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INTERVISTA

Mariangela Sicilia: «L'opera come scuola di umanità». La soprano riceverà il premio «Verdi d'oro»

Mariangela Sicilia: «L'opera come scuola di umanità»

di Mara Pedrabissi

12 Gennaio 2026, 22:31

«Voce sopranile che splende come il sole mattutino di Provenza»: così il quotidiano berlinese «Der Tagesspiegel» incornicia il talento di Mariangela Sicilia che dal 24 gennaio sarà al Comunale di Bologna nel ruolo di Ilia nell'«Idomeneo» di Mozart, diretto da Roberto Abbado, opera apri-stagione del capoluogo. Con una pre-tappa a Parma: martedì pomeriggio riceverà il «Verdi d'oro» della Corale Verdi durante il tradizionale Concerto di Sant'Ilario all'Annunziata.


Mariangela Sicilia, il «Verdi d’oro» dalla Corale è un riconoscimento che affonda le radici nella storia musicale di Parma. Che valore ha per lei questo premio, nel giorno del patrono, in una città in cui «il sangue è misto al lambrusco e alle note di Verdi»?
«Per me ha un valore profondissimo. Parma vive Verdi non solo come patrimonio artistico ma come identità. Sentirsi accolta e riconosciuta in un luogo dove la tradizione verdiana è così viva e sentita è motivo di grande emozione e responsabilità: significa essere parte di una continuità culturale che va oltre il singolo artista».
Come è nata la sua passione per la lirica e come sente sia cambiata la sua voce? Come se ne prende cura e quale repertorio oggi sente più congeniale?
«La mia passione per la lirica nasce in realtà dall’amore per la recitazione. È stato il desiderio di raccontare storie, di dare voce e corpo ai personaggi, a portarmi naturalmente verso il teatro musicale, dove parola, musica e emozione convivono in modo inscindibile. Nel tempo la mia voce si è trasformata e perfezionata attraverso uno studio costante e consapevole. Oggi mi riconosco pienamente come soprano lirico e curo non solo la voce, ma anche il corpo come vero e proprio strumento: allenamento, respirazione, postura, equilibrio fisico e energia sono parte integrante del mio lavoro quotidiano oltre allo studio della partitura e del personaggio. Scelgo inoltre con attenzione i ruoli che sento adatti alla mia vocalità e al mio momento artistico, affrontandoli sempre con rispetto dello stile e della giusta prassi esecutiva. Prediligo le scritture legate, il canto sostenuto dal fiato e dal fraseggio, e per questo amo affiancare Mozart a Verdi o a Puccini ma nel rispetto della mia vocalità: mondi diversi, ma profondamente comunicanti, l’uno non esisterebbe senza l’altro, e ognuno che richiede ascolto, misura e grande consapevolezza musicale».


È in un momento alto della sua carriera: il 24 inaugurerà la Stagione del Teatro Comunale di Bologna. Seguiranno altri importanti appuntamenti. Come si sta preparando intanto per Bologna?
«Mi trovo in un momento molto intenso. Ho appena debuttato anche il ruolo di Luisa Miller e presto mi attendono altri importanti debutti verdiani. Per “Idomeneo, re di Creta” a Bologna mi sto preparando con grande concentrazione, lavorando in profondità sia sull’aspetto vocale sia su quello drammaturgico, perché credo che ogni debutto e ogni produzione vadano affrontati come un percorso di crescita e di verità. Da archeologa interpretare un personaggio che fa parte del mondo greco ha poi un valore aggiunto».
Il pubblico di Parma ha dimostrato di apprezzarla: da Donna Anna («Don Giovanni» di Mozart) a Desdemona («Otello» di Verdi) nell’ultimo Festival Verdi. Ha qualche ricordo in particolare che porta con sé di queste esperienze?
«Il pubblico di Parma mi ha regalato emozioni indimenticabili. Sono particolarmente felice che la mia Desdemona, giovane, fresca e delicata, abbia preso il cuore degli intenditori parmigiani. Ho percepito un ascolto attento e partecipe, capace di cogliere le sfumature di un personaggio scolpito con misura, dando forma solo a ciò che era giusto scolpire, senza eccessi, nel pieno rispetto della scrittura».


Infine un messaggio ai giovani: cosa può dare loro l’opera lirica oggi?
«Ai giovani direi che l’opera lirica oggi può offrire moltissimo. Insegna la democrazia, perché il teatro musicale è un’arte collettiva, in cui ogni elemento è essenziale e nessuno può esistere senza l’altro. Insegna la libertà, che è sempre legata a quella degli altri: sul palcoscenico come nella vita, la propria espressione trova senso solo nel rispetto reciproco. L’opera educa alla cooperazione, all’ascolto e al rispetto profondo del lavoro altrui, dal gesto del direttore al respiro dell’orchestra, dalla parola del regista al contributo di ogni singolo artista e tecnico. È una scuola di umanità e responsabilità condivisa, oggi più che mai necessaria». 

 

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