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Sitting volley: la parmigiana convocata per i Pajulahti Games

Asia Sarzi Amadè in azzurro: «La Nazionale, una bella sfida»

Asia Sarzi Amadè in azzurro:  «La Nazionale, una bella sfida»

di Vittorio Rotolo

21 Gennaio 2022,11:49

Al sitting volley si è avvicinata per caso, convinta da un’amica a provare. Oggi che è passato poco più di un anno da quel giorno, Asia Sarzi Amadè, parmigiana classe 2001, festeggia la sua prima convocazione in Nazionale. La giocatrice attualmente in forza fra le fila della Cedacri GiocoParma  ha ricevuto la chiamata del ct azzurro, Amauri Ribeiro, per i Pajulahti Games, prestigioso torneo internazionale giunto alla sua undicesima edizione e in programma da venerdì a domenica a Nastola, in Finlandia. Avversarie dell’Italia, medaglia d'argento agli ultimi Europei disputati in Turchia, saranno le padrone di casa della Finlandia, la Francia e l’Ucraina. «É successo tutto in maniera inaspettata» confessa Sarzi Amadè. «Mi avevano anticipato una possibile convocazione in Nazionale, ma per un collegiale: non pensavo certo di essere scelta per un torneo così importante. È stata una gioia immensa».


Come vive questa avventura azzurra?
«È un mondo completamente nuovo per me, anche se diverse ragazze le conoscevo già per averci giocato contro. La maggior parte milita nel Pisa, formazione che peraltro abbiamo recentemente affrontato proprio a Parma, in occasione della finale di Coppa Italia».
Lei arriva dalla pallavolo: ha iniziato a giocare molto presto?
«Avevo 6 anni e la prima esperienza è stata a San Polo di Torrile. A trasmettermi la passione per questa disciplina è stata la mia mamma, Daniela, che ha fatto pallavolo a livello agonistico e quando io ero piccolina ancora si allenava. Dopo San Polo sono approdata alla Energy Volley, facendo tutta la trafila delle giovanili e giocando anche tre anni in serie D, con qualche convocazione nella squadra di C».


Alla Energy, adesso, allena le più giovani.
«Sì, ricopro il ruolo di assistente tecnico nella squadra Under 13 femminile».
E come si trova?
«Il compito è abbastanza impegnativo, ma mi regala anche tante soddisfazioni: trovo bellissimo il fatto di poter insegnare qualcosa alle giovanissime, su tutti l’amore per lo sport e per la pallavolo».
Com'è arrivata, invece, al sitting volley?
«Poco dopo l'inizio dell'emergenza sanitaria. In quel periodo ero ovviamente ferma e un’amica mi chiese se avessi voglia di cimentarmi con questa disciplina. Così, mi sono avvicinata alla Polisportiva Gioco».


Che ambiente ha trovato?
«Fantastico: un gruppo coeso, formato da persone generose e dotate di grandissima sensibilità. Mi hanno accolta benissimo e io ho un bellissimo rapporto con tutti: da Giovanni Marani all’allenatore Fabio Marmiroli, fino alle compagne. Alla Gioco hanno sempre creduto in me e, da questa esperienza, traggo ogni giorno preziosi insegnamenti».
Che impatto ha avuto con il sitting volley, lei abituata alla pallavolo?
«Confesso che all’inizio non è stato per niente semplice. Se da un lato i fondamentali sono praticamente identici, dall’altro ci sono alcune differenze sostanziali: da seduta, ad esempio, quando ti sposti devi aiutarti con le braccia. I primi tempi mi sentivo abbastanza impedita (ride, ndr). Poi il campo è più piccolo, la battuta può essere murata e così via: devi saperti adattare, insomma. Mi sono impegnata molto: lavorando sodo, oggi posso dire di aver acquisito maggiore sicurezza».
È migliorata così tanto da arrivare in Nazionale.
«Per me questa convocazione non è un punto di arrivo, bensì una nuova partenza. Del resto, le sfide mi piacciono. E questa è davvero stimolante».
 

© Riproduzione riservata

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