Georgia Azzali
I locali notturni. Collegati al giro della prostituzione, come fece emergere qualche anno fa l'inchiesta «Venus». Ma legati a filo doppio anche con la 'ndrangheta. La seconda tranche della maxi indagine «Aemilia» è stata chiusa a tempo di record. E tra i quattro nuovi nomi che si sono aggiunti alla lista spunta quello di Loris Tonelli, l'ex titolare del Diana Park di strada Argini, che nel luglio 2013 fu condannato in primo grado a 3 anni per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Un prestanome del boss Michele Bolognino, secondo i magistrati della Dda di Bologna, perché nel 2011 avrebbe accettato l'intestazione fittizia della discoteca «Duplex» di via Nabucco a Baganzola e due anni dopo si sarebbe prestato allo stesso giochino con il «Freee», l'ex Astrolabio di via Zarotto. Reati, in entrambi i casi, aggravati dal fatto di aver agevolato in questo modo l'associazione mafiosa, visto che Bolognino è ritenuto dagli inquirenti il capoclan per Parma e la Bassa Reggiana.
Nell'atto di conclusione dell'indagine, Tonelli, 42 anni, figura ancora residente in via Parigi 15, ma è da oltre un anno che non si fa più vedere da quelle parti. Da allora si sarebbe infatti trasferito con la famiglia in Nicaragua, a Managua, dove ha aperto un ristorante-pizzeria.
Era il 2 gennaio 2014, quando Tonelli, dopo la chiusura da parte del Comune del «Freee», si era presentato davanti ai giornalisti spiegando che il locale avrebbe riaperto e che non era mai stato abusivo: «Ma abbiamo dovuto fare i conti con un problema burocratico legato al cambiamento della proprietà», aveva specificato. Si fece avanti in qualità di «direttore di serata», ma in realtà non sarebbe stato altro che l'uomo di facciata di Bolognino, uno dei veri titolari della discoteca. A farsi immortalare, quel giorno, dal fotografo della «Gazzetta», mentre esibiva la licenza del locale, fu proprio il boss, che però si presentò «semplicemente» come un dipendente.
Uno dei ventitré di questo secondo filone di «Aemilia», Tonelli. Oltre al suo, sono tre i nomi che si sono aggiunti rispetto all'ordinanza del 16 luglio scorso, tra cui spicca quello del boss Nicolino Sarcone, cutrese, residente a Bibbiano, già in cella dopo la prima operazione di gennaio. L'accusa? Tentata violenza privata, aggravata dal metodo mafioso, perché nel marzo 2012, insieme al boss Alfonso Diletto, avrebbe minacciato il direttore di Telereggio, Gabriele Franzini, per un servizio andato in onda pochi giorni prima. Un «pezzo» sulle vicende processuali di Diletto e famiglia per nulla gradito, tanto che Sarcone avrebbe intimato a Franzini di «giustificare le sue iniziative giornalistiche - si legge nell'atto di conclusione delle indagini -, fino a pronunciare la frase: "questo lo sistemiamo noi"».
Gli uomini del clan. Ma anche i colletti bianchi amici. In questa seconda tranche di «Aemilia» emergono anche i nomi dei reggiani Silvano Vecchi e Alfonso Patricelli: si tratta del figlio di Giovanni Vecchi, ex numero uno della Save Group di Montecchio, e del fratello della sua compagna Patrizia Patricelli. I due conviventi sono ritenuti prestanome del clan cutrese-reggiano e sono accusati anche di impiego di denaro di provenienza illecita. In particolare, secondo il pm Beatrice Ronchi, che ha coordinato questo filone d'inchiesta, Giovanni Vecchi, il figlio Silvano e la Patricelli, avrebbero attribuito formalmente la titolarità delle quote della srl Leonardo Group ad Alfonso Patricelli, nonostante fossero loro i veri titolari. Un passaggio formalizzato il 15 luglio scorso, 24 ore prima della seconda ondata di arresti.
Numeri vertiginosi, quelli dell'inchiesta che ha scoperto il vaso di Pandora della 'ndrangheta emiliana: 224 gli indagati nel filone principale, 23 quelli di questa seconda tranche. Oltre 200 i capi d'imputazione contestati: dall'associazione di stampo mafioso, all'estorsione, all'usura, senza dimenticare la miriade di reati per intestazioni fittizie e le accuse di impiego di denaro di provenienza illecita. Recapitati gli avvisi di conclusione delle indagini, le richieste di rinvio a giudizio potrebbero essere pronte entro l'autunno. La maxi udienza preliminare si terrà a Bologna, molto probabilmente in un'aula ricavata in un padiglione della Fiera. Per il dibattimento, invece, a Reggio non è ancora stata trovata una sede adeguata. Ma qualche posizione potrebbe arrivare anche davanti al tribunale di Parma.
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