Margherita Portelli
«Parma un modello per la raccolta differenziata? Andèmma bén». C’è chi ironizza - lasciandosi andare ad una battuta in dialetto - e c’è chi di sorridere non ne ha tanta voglia. Sembrano davvero in pochi, però, quelli che concordano con il contenuto della lettera che il sindaco Federico Pizzarotti nei giorni scorsi ha scritto al premier Matteo Renzi, invitandolo a prendere ad esempio la raccolta rifiuti di Parma per l’intero Paese. Quella dell’appello del sindaco al presidente del consiglio è la notizia del giorno: basta «interrogare» qualche parmigiano in merito che subito c’è chi, incuriosito, si avvicina per dare anche la sua opinione. Molti scuotono la testa dicendo che no, non è possibile che per il primo cittadino vada davvero tutto bene a Parma parlando di raccolta differenziata e rifiuti.
Le parole che si ripetono con frequenza sono sempre le stesse: «sporcizia», «degrado», «inciviltà», «topi», «puzza». «Parma non è mai stata così sporca, spingersi a dire che può essere un modello da seguire, un esempio cui riferirsi, mi sembra una presa in giro, davvero – commenta Eva Zanrè, barista -. Oggi tutti ne parlano e tutti dicono la stessa cosa. Di questi tempi mi è capitato anche di incontrare persone che avevano studiato qui alcuni anni fa e mi hanno chiesto: “Ma dov’è finita Parma?”». E’ d’accordo la socia Paola Bevilacqua: «L’impressione è che la raccolta differenziata non funzioni proprio alla perfezione – dice -: il centro è sporco, ci sono i sacchi dell’immondizia che stanno fuori per giorni, ci sono i topi e addirittura gli scarafaggi». Mentre sorseggia il caffè dice la sua anche Angela Pietroboni, che abita in centro. «Il sistema è antipatico e chi, come me, non ha il balcone, deve sempre combattere con la puzza» commenta. La pensa diversamente Gianluca Berzieri, che gestisce un pubblico esercizio. «Secondo me la raccolta funziona: io metto fuori i sacchi la sera e la mattina non ci sono più – sostiene -. Certo, se la gente è incivile e non ha il minimo buonsenso, non so cosa si possa fare». Maria Cristina Raboini vede la città sporca e non le piace. «Prenderla come esempio mi sembra davvero esagerato» spiega, commentando l’appello del sindaco. Stando all’opinione di Danilo Papini, fruttivendolo, aver appaltato esternamente alle cooperative la raccolta non è stata una scelta indovinata. «Col negozio vedo che il servizio di raccolta non funziona – sottolinea -: i rifiuti cadono per terra e gli operatori non li raccolgono». La signora Franca Guasti, che abita in Oltretorrente, commenta: «Pizzarotti? Mi sembra un uomo dall’ego smisurato per andare a dire una cosa del genere – le sue parole -. Nemmeno segnalando con precisione i problemi si viene ascoltati: se chiami dicendo che sotto casa si stanno accumulando rifiuti fino a formare delle piccole discariche, nessuno viene a raccoglierli. Viva i cassonetti». Luciano Papini, anche lui residente «di là dall’acqua», argomenta: «Non basta distribuire i bidoncini per fare una buona raccolta differenziata. Penso a Parigi, là passano tutti i giorni a raccogliere il rifiuto residuo e la città non è sporca. Faccio un esempio banale: a me piace cucinare il pesce tutti i venerdì, però, se non voglio spendere un’esagerazione di rifiuti, devo conferire il bidoncino dell’indifferenziata una volta al mese e convivere con la carta che puzza di pesce per settimane». Dante Ghinelli è del quartiere San Leonardo e spiega: «Il sindaco ha voluto rivoluzionare il sistema di raccolta dei rifiuti ma deve riconoscere che non ha ottenuto ciò che sperava. I problemi ci sono e vanno risolti, non è giusto far credere in giro che tutto vada bene quando non è così». Angelo Nardo abita dalle parti di via Baganza e lavora in centro. «Onestamente, si potrebbe fare molto meglio di così – taglia corto -: è chiaro che se si lasciano piccole montagne di sacchetti a stazionare per ore in ogni angolo della città, gatti e topi andranno a rovistare». Angelo Nardo aggiunge: «Dovrebbero ritirare i rifiuti di sera, ma io che mi sveglio molto presto la mattina per andare al lavoro vedo che spesso passano di mattina. Risultato? Per tutta la notte la città è piena di rifiuti». I più giovani, come Matteo Di Felice, 18 anni, sono convinti che differenziare sia doveroso e più che giusto. «Speriamo, però, che davvero alla fine il conferimento differenziato serva a qualcosa e che riciclino sul serio» dice.
Chi ha qualche anno in più, come il signor Franco Talignani, è perentorio: «Se prendiamo Parma come modello andiamo male davvero, ci sono i topi che vengono su dalle fogne». Gianni Dall’Aglio, che da diversi anni si occupa della raccolta del cartone, chiama in ballo anche la «maleducazione della gente». «Andava meglio prima, si fidi, e di parecchio – ci tiene a specificare Enrica Galli -. Piazza Garibaldi, dove lavoro, è pulita, sì, ma basta voltare l’angolo per rendersi conto dell’incuria e della sporcizia che regna anche in centro». Carlotta Capacchi premette: «Il tema dei rifiuti è di certo una delle più complicate questioni che ci si trova a dover affrontare, a Parma, come in Italia e nel resto del mondo, e sono convinta che se c’è una tassa giusta da pagare sia quella. Detto questo – continua -, non credo che sia questo il modo giusto di affrontare il problema: riempire Parma di sacchetti, rendere la città brutta, non è la soluzione».
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