Laura Frugoni
E' l'unico che finora non aveva detto «bau». Nemmeno un granellino aveva aggiunto al polverone che s'è alzato in questi giorni - tra le mazze rotanti nei selfie di Rainieri e i «vade retro violenza» nel coro dei politici - sull'aggressione andata in scena davanti al gazebo della Lega Nord in via Mazzini, sabato pomeriggio.
Ma fino a prova contraria quello che sabato è finito sotto una scarica di calci e i pugni è proprio lui: Maurizio Campari, 42 anni, segretario cittadino del Carroccio dall'inizio di marzo.
«Se vuole venire in ufficio le racconto come è andata», risponde al telefono, cinque minuti e siamo lì. Campari vende rombanti gioiellini d'epoca insieme al fratello e al padre. Un cerotto sul naso, ieri mattina è andato in questura a far denuncia e poi è tornato al suo posto in autosalone, anche se non pare una gran giornata («ho la nausea, sono tutto rotto»).
Del leghista ipersanguigno non ha l'aspetto e nemmeno il linguaggio colorito di certi colleghi. Toni pacati: mette subito in chiaro che sabato tornerà nel gazebo di via Mazzini. «Ci sarò come sempre. Ma la mia non vuole essere una sfida. E non porteremo nessuna mazza, solo volantini».
Dunque cos'è successo, l'altro giorno, Campari? «E' passato 'sto gruppetto, s'è sentito volare un “bastardi” ma agli insulti di questo genere siamo abituati, non ci facciamo più caso. Sto parlando con un signore senza casa quando uno del gruppo viene davanti al banchetto e si prende tutta la pila dei volantini. Istintivamente vado verso di lui: “ma cosa fai?”. Non gli ho detto neanche una parolaccia, pensavo solo al fatto che restavamo senza materiale. A quel punto lui butta per terra tutto. Per dispetto: pensavo fosse finita lì. Mi piego per raccogliere i fogli e mi arriva il primo calcio in faccia. Faccio per tirarmi su e mi arriva un pugno nello zigomo. Realizzo che mi stanno picchiando: vedo quello che mi ha dato il calcio, altri due che mi hanno colpito alle spalle. Mi sposto sulla destra per capire almeno quanti sono e a quel punto devono aver realizzato che faccenda stava prendendo una piega grave.... Tre sono scappati. Un altro è rimasto ancora qualche istante ostentando un atteggiamento di sfida, poi è andato via anche lui».
Nessuno ha cercato di fermare il pestaggio? Chi c'era con lei al banchetto? Ci sono altri testimoni? «Di testimoni ce ne sono molti, spero anche che qualche telecamera abbia ripreso la scena. Insieme a me c'erano un militante anziano e una ragazza, che veniva per la prima volta».
Campari dice di non conoscere chi l'ha aggredito. «Giovani ma non giovanissimi: maggiorenni, secondo me. Non sono persone che vedo abitualmente, non so se è gente avvezza a venirci a trovare. Quello che so è che stanno alzando sempre più l'asticella. Non hanno neanche cercato un pretesto, volevano innescare una reazione che però non c'è stata. E volevano farmi molto male: con un calcio in faccia uno lo puoi anche ammazzare. Questo dimostra a che livello di violenza siamo arrivati: una deriva che in una società civile non può essere accettata».
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