al rafforzamento di questi muscoli?

«Sì, però bisognerebbe insegnare a tutti gli sportivi ad evitare di spingere mentre si compie uno sforzo. Frequenti i casi di incontinenza urinaria in chi pratica, ad esempio, body building, perché se non si insegna a contrarre il pavimento pelvico, quando si sollevano pesi si provoca una spinta verso il basso favorita dalla contrazione addominale che favorisce l’incontinenza urinaria».

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