PIERLUIGI DALLAPINA
Ormai sbucano da ogni parte e non esistono più strade sicure, perché i caprioli hanno imparato a vivere bene anche lontano dai boschi, arrivando a colonizzare i prati attorno ai paesi e perfino quelli che circondano la città. Non è un caso se, a livello regionale, il maggior numero degli investimenti sia stato registrato lungo la via Emilia e le tangenziali, quindi a parecchi chilometri di distanza da quelle zone boscose dell'Appennino dove, nell'immaginario collettivo, dovrebbero saltellare indisturbati i caprioli.
Le cronache degli ultimi anni restituiscono un quadro completamente diverso: solo pochi giorni fa, infatti, un capriolo è stato investito, da una ragazza che è rimasta illesa, lungo la tangenziale che collega Pontescodogna a Collecchio, mentre un altro è rimasto ferito lungo via Pontasso, alle porte di Parma. In questo secondo caso, l'animale che era al lato della strada è stato soccorso da un uomo che, mosso dalla pietà, lo ha riparato dal freddo notturno coprendolo con una giacca del Parma calcio.
Gesti altruistici come questo riempiono il cuore e dimostrano la sensibilità che hanno tante persone verso gli animali, ma il più delle volte la situazione è drammatica, con caprioli morti, carrozzerie delle auto accartocciate e automobilisti paralizzati dalla paura se non addirittura feriti.
L'allarme esiste ed è confermato da Simona Caselli, assessore regionale all'Agricoltura, già alle prese con una sperimentazione contro l'attraversamento stradale degli animali selvatici che ha dato risultati positivi. Ma, prima di andare ai rimedi, è giusto inquadrare i confini del problema. «I caprioli sono tantissimi e rispetto a solo 15 anni fa non c'è paragone. Negli ultimi anni c'è stata un'esplosione della fauna selvatica, perché in circa vent'anni l'estensione dei nostri boschi è cresciuta del 20% a causa dell'abbandono della montagna da parte delle persone», premette l'assessore, ricordando anche le norme restrittive che limitano enormemente ogni tipo di attività all'interno dei boschi. «Questo succede perché veniamo da un periodo di disboscamento eccessivo, che è andato avanti fino agli anni Settanta. Ora però siamo di fronte al problema opposto». Cioè, il bosco cresce, si allarga e si infittisce perché nessuno lo cura, diventando l'habitat perfetto per gli animali selvatici, a partire dai caprioli, i nemici numero uno degli automobilisti. Questa considerazione è confermata dagli ultimi dati diffusi dalla Regione. In provincia di Parma, tra il 2012 e il 2017, si sono verificate 551 collisioni (così vengono definite in gergo tecnico) fra veicoli e animali selvatici e, di queste, ben 482 hanno coinvolto dei caprioli, mentre i cinghiali investiti sono stati 52, i daini 10 e i cervi 7.
Parma è al terzo posto in regione nella classifica poco invidiabile degli animali selvatici investiti, dopo Reggio Emilia, a cui spetta il primato con i suoi 1.864 casi registrati, e Bologna arrivata a quota 892 investimenti. Rimini, che è dietro Parma, arriva a 526, Modena a 449, Piacenza a 290, Forlì Cesena a 135, Ravenna a 22 e Ferrara a 16 casi tra il 2012 e il 2017. I mesi in cui si concentra il maggior numero degli investimenti sono gennaio, aprile e maggio, mentre la fascia oraria più a rischio è quella che va dalle 18 alle 24, durante la quale si verifica il 43% degli scontri.
«Il problema degli incidenti sta diventando grave lungo la via Emilia e lungo le tangenziali, come dimostra la cartografia degli investimenti, mentre prima questo fenomeno era confinato alle aree montane», spiega l'assessore, affrettandosi a ricordare che la Regione non è rimasta ferma di fronte a questa emergenza.
«Le difese passive restano la soluzione migliore», garantisce Caselli, dato che in pianura, dove ormai i caprioli proliferano, poterli cacciare in totale sicurezza è quasi impossibile, vista l'alta densità abitativa. «Come Regione è allo studio un'app in grado di avvisare gli automobilisti del pericolo, inoltre abbiamo sperimentato l'installazione di sensori luminosi con dissuasori acustici su alcune tratte pericolose in provincia di Reggio, Modena, Rimini e Piacenza». Solo che questi sistemi hanno un costo e la loro installazione spetta ai gestori delle strade, fra cui quelle Province che una riforma di pochi anni fa ha svuotato di competenze e di risorse.
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