Dici Sardegna e pensi al mare, alle spiagge. Insomma, all'estate. Ed invece l'isola è una destinazione speciale anche per chi voglia fare un tuffo nelle tradizioni e nel folklore. E non sono nel blu dell'acqua.
Questo perché in Sardegna, nel periodo di Pasqua, si svolgono affascinanti processioni che ripropongono rituali antichissimi che ricordano quattro secoli di dominio aragonese.
Ovviamente la Settimana Santa viene commemorata in tutte le località della Sardegna, ma le celebrazioni più ricche e spettacolari sono a Cagliari, Alghero, Castelsardo e, soprattutto, a Iglesias dove si svolgono processioni tra le più antiche e affascinanti d’Italia.
I riti della Settimana Santa ad Iglesias iniziarono sicuramente nel 1500 e ancora oggi vedono la Confraternita della Vergine della Pietà del Santo Monte, la più antica della città, gestire questi momenti di devozione che attirano turisti e curiosi da tutta la Sardegna ma anche dal continente.
Tutto ha inizio con la «professione», l'antichissima cerimonia che si svolge il venerdì prima della Domenica delle Palme. In quel momento, con medievale austerità sotto gli archi della chiesa di San Michele, chi entra nella confraternita (che d'ora in poi sarà chiamato «germano» dallo spagnolo hermano, che significa, appunto, fratello) pronuncia la formula solenne e e si affida all’Addolorata prima di indossare un abito bianco ornato di fiocchi neri e con il cappuccio che copre il viso. Guardateli e confrontate con quello che accade in Spagna: le somiglianze sono tante.
Ma la vera emozione e lo spettacolo da non perdere inizia quando prende il via la grande processione del Martedi Santo con le sette sculture di legno che ricordano la Passione di Cristo. Il primo rappresenta Gesù che prega nell'orto degli ulivi e infatti sulla portantina accanto alla statua, viene sistemato un ulivo con fiori ed essenze come alloro, rosmarino, lavanda (e anche qui torna la tradizione spagnola) che verranno benedette e distribuite ai fedeli il giorno successivo.
I simulacri sono portati a spalla da «is Baballottis» persone di tutte le età che partecipano alla processione, indossando la veste bianca e il capo coperto da «sa visiera» che nasconde il volto, l'abito che ricorda gli antichi iglesienti, riuniti in congregazione nel 1323.
Giovedì sera, poi, ecco la seconda processione: le strade si affollano di giovani e bambini con l’abito penitenziale mentre la processione è accompagnata dal suono delle «matraccas» e dei «matracconi», antichi strumenti di legno che riempiono l'aria del loro secco frastuono. E la protagonista assoluta è la Madonna Addolorata, che cerca suo figlio Gesù nelle chiese del centro storico. Ma è venerdì che la devozione impazza quando si ricorda l'ascesa al Calvario. Nella chiesetta di San Michele, in un rito privatissimo, si compie «S'Iscravamentu» (la deposizione dalla croce). La statua di Gesù viene collocata su una lettiga colorata e alla sera riprende la processione: il corteo è aperto dagli stendardi e da San Giovanni e dalla Maddalena, impersonati da due bambini vestiti con abiti orientali e da Is Varonis, uomini che rappresentano Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo; sono vestiti con ampi mantelli di velluto marrone e portano in mano tenaglie e martelli. La febbre della città non è ancora arrivata al culmine: durante la notte del sabato, al canto del Gloria, entra in cattedrale il Cristo Risorto e la domenica di Pasqua, ad opera della confraternita di San Giuseppe, si svolgono due processioni: una con il simulacro della Madonna l'altra con Gesù Risorto. Insieme si incontreranno in piazza per proseguire infine verso la cattedrale per la messa.
I riti però non sono finiti: il martedì dopo Pasqua si tiene la processione di «S’Inserru», resa particolare da tre inchini e tre saluti, man mano che le statue di Gesù Risorto e della Madonna si separano, per essere accompagnati, rispettivamente, nella chiesa di San Francesco e in quella di San Giuseppe. Nelle ore precedenti si sono battute tutte le cose con una canna per scacciare gli spiriti maligni ma alla fine sul paese cala il silenzio. Almeno fino alla prossima Pasqua.
Idee
I rituali
Le altre città
La «Setmana santa» di Alghero ha origini catalane, inizia il venerdì che precede la domenica delle Palme, con la processione dell’Addolorata, e si conclude a Pasqua con l’Encontre mentre fiaccole e lampioni coperti da veli rossi illuminano i vicoli della città.
A Cagliari invece, sono due dei quartieri storici Villanova e Stampace che si animano per pasqua con is Misterius: sette simulacri sostano in sette chiese, stazioni della via crucis. Il giovedì viene portato in processione il simulacro di sant’Efisio, protettore della città, vestito a lutto per il giro delle sette chiese.