Intervista: il cantante sarà sul palco della «Norma»
Dmitry Korchak: «Pollione, forza e belcanto»
Il tenore russo: «Un ruolo con molte sfumature»
di Giulio A. Bocchi
08 Febbraio 2026, 17:35
A vestire i panni di Pollione al Teatro Regio nella «Norma» - «prima» in programma domenica prossima, come secondo titolo della stagione lirica - sarà il tenore russo Dmitry Korchak.
Qual è il suo primo ricordo legato alla musica? «Mio padre ha sempre amato la musica classica e l’opera e già prima di andare alla scuola di musica sono andato a lezione di pianoforte. A sette anni sono entrato nella scuola del coro di voci bianche: la musica nella mia vita c’è sempre stata e per questo la scelta di dedicarmi al teatro è stata molto naturale. Tanti dei miei compagni del coro hanno seguito altre strade, anche in altri settori, ma sono tutti felici perché hanno conservato la musica nel cuore». Come sarà caratterizzato il suo Pollione al Regio? «Non è il mio debutto in Pollione: l’ho già fatto anche due volte in Italia, a Torino e a Palermo. È un ruolo di contrasto: il personaggio è un guerriero e non è completamente positivo. Soprattutto in Italia si preferiva affidarlo a voci più drammatiche, talvolta tagliando gli acuti. Io, però, credo che se partiamo da Bellini e dallo stile delle sue opere, le voci che affrontavano questo ruolo erano le stesse della Sonnambula e dei Puritani. È un po’ quello che è successo con Lohengrin, ruolo che ho debuttato da poco a Roma: è già Wagner e si usano spesso dei tenori specifici per il Festival di Bayreuth, ma anche il compositore diceva che questo ruolo doveva avere una voce diversa dagli altri. Una voce scesa dal paradiso a salvare Elsa: bisogna partire dal belcanto. Per affrontare Pollione ho pensato proprio di partire dal belcanto belliniano perché ci sono dei momenti eroici, ma ce ne sono altri più intimi e si deve proporre una melodia morbida, calda e appassionata. Bisogna trovare tanti colori». Come è evoluto questo personaggio dal debutto? «Credo che a Torino, visto che era il debutto, fosse più spontaneo per me, come un fuoco. Adesso mi viene da pensare di più agli aspetti più complicati. È al centro di un triangolo con due donne, ma il personaggio, anche musicalmente, è meno interessante di Norma e Adalgisa: per farlo risaltare bisogna curare i colori e creare tante sfumature. Non deve essere un duro che grida dalla prima all’ultima nota. A Torino volevo debuttarmi questo ruolo per provarlo e poi metterlo da parte per un po’ di tempo, lasciandolo maturare. Alla fine, però, hanno cominciato a chiamarmi tanti teatri per interpretarlo perché è un ruolo molto difficile e spesso non trovano qualcuno che riesca a trasmettere forza e belcanto allo stesso tempo». Si è già esibito a Parma? Cosa si aspetta dal pubblico? «Tanti anni fa avevo fatto “Il barbiere di Siviglia” e anche “I pescatori di perle”: so che il pubblico di Parma è molto esigente, soprattutto con il repertorio verdiano. Non dovrebbe essere altrettanto difficile affrontare Bellini, ma noi dobbiamo dare il nostro massimo, scenicamente e musicalmente, in ogni caso. Per me il pubblico è il motivo per il quale stiamo facendo musica».