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Omosessualità tra pregiudizi e isolamento

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Il nome è di fantasia, ma il tema sollevato dall'autore della lettera alla Gazzetta è evidentemente reale e concreto: l'omosessualità e la difficoltà di convivere con i pregiudizi. Anche a Parma e anche in famiglia:

Gentile direttore,
questa lettera è frutto di anni di esperienze, pensieri e ripensamenti. È frutto della mia incapacità di restare a guardare, ignorando una situazione che mi tange direttamente e di cui sono partecipe ogni giorno, in prima persona. Sono un ragazzo parmigiano omosessuale. Ho diciotto anni, e nonostante la mia giovanissima età credo di poter permettermi di inserirmi nel dibattito che infiamma da tempo l’opinione pubblica, accentuato da recenti eventi e sviluppi. Non Le scrivo per schierarmi dalla parte del matrimonio omosessuale o per tacciare di omofobia chi lo avversa, ma per invitare i miei concittadini ad osservare, mettendo da parte il filtro dei loro pregiudizi! Quando mia madre scoprì la mia omosessualità, fece di tutto per estirparla da me, come se fosse un tumore. Venni portato da tre diversi psicologi, ma mia madre non si arrendeva a ciò che le riferivano: era la loro opinione ad essere errata, non la sua. Non si arrese, e mi ripeté più volte che avrebbe preferito un figlio drogato ad uno omosessuale. Il tutto, ovviamente, si risolse nel nulla: col passare del tempo, in famiglia non si parlò più di omosessualità. E, con ogni probabilità, non se ne parlerà più. La vita andrà avanti come prima, mia madre resterà convinta del fatto che la mia attrazione per le persone dello stesso sesso sia una disfunzione transitoria, destinata a sparire con la fine dell’adolescenza. Ciò che tuttavia non sparirà mai è la sensazione che da quel giorno mi accompagna, la sensazione di essere rifiutato da chi mi ha messo al mondo. Ciò che mi preoccupa di più non è semplicemente il fatto in sé, ma l’idea di non potervi porre alcun rimedio. Questa esperienza, per quanto negativa possa essere stata, mi ha dato l’opportunità di scontrarmi e combattere contro un pregiudizio, e scoprire quanto sia difficile da eliminare dall’esterno. Ho pregato mia madre di informarsi, di documentarsi, di mettere in dubbio ciò in cui credeva e ciò che le era stato inculcato da decenni di una cultura di una pochezza tale da indurla a non prendere neppure in considerazioni ipotesi diverse dalle sue. Ma non è servito a nulla. Ero perfettamente consapevole del fatto che non sarei stato io a convincerla, e confidavo nell’evidenza dei fatti. Sbagliandomi. Da quel giorno convivo con quel pregiudizio. Come in una sinestesia, lo vedo fare a pugni con me ogni volta che mi chiede un parere su una ragazza, ogni volta che mia madre non perde l’occasione per dimostrarmi quanto sia infelice la vita degli omosessuali, quanto sia facile che un omosessuale venga discriminato. E questo non per avvisarmi, come una madre dovrebbe fare, ma per spingermi a cambiare idea. Cambiare idea? Non so quali siano le cause dell’omosessualità. Non spetta a me stabilirlo, così come non spetta ai giornalisti, ai politici o agli ecclesiastici. Ciò che si può affermare con certezza è l’esistenza dell’omosessualità, sia nella specie umana che in tante altre. Il motivo della sua esistenza? Mysterion. Ma esiste, è sempre esistita, in tutte le culture, in tutte le parti del mondo, in tutte le epoche. A differenza dei pregiudizi che la riguardano, o delle morali che la condannano. Più che un vizio o una devianza pare un elemento costitutivo dell’Umanità. Che sia difficile da comprendere e da accettare, è fuor di dubbio e giustificabile. Ma noi tutti, in quanto esseri razionali, abbiamo il dovere di demolire i princìpi su cui poggiano le nostre false opinioni e i nostri pregiudizi, di non considerare vero ciò che in minima parte potrebbe essere falso. Abbiamo il dovere, in particolar modo quando ci riferiamo a persone, che in quanto tali possiedono l’intrinseco diritto di essere rispettate, di posare su una base razionale le nostre opinioni. Che possono fare del male. Che hanno già fatto del male, a me come a tanti altri, omosessuali e non.
A Parma la percezione dell’omosessualità è fatta di silenzi e di isolamento. Di ignoranza e di incapacità di osservare.
Noi non siamo i fenomeni da baraccone descritti dalla televisione: questa rappresentazione ci offende molto di più di alcuni epiteti che ci vengono rivolti ogni giorno. Noi siamo medici, avvocati, studenti, ingegneri, pescatori, idraulici, insegnanti, operatori ecologici, ministri, parlamentari. Potremmo essere i vostri vicini di casa, i vostri figli, i vostri nipoti. I vostri migliori amici. Identificarci con il nostro stereotipo sarebbe sbagliato, e non solo eticamente. La nostra omosessualità è una nostra caratteristica, una tra le tante che appartengono ad ogni persona. Nessuno si sognerebbe mai di discriminare un mancino in quanto mancino, ma lo stesso non si direbbe per un omosessuale. Lo chiedo apertamente: perché?
Sono convinto che le risposte che potrebbero essere fornite a questo quesito saranno le solite: l'uomo è fatto per la donna, è un comportamento innaturale, fa schifo e quant'altro.
Ed io continuo a domandare il perché, ma nessuna risposta mi convince, nessuna risposta mi pare basata sull’evidenza invece che sul pregiudizio. L’Uomo è una creatura estremamente complessa ed affascinante, i meandri più profondi della sua mente non sono ancora stati esplorati. È possibile pretendere che la mente e i sentimenti altrui funzionino secondo i dettami dei più? !Sogno di poter parlare di me al mio migliore amico senza aver paura che non mi voglia più vedere, di poter apporre la mia ?irma a questa lettera senza alcun timore. Sogno di poter camminare mano nella mano con la persona che amo davanti al Teatro Regio senza essere vittima di un’aggressione da parte di miei coetanei. Vorrei invitare i miei concittadini a riflettere, a mettere da parte i pregiudizi e formulare un’opinione che sia la propria, e non quella gettata in pasto ai più. Perché la paura dell’omosessualità è come la paura del 13: superstizione. Noi non vogliamo danneggiare nessuno, noi vogliamo costruire la nostra vita su ciò che siamo realmente e non sulle aspettative altrui. Abbiamo il diritto di realizzarci, come chiunque altro, e accanto a questo diritto abbiamo il dovere di mostrarci per ciò che siamo: persone. Caratterizzate da pregi e difetti, da passioni e amori, da capacità e incapacità. Destro, mancino. Eterosessuale, omosessuale. L’esperienza che ho vissuto con mia madre mi ha insegnato quanto sia difficile estirpare i pregiudizi dal cuore di una persona, anche quando questi intaccano l’amore incondizionato che dovrebbe legare genitori e figli. Ma non possiamo restare inermi di fronte alla sofferenza di chi non ha voce, di chi ha paura di parlare, di chi si butta da un balcone pur di non essere più circondato da una realtà che lo vede come ciò che non è.
Proviamoci.

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  • Elisabetta

    29 Giugno @ 23.37

    Caro "Marcello" la sofferenza che abbraccia la tua lettera tocca il cuore nel profondo e quello che affermi è purtroppo vero. Mi dispiace che tua madre non capisca o forse non voglia capire,per paura di mettersi in discussione, la tua grande sofferenza e veda solo la "sua"fatica a non accettare quello che c'è di più bello al mondo: l'amore. Sono la mamma di una ragazza lesbica e all'inizio,quando ho capito la sua omosessualità, le dicevo di lasciare "aperta la porta del cuore", che le cose potevano cambiare. Sbagliavo: ero io che dovevo lasciarle aperte quelle porte, ero io che dovevo mettermi in discussione e cambiare la visione del mio mondo e cosa più importante capire il suo diritto ad ESISTERE: essere lesbica non è una scelta, ma un differente modo di essere, di amare e di sentire nella completezza della persona e io le voglio bene per come è, non m' importa il suo orientamento sessuale. All'omosessualità non ci si pensa perché non è nell'ordine " naturale" delle cose per come ci viene insegnato in questa società in cui, nessuno escluso, veniamo educati in una prospettiva di eterosessualità esclusiva. Il segreto della bellezza invece sta nella complessità, nella differenza della natura umana e nel cercare di abbracciarla per come si presenta. Benché importante non è un legame di sangue che unisce un rapporto filiale, ma è molto,molto di più: le età che attraversiamo e che per fortuna segnano le nostre vite, la condivisione delle esperienze nella diversità di vedute, la certezza dell'ascolto e la capacità di modificare l'amore trasmesso. Cara signora lei sta perdendo l'amore del suo splendido figlio: apra la porta del suo cuore. L'esperienza in alcune persone aiuta ad amplificarne la sensibilità, in altre fa chiudere la porta a quello che non si comprende, a ciò che può generare un cambiamento di pensiero perché mette in crisi proprio vissuto. È la nostra mentalità che deve cambiare la visuale delle cose e imparare a vedere oltre lo sguardo.Marcello continua pure a sognare ma ricordati che i sogni, quelli veri si costruiscono con le difficoltà per questo si devono trasformare in progetti, per cui dobbiamo impegnarci per cambiare le cose e noi genitori per primi dobbiamo imparare a lottare al vostro fianco per far valere quei diritti che devono essere di tutti.Ricordati che non sei solo e anche se con fatica le cose cambiano. Noi ci siamo."Ti abbraccio forte. E. Ferrari Agedo Parma (ass. Genitori di Figli omosessuali, transessuali,bisessuali)

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  • frail

    28 Giugno @ 14.01

    il bello è proprio che siamo individui complessi, che vivono in un mondo complesso, e per me ci sta che ci siano diverse sensibilità, diverse percezioni, giudizi e pregiudizi, spero che marcello possa sentirsi abbastanza forte e sicuro di sé anche senza la comprensione di sua mamma (e gli altri familiari?) e essere come si sente di essere e contribuire a plasmare il pezzetto di mondo che lo concerne come vorrebbe che fosse,

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  • Gibi

    27 Giugno @ 22.30

    Caro Vercincetorige, ti immagini il mondo in cui vivremmo se qualcuno avesse suggerito a Sara Parks di fare finta di niente, di lasciare gli altri alle loro convinzioni e convenzioni retrograde e non ostentare il suo essere di colore, non lamentarsi per i diritti che le erano negati, insieme a quelli di milioni di altre persone, per le discriminazioni che subiva? Il problema è proprio che troppe persone non hanno la volontà di cogliere il significato culturale e la valenza collettiva di certi comportamenti e di certe lotte. Detto questo io non posso sapere se questa lettera sia un falso o meno, ma trovo che affermare con certezza che lo sia basandosi su considerazioni del tipo "un diciottenne non può scrivere in modo così corretto" sia sintomo della necessità di molti di rifiutare qualsiasi testimonianza che possa scalfire le proprie certezze, oltre ad essere un insulto alle migliaia di giovani che scrivono in modo eccelso nonostante tutte le facilonerie che vengono propinate sul nostro sistema scolastico ogni volta che bisogna screditare l'opinione di qualcuno. PS: ho vent'anni, non vorrei passare per un impostore solo perché non uso tempi verbali a sproposito

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  • E Basta

    27 Giugno @ 06.27

    sono una donna di 60 anni. e nel corso della mia vita ho conosciuto alcune coppie di gay: persone straordinarie, sensibili,educate, niente a che vedere con quello che ci mostrano ai Gay Pride, nessuna baracconata, nessuna volgarita' da parte loro, solo tanto amore e molta paura dell'odio e del razzismo da parte degli altri. i veri diversi non siete voi, ma tutti quelli che in testa hanno un paracadute che non si è mai aperto

    Rispondi

  • salamandra

    26 Giugno @ 23.32

    Mi trovo molto d'accordo con Vercingetorige meno che nella parte finale. In pratica suggerisce di "nascondersi". Sicuramente è la scelta piú cauta e che permette di evitare troppi problemi al singolo. Però allo stesso tempo se gli omosessuali continueranno a nascondere il proprio status vedo difficile che questo possa venir considerato "normale" e/o accettabile.

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