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Negli ultimi anni il melanoma maligno ha registrato un sensibile incremento. Sono 17.000 i nuovi casi diagnosticati in Italia nel 2024, di cui circa 1300 in Emilia Romagna: 300 i nuovi casi all’anno a Parma e provincia. Tumore cutaneo aggressivo della pelle, originato dai melanociti, il melanoma, se non individuato precocemente, può diffondersi in altri organi. La diagnosi precoce, riconoscibile tramite la regola dell'osservazione di ABCDE (Asimmetria, Bordi, Colore, Diametro, Evoluzione), è fondamentale. «Non sappiamo ancora i motivi precisi per cui il melanoma compare. Tra i principali fattori di rischio ci sono l’eccessiva esposizione ai raggi UV (sole, lampade), la familiarità, l’età», dice Rocco Tortorella, direttore della Dermatologia chirurgica-oncologica dipartimentale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma. «Ora si sta studiando il nesso con l’inquinamento, dato che la pelle è sempre in contatto con l’aria e le sostanze esterne, è il nostro strumento di difesa. Sono le cellule immunocompetenti, che contiene, a reagire agli stimoli provocati dall’ambiente esterno».
Sono in arrivo giornate soleggiate. Quali precauzioni per l’esposizione? «Il sole è necessario, è fonte di vita, è importante per la vitamina D, è un antidepressivo, ma va preso con prudenza. Evitando l’esposizione nelle ore più calde della giornata, soprattutto chi ha la pelle chiara e delicata. È importante, specialmente nei bambini, prevenire le scottature. È un dato ormai accertato che i bambini che hanno avuto scottature da piccini, possono più facilmente sviluppare tumori cutanei da grandi, tra cui il melanoma. Bisogna quindi proteggerli con creme protettive a seconda del fototipo. Nei molto piccoli è sempre utile una crema a protezione solare alta (50+) perché, sudando e correndo, la protezione reale si abbassa e nel tempo va poi riapplicata. Nei primi mesi di vita la protezione deve essere assoluta, poi quando sono più grandicelli, dipende in base ai fototipi. In età adulta è importante il fototipo. Una pelle chiara si deve proteggere di più, perché più soggetta con l’età a patologie di tipo neoplastico; se invece la pelle è scura, si è meno soggetti a scottature».
Le lampade rappresentano un rischio? «Le sconsiglio perché con il tempo possono provocare tumori cutanei e fotoinvecchiamento causato dal danno cronico provocato dai raggi ultravioletti. L’abbronzatura immediata non esiste, ci vuole un tempo, a seconda del fototipo, affinché la pelle si possa abbronzare. La protezione non impedisce l’abbronzatura, ma la scottatura, e dà il tempo alle cellule della pelle di produrre il pigmento della melanina che dà la colorazione dell’abbronzatura». Gli occhi vanno protetti? «Certainamente, perché contengono un pigmento. Quelli chiari sono più sensibili alla luce solare e vanno protetti con occhiali da sole».
Cosa deve fare il paziente, quando ci sono nei sospetti? «Rivolgersi prima di tutto al medico curante per capire se corre un rischio o no. Una regola semplice è osservare il nostro avambraccio: se ha pochi nei, vuol dire che ne ha pochi anche il resto del corpo. È il medico di base a valutare se il paziente necessita di uno screening. Altrimenti, rischiamo di fare visite indiscriminate a tutti e manchiamo i pazienti che hanno veramente bisogno. Spesso riceviamo bambini: i casi di melanoma in questa fascia sono rarissimi. L’età, in entrambi i sessi, in cui rientra un rischio “normale” è dopo la pubertà e, con l’aumentare dell’età, abbiamo purtroppo ancora molti casi di melanomi spessi. Sono coloro che hanno tanti nei, storie di familiarità per melanoma, e i pazienti immunodepressi, che hanno più possibilità di sviluppare nuovi tumori».
Cosa fare dopo la visita con il medico di base? «In ospedale abbiamo un percorso diagnostico terapeutico per il melanoma. Il paziente, una volta effettuata la diagnosi, viene preso in carico dall’azienda ospedaliera. Entra, in questo percorso, un team, di cui sono responsabile, che si riunisce con un approccio multidisciplinare per discutere i casi più importanti. La prima diagnosi in genere la fa il dermatologo, poi, una volta asportato chirurgicamente il melanoma, a seconda del suo stadio, intervengono nel percorso anche gli altri specialisti».

Rocco Tortorella
Direttore Dermatologia chirurgica oncologica dipartimentale dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Parma.
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