Antonio Rinaldi
Carrarecce rovinate, scavate dal passaggio dei mezzi motorizzati che in autunno si trasformano in pantani di fango inattraversabili a piedi, ma anche in mountain bike. Un problema complesso quello dell’uso di carrarecce e strade forestali che si fa sentire un po' in tutto l’Appennino, ma in particolare sui primi rilievi posti tra Val Parma e Val Baganza nella zona del Monte Sporno. Questi rilievi che superano di poco i mille metri sono tutto sommato poco frequentati da escursionisti a piedi, un po' più ricercati dagli appassionati di mountain bike, che però soprattutto nelle stagioni più piovose si trovano la strada praticamente sbarrata da pozze gigantesche e grandi laghi di fango.
Di chi la colpa? Certamente i mezzi che transitano creano danni e un’erosione via via maggiore in ragione della frequenza del loro passaggio e della loro pesantezza, e così l’attenzione si concentra su moto, quad, fuoristrada (che in gettonatissime foto e video su internet sono spesso ripresi nell’attraversare immani pozze di fango lungo le strade del bosco). Il problema è che l’equilibrio dei nostri terreni e dei nostri suoli è davvero delicato, se si pensa che anche sul crinale, dove transitano solo persone a piedi, si notano tracce di erosione sui sentieri più battuti. E se già un intenso passaggio di persone a piedi provoca erosione, figuriamoci il passaggio di mezzi pesanti e motorizzati.
Ma questi mezzi possono transitare nei boschi? Il comandante del Corpo forestale di Parma, Pierluigi Fedele spiega: «Al di fuori della viabilità forestale (ovvero sui prati e nei boschi, ndr) è sempre vietato il transito; sulla viabilità forestale (cui appartengono le strade ghiaiate che attraversano i boschi, le poderali e le interpoderali) il transito è consentito solo a chi ne ha titolo (proprietari, chi effettua interventi forestali autorizzati, mezzi di soccorso, protezione civile, ecc.). Per tutti gli altri (compresi escursionisti motorizzati, fungaioli e cacciatori con fuoristrada, ecc.) il passaggio è vietato». Il problema è che a questo divieto andrebbe associata un’apposita segnaletica e delle sbarre, che spesso non sono presenti e quindi questo resta un divieto a metà. «In ogni caso come Corpo forestale – prosegue Fedele – per quanto ci è possibile, siamo impegnati in opera di vigilanza e abbiamo anche elevato sanzioni per violazioni di queste norme».
Le «Prescrizioni di massima e polizia forestale» (lo strumento normativo che regola queste tematiche, in attesa che venga attuata la legge regionale approvata l’anno scorso) prevedono anche che i Comuni possano autorizzare il transito sulla viabilità forestale in occasione di raduni, ed è quello che accade nelle varie manifestazioni che vengono organizzate. Un terreno difficile insomma, sul quale dove non arriva la normativa dovrebbe arrivare il buon senso, il rispetto degli altri, il rispetto del bosco e dell’integrità di un suolo che sempre più negli ultimi anni si rivela fragile e provato.