SALUTE
Incollati agli schermi
Per resistere al canto delle sirene, Ulisse si fece legare all’albero maestro della nave. Ebbene, distogliere un adolescente da un dispositivo tecnologico sembra spesso un’impresa più ardua di quella dell’eroe omerico.
Un’esagerazione provocatoria? Forse. Tuttavia, i rischi connessi al richiamo assiduo di smartphone e tablet hanno guidato la spedizione dei Patti Digitali, movimento a diffusione nazionale (creato dal centro di ricerca “Benessere digitale” dell’Università Milano-Bicocca e dalle associazioni Mec, Aiart Milano e Sloworking, attive nel campo dell’educazione consapevole all’uso dei media) con cui esperti del mondo dell’infanzia e famiglie cercano un’adeguata modalità di accesso dei minori al world wide web.
A livello locale la rete si snoda in gruppi, tra cui il Patto Digitale di comunità “Parma, quartieri sud-est”, fondato dalla psicoterapeuta Francesca Ferrari Pellegrini e dalla psicologa Jessica Rondi.
«L’obiettivo dei Patti Digitali - spiegano - è promuovere un uso sano, consapevole e sicuro della tecnologia da parte di bambini e ragazzi, stabilendo regole condivise e contrastando l’isolamento genitoriale nel gestire l’educazione digitale».
La pediatra di libera scelta Marilena Garrubba, fondatrice del Patto Digitale di Noceto, “capostipite” territoriale, intervenuta ad un recente incontro formativo su “Web e dispositivi digitali: qual è l’età giusta?”, aiuta ad orientare la bussola. «Occorre una presa di consapevolezza. Genitori ed insegnanti sono in genere poco informati rispetto ai problemi di salute legati all’utilizzo non adeguato, per età e modalità, delle tecnologie. Tra le emergenze ci sono i disturbi alimentari, poiché i bambini vengono messi davanti a cellulari e tablet nel tentativo di farli mangiare, creando un rapporto sbagliato con il cibo» dice Garrubba.
In generale, «stare seduti a lungo altera sonno, vista, coordinazione del movimento, favorendo la sedentarietà - continua Garrubba - L’Italia è al quarto posto in Europa per il sovrappeso, nella fascia d’età tra i cinque e i sette anni, al secondo per obesità. Ci sono poi risvolti da un punto di vista cognitivo. Sono dimostrati ritardi o disturbi nell’acquisizione del linguaggio, qualora i bambini vengano esposti al tablet in misura maggiore rispetto ad un’adeguata relazione con gli adulti di riferimento. I problemi di concentrazione che ne discendono influenzeranno l’apprendimento scolastico. La lettura condivisa, ad esempio, attiva una serie di circuiti cerebrali, a differenza di un tablet. Pensiamo, inoltre, ai danni nella sfera psico-sociale, poiché la difficoltà, la frustrazione, l’attesa non vengono allenate quando utilizziamo gli schermi come un ciuccio o una babysitter digitale. Da questo discende minore sviluppo di empatia: i bambini tendono ad utilizzare gli strumenti, non concepiti per la condivisione, in maniera sempre più isolata».
«Abituarsi a giocare soli anziché con i propri pari ha risvolti sulle interazioni sociali, sfociando in seguito nella dipendenza digitale» dice la pediatra.
Alcuni dati aiutano a mettere a fuoco.
Dall’ultimo congresso della Società italiana di pediatria (maggio 2025) emerge come la miopia riguardi il 36% dei bambini tra i 5 e i 19 anni, con un aumento del 50% negli ultimi 30 anni. Se un tempo l’età dell’insorgenza era intorno ai 12, 13 anni, oggi inizia molto prima e progredisce più in fretta.
La vita sempre più indoor, l’uso prolungato di tablet e smartphone sono tra i fattori di rischio. Al contrario, la vita all’aria aperta compare tra i fattori protettivi.
Ecco, dunque, il vademecum di Marilena Garrubba, aderente al progetto Pediatri Custodi Digitali.
1. Dare l’esempio: bambini e ragazzi imparano per osservazione. Valga come monito il termine brexting, fusione delle parole breastfeeding e texting, allattare e messaggiare. Si tratta di un fenomeno sempre più diffuso tra le mamme, ma anche tra i papà, che rivolgono il loro sguardo allo smartphone invece che al proprio piccolo nei momenti di relazione come il pasto.
2. Prima dei due anni nessun schermo.
3. Dai due anni prediligere uno schermo grande, come la televisione, scegliendo contenuti adeguati per l’età. Ad esempio i cartoni animati più lenti.
4. Dai 2 ai 5 anni massimo un’ora al giorno.
5. Dai 5 ai 14 massimo due ore.
6. Non lasciare da soli i bambini davanti agli schermi: dev’essere un momento di condivisione.
7. Nessuno schermo a tavola.
8. Tv spenta ameno mezz’ora prima di andare a letto: va ad interferire con i ritmi del sonno, alterando la secrezione di melatonina.
9. No all’utilizzo di contenuti non adatti.
10. Social: si auspica il divieto dell’utilizzo fino a 14 anni. Prima di questa età, infatti, mancano le capacità cognitive per gestire una relazione filtrata dallo smartphone, con ricadute psicosociali.
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