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Grandi opere: Peri tra gli indagati

Grandi opere: Peri tra gli indagati

17 Marzo 2015, 02:43

Georgia Azzali

Una radiografia spietata delle grandi opere. Da Nord a Sud sono decine i maxi interventi pubblici finiti nelle maglie dell'inchiesta della procura di Firenze. E un faro si è acceso pure sulla Cispadana. L'autostrada da Reggiolo a Ferrara che ha mandato sotto inchiesta anche Alfredo Peri: l'ex assessore regionale alla Mobilità e ai Trasporti è indagato per concorso in tentata induzione indebita, il reato introdotto nel 2012 dalla legge anti-corruzione. Ma nel mirino degli inquirenti c'è anche il presidente di Autocisa, Giulio Burchi, a cui viene contestato il concorso in traffico di influenze illecite. Tutt'altra, però, la storia in cui è rimasto impigliato il manager modenese a capo della A15: sono i lavori di ammodernamento sulla Salerno-Reggio Calabria ad averlo messo nei guai.

Ma torniamo a Peri. L'ex assessore Pd ed ex sindaco di Collecchio è indagato perché, insieme ad altri, tra cui Ercole Incalza, il grande capo della Struttura tecnica di missione del ministero delle Infrastrutture finito in cella, avrebbe avuto un ruolo nella fase in cui a Stefano Perotti, anche lui arrestato, fu promessa la direzione dei lavori da parte della società Autostrada regionale Cispadana. Una promessa, quindi un tentativo. Il capo di imputazione è piuttosto stringato, e non è ben chiara la presunta responsabilità di Peri. Il reato è però attribuito, oltre che all'ex assessore collecchiese, all'imprenditore milanese Francesco Cavallo (ai domiciliari), all'ex consigliere regionale ravennate Valdimiro Fiammenghi, a Graziano Patuzzi, ex presidente della Provincia di Modena e poi della Società per l’autostrada Cispadana, a Perotti e Incalza. In particolare, quest'ultimo, responsabile del procedimento per la realizzazione dell'autostrada, avrebbe «garantito - si legge nel capo di imputazione riportato nell'ordinanza di custodia cautelare - un favorevole iter delle procedure amministrative relative al finanziamento dell'opera e all'avvio e allo svolgimento dei lavori, e comunque assicurato un trattamento di favore per la predetta società, a fronte dell'affidamento a Perotti Stefano del suddetto incarico di direzione dei lavori».

E' chiaro, però, che per quanto riguarda Peri, Patuzzi e Fiammenghi, la loro presunta responsabilità va individuata in quella promessa di incarico di direzione lavori che fu fatto a Perotti da parte della società regionale Cispadana, essendo quest'ultimo l'ente che propone il project financing per la realizzazione dell'autostrada.

E' invece sulla storia infinita della Salerno-Reggio Calabria che si incrociano i destini (ora anche giudiziari) di Giulio Burchi, dei «soliti» Perotti e Cavallo, di Giandomenico Ghella e Giulio Grimaldi. Al centro di questo scampolo di inchiesta, l'affidamento di circa 200 chilometri di lavori dell'autostrada da parte di Anas alla consortile Italsarc. In particolare, lo scorso anno il presidente di Autocisa, in concorso con Perotti, grazie anche ai buoni rapporti di Cavallo con il ministro delle Infrastrutture, si sarebbe fatto dare da Ghella e Grimaldi, che agivano per conto della spa Ghella e di Italsarc, la direzione lavori di quel mega lotto. Un grande favore in cambio della mediazione nei confronti del ministro. Sia Burchi che Perotti si sarebbero mossi per ottenere la disponibilità del consorzio Italsarc, ma il numero uno di Autocisa avrebbe anche operato affinché Anas «non ponesse ostacoli», si legge nel capo di imputazione. Fatto sta che l'11 giugno 2014 Anas dà il via libera ai lavori per un investimento da 600 milioni. E in settembre Perotti riceve da Italsarc l'incarico per la direzione dei lavori.

Decine le perquisizioni in tutta Italia e anche nella nostra regione da parte dei carabinieri del Ros, che hanno portato avanti l'inchiesta. Un'indagine che ha scoperchiato un immenso vaso di Pandora. Eppure, l'impressione è che manchi ancora un po' ai titoli di coda.

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