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odontoiatria

Denti «avvelenati»: migliora l'igiene, ma troppi dolci minano la salute orale

Quando iniziare i controlli, l'uso del fluoro, la sigillatura

Denti «avvelenati»: migliora l'igiene, ma troppi dolci minano la salute orale

12 Aprile 2026, 22:33

Nonostante la grande attenzione che oggi abbiamo per l'igiene orale rispetto al passato, i denti si cariano come in passato, se non di più: colpa di un consumo elevato e costante di zuccheri raffinati e amidi. Ma la carie si può combattere, oggi più e meglio di ieri, specie se si comincia fin da bambini.
«La maggior parte dei problemi che si riscontrano nella bocca e nei denti dei bambini si possono prevenire - dice Silvia Pizzi, direttrice della struttura complessa di Odonto-stomatologia dell'Azienda ospedaliero universitaria di Parma - Quelli non prevenibili, fortunatamente rari, hanno cause genetiche o sono manifestazioni di malattie sistemiche. Al di là dei traumi, le malattie del cavo orale più comuni nell’infanzia sono la carie, le malocclusioni conseguenti ad abitudini viziate e patologie dell’eruzione dentale. Corretti atteggiamenti e comportamenti adottati sin dall’età pediatrica permettono di creare nel bambino una cultura dell’igiene orale».

Qual è il ruolo dei genitori?
«È fondamentale. Devono essere motivati su alimentazione corretta (in particolare limitando gli alimenti e le bevande zuccherate), igiene orale, uso di fluoro, visite periodiche».

Come somministrare il fluoro?
«La forma consigliabile di somministrazione di fluoro al bambino è attraverso il dentifricio. In commercio ne esistono con percentuali indicate per l’età. Già dalla comparsa dei primi denti è consigliabile mettere una minima quantità di dentifricio fluorato sui denti del bimbo; molto probabilmente il dentifricio sarà ingerito ma, se utilizzato in piccolissima quantità, potrà servire sia a livello dentale che sistemico.

L’allattamento al seno aiuta i denti?
«L’allattamento al seno è il modo migliore per nutrire il bambino con enormi benefici per la salute. Va però detto che, ad esempio, tenere il bambino per lungo tempo a dormire attaccato al seno può essere controproducente e dare luogo a carie precoci nell’infanzia. Così come è sbagliatissimo fare addormentare il bimbo con biberon contenenti bevande zuccherate o con il ciuccio intinto nello zucchero o nel miele».

Quando programmare la prima visita odontoiatrica?
«Gli interventi potenzialmente più efficaci dovrebbero essere praticati entro il secondo anno di vita. La prima visita odontoiatrica andrebbe richiesta all’eruzione del primo dente deciduo, ossia da latte, per suggerire al genitore come fare per mantenere sana la bocca del bambino. Poiché però nella nostra realtà i pediatri sono molto attenti anche alla salute della bocca e dei denti, possiamo pensare che verso i tre anni, in assenza di urgenze che si verifichino prima, sia indicato portare il bambino dal dentista per un controllo così da fornire ai genitori informazioni e suggerimenti per correggere i problemi esistenti e prevenire qualsiasi altro problema in base alla valutazione del rischio individuale del bambino. Così facendo si abitua il bimbo ad andare dal dentista, senza avere paura, sottoponendolo a visite di controllo in cui non sono necessarie terapie».

Quanto è importante individuare precocemente le carie nei bambini?
«La carie è una patologia multifattoriale a carattere infettivo. La sola cura della lesione cariosa, cioè la cura del segno clinico della malattia, non influisce, se non marginalmente, sullo stato infettivo; se non si interviene sulle cause della malattia il rischio di sviluppare nuove lesioni persiste. Una corretta gestione della carie deve, pertanto, prevedere una valutazione del rischio individuale e l’applicazione di misure preventive. Da questo punto di vista occorre valutare una eventuale sigillatura dei denti che può essere fatta sui denti permanenti e che può essere indicata per quei bambini che sono a maggior rischio di sviluppare carie».



Silvia Pizzi
Direttrice della struttura complessa di Odonto-stomatologia dell'Azienda ospedaliero universitaria di Parma.

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