Sonni tormentati
Capita di risvegliarsi al mattino poco riposati, affaticati, magari anche tristi. Una delle cause potrebbe essere l’Osas, ossia la sindrome delle apnee ostruttive del sonno (Obstructive sleep apnoea syndrome). L'Osas, come spiega Giovanni Paolo Santoro, medico della Otorinolaringoiatria e otoneurochirurgia, direttore della Chirurgia oncologica faringo-laringea e professore a contratto dell'Azienda ospedaliero-universitaria di Parma, è «una condizione patologica caratterizzata dall’ostruzione ripetitiva delle prime vie aeree a livello di faringe/laringe durante il sonno, con episodi di apnea e/o ipoapnea, ovvero interruzioni involontarie, complete o parziali, del flusso d’aria durante gli atti respiratori. Tali eventi determinano un sonno più superficiale poiché i polmoni, durante le crisi apnoiche, tentano di espandersi senza riuscirci, determinando un aumento del battito cardiaco e della pressione arteriosa e una riduzione dell’ossigenazione sanguigna».
C'è un numero minimo di episodi che possono far dire che si soffre della patologia?
«Teoricamente non ci dovrebbe essere nessun episodio di apnea durante il sonno. La gravità dell’Osas è stabilita in base al numero di apnee-ipopnee per ora di sonno. Si definisce lieve quando il numero di apnee ed ipopnee per ora di sonno sono più di cinque ma minori di 15, moderata quando sono maggiori di 15 e minori di 30, severa quando gli episodi sono superiori a 30».
Quali sono i sintomi di questa patologia?
«Non è così semplice giungere ad una diagnosi di Osas poiché la sintomatologia è spesso confondibile e accade che chi ne soffre non ne sia consapevole. In genere, sono presenti forti russamenti notturni, che vengono riferiti dal partner, e il sonno risulta frammentato con frequenti risvegli. Talvolta, i pazienti lamentano sudorazioni, bocca secca e la necessità di alzarsi per urinare (nicturia). Può succedere che i risvegli notturni siano improvvisi e causati da una sensazione di soffocamento per cui, in questi casi specifici, è più probabile che si giunta prima a consulto medico. Chiaramente un sonno superficiale e poco riposante produrrà conseguenze anche durante il giorno, come eccessiva sonnolenza, episodi di cefalea, faticabilità ed irritabilità, deficit di attenzione, concentrazione e memoria e stati umorali depressi».
L’Osas può interessare anche i bambini?
«Sì, l’apnea ostruttiva del sonno è presente nel 2-5% dei bambini di ogni età ed è più frequente nei bambini tra i 2 e i 6 anni. I sintomi a cui i genitori devono prestare attenzione sono un sonno agitato e l’enuresi notturna (fare la pipì a letto), mentre di giorno difficoltà comportamentali come iperattività, aggressività e cambiamenti della personalità, nonché deficit dell’attenzione».
Come si diagnostica l’Osas?
«La valutazione del paziente con possibile disturbo respiratorio del sonno non può prescindere da un’attenta anamnesi, che coinvolga anche i familiari in grado di accorgersi dei sintomi, e da un accurato esame obiettivo per la valutazione clinica dei principali fattori di rischio. Per fare diagnosi di Osas, nell’adulto è indispensabile l’esecuzione di esami strumentali quali il monitoraggio cardiorespiratorio notturno o la polisonnografia, esami del tutto indolori e non invasivi che permettono di valutare vari parametri mentre il paziente dorme. Nei bambini, invece, ci si avvale del semplice monitoraggio dell’ossigenazione del sangue durante la notte, cioè l’ossimetria o pulsissimetria notturna. Nel caso si ravvisino chiari segni della patologia, il paziente viene indirizzato alle varie visite specialistiche. In particolar modo, l’otorinolaringoiatra tramite un esame endoscopico delle prime vie aeree, che in casi selezionati può essere condotto inducendo il paziente ad un sonno farmacologico (sleep endoscopy
), potrà verificare la sede ed il grado dell’ostruzione».
Quali condizioni favoriscono l'Osas? Si può prevenire? Ci sono categorie più a rischio?
«La patologia colpisce più frequentemente gli uomini tra i 45 e 60 anni, ma può colpire anche le donne, soprattutto nelle fasi della gravidanza o dalla menopausa in avanti. I soggetti adulti più esposti sono sicuramente quelli in sovrappeso, che spesso vedono un’accentuazione delle apnee in posizione supina durante il sonno. Esistono tuttavia anche delle condizioni anatomiche che favoriscono l’insorgenza delle Osas: nei bambini, l’ipertrofia di adenoidi e tonsille è frequentemente associata; più in generale tutte le condizioni di malformazioni cranio-facciali e le malattie neuromuscolari espongono allo sviluppo di questa patologia».
Come si cura? Può essere necessaria una terapia farmacologica? Si può intervenire chirurgicamente?
«La terapia varia a seconda dell’età e della gravità del disturbo, ma non esistono ad oggi farmaci in grado di curarla. Nelle forme più lievi, vengono consigliate regole comportamentali quali ad esempio il dimagrimento, nei soggetti obesi, e una modifica della posizione durante il sonno. Nelle forme più complesse il trattamento d’elezione prevede l’utilizzo della Cpap, un dispositivo di ventilazione meccanica a pressione positiva continua tramite una mascherina applicata sul viso, ma vi sono anche alcuni apparecchi odontoiatrici come i Mad (mandibular advancing devices) che spostano la mandibola in avanti e, modificando la posizione della lingua, aumentano il diametro delle prime vie aeree portando beneficio a chi li utilizza. Esistono infine alcune terapie chirurgiche di pertinenza otorinolaringoiatrica in grado di correggere eventuali difetti o anomalie ostruttive al fine di aumentare lo spazio respiratorio attraverso la disostruzione e stabilizzazione delle pareti delle prime vie aeree. Nei bambini si valuta invece la possibilità di rimuovere o ridurre le dimensioni delle adenoidi o del tessuto linfatico tonsillare».
Ci sono rischi se non si cura l'Osas?
«Le apnee notturne non trattate possono condurre, nel lungo termine, a complicazioni di salute gravi e potenzialmente fatali: ipertensione arteriosa, problemi cardiaci come insufficienza, aritmie e infarto, problemi cerebrali quali ictus e demenza, diabete. Secondo degli studi, l'Osas potrebbe anche favorire alcuni tipi di cancro. L’eccessiva sonnolenza diurna può inoltre aumentare il rischio di incidenti automobilistici mortali e incidenti sul lavoro. Sottoporsi a un'analisi del sonno ed affrontare il problema, oltre a migliorare la qualità di vita, ridurrà il rischio di gravi complicazioni in futuro».
Giovanni Paolo Santoro
Specialista della Otorinolaringoiatria e otoneurochirurgia e direttore della Chirurgia oncologica faringolaringea dell'Azienda ospedaliero universitaria di Parma
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