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La rilettura del sacro in Manzù

Alla Fondazione Magnani Rocca fino a lunedì. Fra le tematiche della mostra dedicata allo scultore e a Marino

La rilettura del sacro in Manzù

Manzù mentre esegue un ritratto di Papa Giovanni XXIII

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Si può visitare fino a lunedì, alla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo, la mostra «Manzù/Marino. Gli ultimi moderni». Tra le tematiche del percorso espositivo un approfondimento merita il tema sacro in Manzù. Nel 1929, con l’istituzione dello Stato del Vaticano, il mondo cattolico è solcato da un grande fermento culturale animato da intellettuali laici e esponenti del clero più illuminato. Si assiste ad un nuovo mecenatismo della Chiesa in cui trova posto anche lo scultore Giacomo Manzù. Proprio a questo periodo (1934) risale uno dei motivi fondamentali della sua produzione - i cardinali - a cui dedicherà nel tempo attenzione rinnovando tecniche, materiali e forma, e passando dal naturalismo degli anni '30 e '40 ad un'estrema sintesi ben visibile nel Grande cardinale del 1960 alto quasi quattro metri - opera in mostra - dove l’imponente struttura conica in bronzo è mossa da poche pieghe lineari, da cui emergono solo una mano e il volto, appena accennato. Ma la credibilità di Manzù come interprete della nuova arte cristiana non era stata sempre costante, si era incrinata a seguito di una serie di bassorilievi sulla Deposizione, esposti a Milano nel 1941, nei quali la fisicità straziata del Cristo appeso e la nudità arrogante del tronfio soldato torturatore erano apparse irrispettose della tradizionale iconografia della Passione sollevando aspre critiche negli ambienti cattolici tanto che nel 1946 il Sant’Uffizio aveva incluso Manzù nella rosa degli autori «indegni». Lo scultore seppe risollevarsi grazie a don Giuseppe De Luca, insigne intellettuale che godeva di ottimi rapporti in Vaticano, conosciuto grazie al comune amico Cesare Brandi. Nel 1947, oltre a favorire un’udienza riconciliatrice con Pio XII, De Luca spinse Manzù a partecipare al bando di concorso per la Porta di San Pietro, dando inizio ad una lunga e tormentata vicenda che si concluderà nel 1964 con l’inaugurazione ufficiale dell’opera; in mostra i pannelli preparatori per la Porta. Il rapporto di stima e affetto maturato con Giovanni XXIII durate le sedute di posa per il suo ritratto, anch’esso in mostra, condusse il pontefice ad autorizzare Manzù a modificare il tema originario della Porta e a incentrarlo sul soggetto della morte che egli interpreta non solo come soglia che conduce al giudizio divino ma esprimendola in tutto il suo significato terreno.

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