Sandro Piovani
Al fianco della squadra, sempre. Antonello Preiti, direttore tecnico del Parma, sta cercando di superare le molte difficoltà degli ultimi mesi rimanendo il più vicino possibile alla squadra. Per lui il periodo non è semplice. Prima della grande crisi cercava giovani di belle speranze in giro per il mondo e andava a valutare i possibili acquisti del Parma. Chiamato da Pietro Leonardi. Cosa che, visti i tempi che corrono, non sembra certo un gran biglietto da visita. Lui non ci pensa, non gioca allo scaricabarile («la responsabilità di questa situazione è di tutti») e pensa alla prossima stagione. E come quasi tutti i crociati « mi sento legato a questa realtà. Tutti ci siamo messi a disposizione dei curatori e di una eventuale nuova proprietà. Dopo un'annata così negativa, credo che tutti abbiamo la voglia di ripartire».
Le opzioni ora sono due: serie B oppure D.
«Sono due scenari diversi. La B significherebbe innanzitutto mantenere importanti posti di lavoro, mantenendo anche un gruppo che ora sta lottando per la salvezza della società Parma. Anche la D è un campionato importante. Se il progetto è serio, non c'è categoria».
Ma c'è già un “progetto B”?
«Un'idea me la sono fatta. Anche se certo non sono io la persona indicata a farlo. Però il Parma ha tanti giocatori a disposizione e molti di categoria. Si può allestire una buona squadra puntando sui giovani che potranno finalmente dimostrare il loro valore. Riportandoli a Parma la squadra può avere un buon tasso tecnico ed essere competitiva per la serie cadetta».
«Finalmente» dice. Significa che prima non accadeva?
«No... Sono situazioni diverse. La A non è la B. In questi anni sono state fatte scelte diverse. Sono arrivati calciatori importanti: cito Giovinco e Cassano ma ce ne sono tanti altri. Cercando di stare nella parte sinistra della classifica e nella passata stagione arrivando addirittura sesti».
Ma i giovani?
«Per me sono un punto di forza. Una società in difficoltà economiche deve valorizzare i giovani. A Parma qualcosa è stato fatto ma forse si poteva fare anche di più. La valorizzazione dei giovani è fondamentale. Come l'arrivo a Parma di giocatori a parametro zero: Borrini, Sansone, Paletta tanto per citarne qualcuno».
Ma il Parma ha puntato su giocatori esperti, di prima fascia che però non poteva permettersi giocatori.
«Erano calciatori che certamente avevano stipendi importanti ma anche un valore importante. E non credo che certe problematiche siano state dettate dai singoli stipendi dei calciatori. Quando le cose vanno male, bisogna fare un'analisi critica a 360 gradi».
Quanto potrebbe costare una buona serie B?
«Ci sono società che spendono 20 milioni e rischiano la retrocessione e altri che ne spendono la metà e sono vicine alla A. Credo che sia importante avere una base di calciatori pronti per la B. Una rosa valida che possa ambire a fare un campionato tranquillo ma senza porsi limiti e con i conti in regola. A Parma credo si possa fare un campionato di B con 15 milioni lordi, totali. Comprese le spese per le giovanili e i dipendenti. Non bisogna fare il passo più lungo della gamba».
Lei è stato uno dei primi collaboratori di Leonardi. Si aspettava questa evoluzione delle cose?
«Sinceramente no... Sapevo delle difficoltà e della sofferenza che c'era da anni. Una assenza di liquidità quasi cronica. Ma sino a luglio gli stipendi, con sofferenza e con fatica, sono stati pagati e si riusciva ad andare avanti. Lo scenario è cambiato con la non ammissione all'Europa League: è stato il primo step verso il precipizio. C'è stata l'uscita di Ghirardi e poi le cessioni del club. Però non mi aspettavo il tracollo. Ora dobbiamo vivere queste difficoltà con la giusta passione e soprattutto con tanta professionalità».
Ripensando a quello che è accaduto, andrebbe rivisto il rapporto con Leonardi?
«Non nego nulla. Mi ha dato l'opportunità di venire a Parma. Poi quello che è accaduto in questo anno può portare a facili giudizi. A dare colpe a questo o a quello. Ho un'idea: quando le cose vanno male, l'analisi va fatta innanzitutto dall'interno. Errori ce ne sono stati ma ora bisogna stabilire di chi sono le colpe. E mi piacerebbe sapere sino in fondo come sono andate realmente le cose».
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