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Fidenza Calcio, storia gloriosa

Luciano Nervo, autore del libro celebrativo «Sent'ani ad balon»: «Vogliamo che i borghigiani possano riconoscere amici e parenti»

fidenza calcio

di Marco Bernardini

18 Gennaio 2022,09:29

Il Fidenza Calcio si prepara a festeggiare nel 2022 il centenario dalla nascita e per celebrare questa prestigiosa ricorrenza ha redatto un libro dal titolo «Sent’ani ad balon» scritto da Luciano Nervo, attuale addetto alla comunicazione della società bianconera. Oltre 200 pagine di interviste, immagini, narrazione suddivisa per decenni, aneddoti senza mai trascurare il forte legame con il territorio attraverso i titoli e la poesia introduttiva rigorosamente in dialetto borghigiano in un’opera da collezionisti e non solo che integra il precedente libro «Il Fidenza-storia in bianconero 1922-1979» dell’indimenticato giornalista della Gazzetta di Parma, Luciano Castaldini. Dalla promozione in serie B del 1923-24 al salto in D a Rubiera nel 74-75 sotto la guida di Adriano Allodi, alla sua prima stagione da allenatore, alle tredici vittorie consecutive nel 1996-97 che, unite al primo posto ai play-off, non bastarono comunque per quello che sarebbe stato un meritato sbarco tra i professionisti, lo spareggio di Brescello vinto ai supplementari sul Formigine nel maggio 2006 e ancora, in tempi più recenti, la Coppa Italia Regionale d’Eccellenza del 2010 e la miracolosa salvezza di Darfo nel 2012 in serie D. Il presente dice Prima Categoria ma non può cancellare i ricordi di un club glorioso, simboleggiato dall’asinello bianconero, che ha scritto pagine indelebili di storia del calcio dilettantistico. Sciorinate dal 23enne Luciano Nervo, nato e cresciuto a Fidenza, che spiega la genesi dell’iniziativa: «Ci siamo ritrovati in una delle tante riunioni della dirigenza, dovevamo decidere come muoverci per festeggiare il centenario e tra le prime idee c’era ovviamente anche il libro. Abbiamo cominciato a raccogliere materiale fotografico e giornali coinvolgendo più gente possibile poi dopo aver iniziato a lavorare di squadra mi hanno chiesto se me la sentissi di prendere in mano le redini del progetto e ho accettato. Siamo partiti a febbraio e in nove mesi il prodotto è stato ultimato: abbiamo riempito la sede di giornali, libri e documenti di vario tipo dagli anni Settanta ad oggi».

L’obiettivo era andare oltre il semplice racconto dal punto di vista sportivo. «Volevamo un libro che fosse veloce da sfogliare con tante immagini e tantissimi volti in modo che le persone potessero riconoscere i loro parenti e amici, una parte narrativa scorrevole senza soffermarsi troppo su statistiche e dettagli. E l’intento era quello di intervistare i giocatori e gli allenatori che hanno scritto la storia del Fidenza proprio per far uscire il lato emotivo e cosa avesse significato per loro quest’esperienza». Sorprendente per lo stesso autore. «Ho scoperto una società gloriosa che prima vedevo in un altro modo nonostante ci lavorassi già da tempo, non pensavo davvero potesse essere così grande e importante il Fidenza. Mi sono innamorato di nuovo del Fidenza e ne vado straorgoglioso. Ho ricevuto complimenti da gente che non conoscevo, per me significa molto». E tra i momenti più belli mette in cima l’ultimo capitolo di rilievo.

«Scelgo la salvezza di Darfo nel 2012 forse perchè è l’evento più recente e quello che mi ha emozionato di più. Ci sono state altre annate storiche però gli aneddoti di quella salvezza mi hanno esaltato un sacco dandomi l’esatta dimensione di quanto fosse unito lo spogliatoio. Tra i personaggi cito Gianluca Baratta, fidentino doc, e anche i giocatori degli anni Ottanta, che sono cresciuti guardando la squadra del paese e mi aveva colpito Filippo Frazzi che ha eletto come idoli Del Rio e Barone (papà di Simone campione del mondo nel 2006 ndr) del Fidenza». E poi spazio alla dinastia dei fratelli Porcari, nell’ordine Claudio, Vincenzo, Corrado e Massimo, ancora oggi collaboratore tecnico del Fidenza, e alla straordinaria annata del filotto di tredici successi in stecca che all’epoca costituì un record in Italia. «Era una squadra veramente fortissima che non centrava nulla con quella categoria ma mi rimase ancora più impresso il gruppo, l’ho vissuto pochi mesi fa in un pranzo di ritrovo e si notava proprio che si divertivano a stare insieme». Ma, al di là dei risultati sportivi, sono le emozioni e i sentimenti a prendere il sopravvento quando i grandi ex rievocano le loro gesta tra le fila del Fidenza. «A livello dilettantistico ha rappresentato spesso il top sfiorando l’approdo al calcio professionistico ma preferisco sottolineare l’aspetto emozionale perchè in molti parlano del Fidenza con gli occhi lucidi, è un vanto per tutta la città. Essere di Fidenza e seguire la squadra del proprio paese era un motivo d’orgoglio».

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