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SALUTE

Denti rotti. Traumi alla bocca? Cosa fare per «salvare» il dente, come conservarlo in attesa dell'intervento del dentista

Salvare un dente caduto: cosa fare subito, come conservarlo e quando consultare il dentista per denti da latte e permanenti

Denti rotti

di Federica Panicieri

27 Febbraio 2026, 15:10

Vostro figlio cade in bicicletta e si rompe un dente? Non pensate che quel dente sia irrecuperabile, raccoglietelo e seguite precise indicazioni per “salvarlo”, come ci spiega Silvia Pizzi, direttrice della struttura complessa di odontostomatologia dell'Azienda ospedaliero-universitaria di Parma.

Secondo uno studio condotto da un Istituto di ricerca americano, il 25% degli adulti ha subito un evento traumatico a carico del distretto oro-facciale, nel corso della propria vita. Spesso da piccoli.

Cosa fare in caso di un evento traumatico che causa la perdita del dente?

«Quando si verifica un trauma che interessa la bocca e i denti è fondamentale adottare un corretto comportamento ed intervenire tempestivamente. Bisogna innanzitutto distinguere se è coinvolto un dente deciduo o permanente e se l’intervento odontoiatrico debba essere immediato, come nel caso di avulsione di un dente permanente, o differibile. In caso di perdita di un permanente è fondamentale raccogliere il dente, tenerlo per la corona (parte bianca), sciacquarlo con acqua fredda e, se possibile, reinserirlo nell’alveolo, mordere un fazzoletto o una garza per tenerlo in posizione; se non è possibile reimpiantare il dente, questo deve essere conservato in un liquido idoneo (latte, soluzione fisiologica, saliva). In ogni caso bisogna andare quanto prima da un odontoiatra o in una struttura sanitaria in cui il dente possa essere reimpiantato», spiega Pizzi.

«Nel caso in cui il dente non sia avulso totalmente, ma vi sia una frattura corneale, va ricercato il frammento dentale, conservato con le stesse indicazioni date prima ed è fondamentale rivolgersi il prima possibile al dentista. In moltissimi casi - continua la specialista - il frammento dentale può essere infatti “incollato” garantendo così un trattamento conservativo».

E se il dente è invece da latte?

«Durante i primi anni di vita, i denti decidui sono a stretto contatto con i corrispondenti permanenti, che si stanno formando nell’osso. Un trauma che coinvolge i denti decidui può ripercuotersi su quelli permanenti che, a seconda della gravità del danno, potrebbero erompere con alterazioni cromatiche o deformazioni della corona. Il dente deciduo non va posizionato nell’alveolo una volta avulso ma, in ogni caso, è bene rivolgersi al dentista per una valutazione del danno al fine di prevenire problematiche future».

Denti decidui e permanenti: la crescita dei denti ha delle fasi definite. Quali sono e quando preoccuparsi per eventuali ritardi di eruzione?

«Il primo dente da latte (incisivo centrale inferiore) esce di solito intorno ai 6-7 mesi ma anche molto prima (4 mesi) o molto dopo (12 mesi). Raramente i bambini nascono con i denti; quando succede, questi vengono chiamati neonatali. Non si tratta di denti “in più”, ma semplicemente che escono prima. Il ritardo di eruzione dei denti decidui è tollerato fino ai 18 mesi; se al compimento dell’anno i denti non sono ancora presenti nella bocca del bambino, bisogna in ogni caso però fare una valutazione odontoiatrica. Verso i 5 anni e mezzo - 6 inizia la permuta dei denti decidui, solitamente gli incisivi inferiori, e si assiste all’eruzione dei corrispondenti permanenti. Verso i 6 anni erompono i primi molari permanenti; a volte può essere un evento del quale il genitore non si accorge e si può correre il rischio di non pulirli correttamente con la possibilità di comparsa di demineralizzazioni specialmente sulla superficie masticante. Ritardi e/o difetti di eruzione sia dei denti decidui sia di quelli permanenti possono essere conseguenti alla mancanza o ad anomalie di elementi dentari per cui è necessario che l’odontoiatra ne individui la causa».

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