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''Il diamante è per sempre''

Mario Salvini, il baseball raccontato da vincitore

Mario Salvini Baseball raccontato da vincitore

di Paolo Grossi

01 Ottobre 2022, 14:18

Il giornalista parmigiano della Gazzetta dello Sport Mario Salvini dopo la soddisfazione di aver visto il suo libro «Il diamante è per sempre» aggiudicarsi il Premio Invictus, nei giorni scorsi ha presentato il volume in Piazza Duomo a Trento nel corso dell’affollatissimo Festival dello Sport. «Scrivere questo libro - ci ha raccontato nell’occasione Salvini - magari non mi ha fatto sentire uno scrittore ma ha veramente divertito. Resto un giornalista che però nel mettere assieme tante storie ha provato una grande, grandissima soddisfazione, quella che si prova quando si dà sfogo a una passione».

«Il diamante è per sempre» diventa una gran verità quando sugli spalti del Nino Cavalli a Parma si ritrova puntualmente gente che o c’era già 40-50 anni fa o nel frattempo ha giocato a baseball e non se ne è più staccata…

«Negli anni ’70 e ’80 abbiamo vissuto un periodo diventato mitologico per chi c’era: bastano i nomi di Craig Gioia, Daniel Miele, Bob Ciccone e tanti altri per farci ancora sognare. E il livello spettacolare era molto alto. Ma quest’anno anche semifinali e finali scudetto hanno toccato vette notevoli e visto in campo ottimi prospetti».

Al tuo giornale ti occupi prevalentemente di motori, poi hai un tuo blog («Che Palle!») in cui racconti storie di varia umanità sportiva. Alterni insomma carta alla rete…

«E’ forse stato collaborando per oltre un decennio alla Gazzetta di Parma che ho sviluppato la voglia di occuparmi di tante cose e non essere troppo focalizzato. Poi mi piace molto raccontare le emozioni e tante di queste le ritrovo in storie non ''main stream'', di difficile collocazione sul mio giornale. Oggi la tecnologia ci consente di sbizzarrirsi e allora noi ''vecchi'' dobbiamo sfruttarla».

E ai giovani che si avvicinano al mestiere invece che cosa si può o si deve dire?

«Quand’ero precario il mio editore mi invitò a considerare il giornalismo un hobby. Siccome la cosa mi diede parecchio fastidio, non vorrei adesso dirlo io ai ragazzi di oggi. Ma bisogna essere realisti. Le condizioni per fare il mestiere come lo si intendeva una volta non ci sono più. La prima cosa che serve per far bene i giornalisti secondo me è il tempo. Oggi però per mille motivi il tempo non lo si ha più. Per contro ci sono mille modi di comunicare. Conosco un ragazzo che s’è inventato un fantastico podcast. Chi è super motivato insista, ma magari sfoderando creatività».

«Il diamante è per sempre» è stato più una fatica o una scarica di adrenalina verso nuovo libri?

«Aver ricevuto il premio Invictus certifica che ho centrato l’obiettivo, nel senso che il mio libro parlava di baseball e gli altri libri finalisti erano uno di Franco Baresi, uno di Gianfelice Facchetti, e gli altri due dedicati a Federer e alle Olimpiadi. Insomma, argomenti ben più glamour del baseball. Le mie storie però hanno appassionato la giuria formata da giornalisti sportivi. E poi ho avuto riscontri da tutt’Italia, non solo dalle famose 4 0 5 isole in cui si pratica il baseball di serie A. Devo dire comunque che in Italia c’è una gran fioritura di libri di sport e gli editori sono molto interessati. Adesso sto lavorando a un libro per bambini: vi si parlerà di baseball ma anche di molti altri sport dove ho pescato storie secondo me preziose per piccoli lettori».

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