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Fedeli: «Non mi candiderò per guidare il nuovo Comune»

L'annuncio di Sabrina Fedeli in carica fino a giovedì. «La gente preferisce uno che batte i pugni»

«Capitolo chiuso. Non mi candiderò per guidare il nuovo Comune»

Sabrina Fedeli

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Giovedì, dopo 19 mesi e 5 giorni alla guida di Polesine, si concluderà il mandato di Sabrina Fedeli, primo sindaco donna del piccolo Comune della Bassa parmense, destinata ad essere l'ultima ad indossarne la fascia tricolore. Dal 1° gennaio 2016, il Comune, così come quello di Zibello, saranno affidati ad un commissario prefettizio che, fino alle prossime elezioni amministrative, guiderà il nuovo Comune di Polesine Zibello.

Qual è il bilancio di questa breve esperienza amministrativa?

«La mia idea era quella di portare, con voglia di fare e idee positive, una ventata di freschezza nel territorio. Spero di esserci riuscita almeno un po’, anche se mi rendo conto che in un anno e mezzo non si possa lasciare una vera impronta amministrativa. Nel maggio 2014 sono stata eletta per un pugno di voti, sei per l’esattezza, e quindi il primo obiettivo era quello di conquistare la stima della cittadinanza. Non erano pochi quelli che storcevano il naso per il fatto di avere un sindaco donna, soprattutto dopo un personaggio carismatico come Censi. L’idea che c’è ancora in paese è che l’uomo abbia gli attributi e la donna meno. In questi mesi ho cercato di portare avanti al meglio sogni e bisogni di tutti e spero che chi verrà dopo di me voglia continuare su questa strada».

Di fusione tra Polesine e Zibello si parlava da tempo, visto che i due Comuni sono complementari sotto tanti aspetti, ed era un obiettivo dichiarato anche durante la campagna elettorale. Immaginava che il suo mandato sarebbe stato così breve.

«Sì, ma non era un obiettivo certo perché, alla fine del percorso, a decidere sono i cittadini e quindi non potevamo essere certi del risultato finale. Con la squadra che mi ha accompagnata in questa avventura abbiamo portato avanti il progetto della fusione ma abbiamo anche lavorato per proseguire al meglio i progetti iniziati. Abbiamo dato continuità al mandato precedente cercando di stare al passo coi tempi: oggi il mondo corre e non aspetta certo Polesine. Non nego che mi sarebbe piaciuto fare un mandato più lungo, ma con che prospettive? Ogni anno i trasferimenti statali diminuiscono e si va verso l’area vasta: un sindaco non può non considerare che la mancanza di risorse si traduce in una difficoltà a mantenere i servizi. Il paese ha delle potenzialità: perchè perderle? La fusione porterà al nuovo Comune contributi consistenti sia dalla Regione, che erogherà 72mila euro all’anno per i prossimi 15 anni e un finanziamento in conto capitale di 120mila euro per i primi tre anni, che dallo Stato, da cui arriveranno 174mila euro per 10 anni. In questa operazione, poi, le identità dei paesi non si perdono: ognuno porta avanti la propria. Polesine ha un forte orientamento ai servizi, all’ambiente e c’è più movimento durante l’estate; Zibello, invece, è più improntato su cultura ed enogastronomia: insieme copriamo bene tutte le richieste in qualsiasi campo dando una risposta più completa e strutturata ai cittadini e, perchè no, ai turisti».

Diceva che sono i cittadini a decidere, ma a Polesine la maggioranza ha votato no. Alla luce di questo risultato, avete pensato di fare «marcia indietro»?

«C’è stata una riflessione la sera stessa e ci siamo confrontati facendo tutte le analisi del caso. Per la scelta finale abbiamo anche valutato il dato dell’astensione al voto che avrebbe potuto rovesciare il risultato o renderlo più netto. Alla fine, abbiamo deciso di considerare il risultato nel suo complesso e il fatto che il consiglio comunale si fosse espresso all’unanimità per la fusione: il referendum ha detto “sì” e siamo andati avanti. Fermarsi e ripetere l’iter più avanti ci avrebbe fatto perdere delle opportunità: già oggi i contributi che vengono dati per le fusioni sono più bassi di quelli dell’anno scorso e l’anno prossimo potremmo trovarci nella condizione di doverci fondere senza avere vantaggi sul lato economico. Credo che la cittadinanza vedrà nel tempo il frutto di questa decisione coraggiosa e storica».

Ha parlato di difficoltà nel mantenere i servizi: a Polesine avete un’offerta molto variegata.

«I servizi sociali sono un nostro vanto e hanno offerte che difficilmente si trovano in Comuni più grandi. Per esempio abbiamo il taxi sociale, attivo tutti i giorni dalle 7 alle 18, abbiamo un servizio di trasporto dedicato agli ultra 65enni che vogliono recarsi a Salsomaggiore o a Tabiano per le cure termali, abbiamo un servizio di trasporto gratuito per gli over 50 che frequentano i corsi di idrokinesiterapia e, infine, da anni abbiamo un servizio di consegna della spesa a domicilio e di fornitura pasti per tutte quelle persone che hanno superato i 65 anni di età e per gli adulti disabili. E poi c’è il centro diurno».

Questi sono tutti servizi dedicati agli anziani. E per i giovani?

«I servizi all’infanzia ci sono tutti e il nostro asilo è accreditato a livello regionale. Per quanto riguarda l’offerta formativa abbiamo le scuole elementari e le medie. Nel mio mandato avevo espresso la volontà di creare servizi per i giovani. Mi sarebbe piaciuto riuscire a potenziare i trasporti verso la città o creare un servizio “ad hoc” per agevolare le famiglie di chi vuole praticare sport. Si potrebbero attivare navette verso gli impianti sportivi dei Comuni limitrofi visto che da noi ci sono solo il campo da calcio parrocchiale e la palestra. Nel mio mandato non riuscirò a vederlo partire ma penso sia un progetto che vale la pena di portare avanti».

Altri progetti che le stavano a cuore e che non è riuscita a vedere completati?

«Qualche lavoro a cui tenevo è stato finito, ma un anno è troppo poco per fare cose importanti. Tra i lavori portati a termine c’è quello del giardino di Santa Croce, inaugurato lo scorso giugno. E poi abbiamo concluso le demolizioni di Ongina, iniziate ai tempi della piena, restituendo decoro e valore alla frazione. Credo però di avere seminato bene per il prossimo futuro: chi arriverà dopo di me troverà già pronto a partire il cantiere per l’adeguamento delle scuole, finanziato dallo Stato. Abbiamo anche iniziato un progetto sulle piste ciclabili e per la riqualificazione ambientale che coinvolge tutti i Comuni rivieraschi e sostenuto da fondi europei; e poi il cantiere dell’ostello con un importante contributo regionale. Faremo comunque diversi incontri pubblici per informare la cittadinanza su quello che è stato fatto, quello che abbiamo progettato per il futuro e sullo stato delle finanze del Comune».

Il progetto dell’ostello è stato in questi anni oggetto di polemiche...

«In molti si sono chiesti a cosa serve. Anch’io vedo che, oggi, turisticamente Polesine offre poco, ma sento parlare di carenza di ricettività nella Bassa e in questo progetto ho visto un’idea lungimirante per lo sviluppo di un certo tipo di turismo. E’ vero che oltre al contributo della Regione dovremo aggiungere dei soldi, ma lasciare in sospeso le cose mi dispiace perché poi si rimanda e non vengono mai finite».

C’è una cosa invece che ha fatto e che, col senno di poi, avrebbe rimandato?

«Avrei dato più importanza alle strade piuttosto che al progetto della videosorveglianza. Entrambi sono investimenti importanti ed entrambi sono legati alla sicurezza dei cittadini ma forse era meglio utilizzare le risorse per rifare gli asfalti. Penso soprattutto alla strada dell’Ardella che va da Ongina ad Ardola e che è veramente malmessa. Abbiamo fatto un sopralluogo con il Consorzio di Bonifica e hanno iniziato i lavori di sostentamento della banchina. Mi auguro che venga messa in sicurezza al più presto».

E' un lavoro che vede interessato anche il Comune di Zibello. Lei è stata assessore durante il mandato di Andrea Censi, oggi sindaco a Zibello. Come lavorate da «vicini di casa»?

«Andrea è una persona di grande capacità e la politica ce l’ha nel sangue. Io ho un atteggiamento più cauto rispetto a lui, ma è anche vero che se si aspetta la burocrazia si arriva alle calende greche senza essere riusciti a dare risposte ai bisogni dei cittadini ed è questo il primo obiettivo di un’amministrazione».

Che rapporti ci sono stati in questo anno e mezzo con i componenti dell’opposizione?

«I lavori del consiglio si svolgono in totale serenità e ognuno fa la sua parte. C’è confronto e, naturalmente, a volte ci sono differenze di vedute ma non ci sono mai stati scontri accesi o mancanze di rispetto reciproco. Quest’anno abbiamo “corso” particolarmente per portare avanti parallelamente il progetto della fusione e la gestione del Comune. Penso che questo valga anche per l’opposizione che, spesso, ha appoggiato le scelte votando a favore dei progetti».

La troveremo tra i candidati in corsa per la guida del nuovo Comune?

«Sicuramente no. Il sindaco deve essere presente a tempo pieno in municipio per avere il controllo totale della situazione e, da donna, è molto difficile coniugare l’amministrazione con il lavoro e gli impegni personali. Un anno da sindaco, poi, è stato troppo poco per farsi conoscere e far vedere alla gente cosa può fare una donna e mi sembra che la gente preferisca avere un sindaco che batte i pugni sul tavolo quando c’è bisogno. Ho però sentito tanti che, con la prospettiva della fusione, mi dicevano di restare. Questo mi ha fatto piacere».

Il referendum ha evidenziato una larga quota di astensionismo. Il disinteresse per la politica è arrivato anche nei piccoli paesi, dove finora la partecipazione era rimasta rilevante?

«Sì, vedo che il disinteresse verso la politica nazionale si riflette anche nei piccoli comuni. Ero presente al seggio e ho visto pochi giovani. Forse la politica nazionale ha le sue colpe in questo e, a caduta, arriva poi anche nel piccolo paese. E’ sbagliato non partecipare alle decisioni. Oggi dicono “non ne so niente e non mi interessa niente” ma non va bene rinunciare a quel valore che la buona politica può avere. Questo è uno dei motivi per cui avrei voluto coinvolgere i giovani, creando progetti come il consiglio dei ragazzi per recuperare l’interesse verso la cosa comune. Temo che oggi prevalga la rassegnazione, ma in un territorio in cui vivi è bello partecipare e contribuire alle decisioni. Se si riesce a fare bene è una soddisfazione e il territorio merita un rilancio, non la rassegnazione».

Come vede Polesine fra dieci anni?

«Vivo. Più popolato, ricco di iniziative e anche con qualche azienda in più. E con l’ostello che funziona».

E le frazioni?

«Con Zibello abbiamo presentato un progetto sui processi partecipativi ma le idee, per funzionare, devono partire dalla gente, soprattutto nelle piccole frazioni. Ardola, per esempio, è attivissima perché può contare su un gruppo di volontari che si mobilita e organizza iniziative. Ad Ongina la festa sul fiume della scorsa estate è venuta benissimo. Non abbiamo associazioni che si occupano di organizzare feste o eventi ma l’entusiasmo è un motore potente e tutti possono “inventare” qualcosa con la certezza di trovare il Comune a sostenerli. Quest’anno, ogni mese, abbiamo avuto eventi piccoli o grandi: su tutti il November porc e la hand bike marathon. Bisogna lavorare e mettere in campo la nostra creatività coordinandoci con le associazioni e coi comuni vicini».

Polesine è un Comune dove è bello vivere?

«Sì, senza alcun dubbio. La qualità della vita qui è altissima, ci sono i servizi che servono e tutto si può trovare nel raggio di dieci chilometri. Abbiamo anche tante aziende che funzionano bene nonostante la crisi e i cittadini di Polesine lavorano quasi tutti qui. Abbiamo industrie diverse fra loro e distribuite sul territorio. Forse bisogna anche essere predisposti ad amare un paese così, ma io da polesine non andrei mai via».

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