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Sposa ucraina con 20 anni di meno poco prima di morire

Sposa ucraina con 20 anni di meno poco prima di morire

12 Maggio 2015, 08:37

Tommaso Romanin

Un matrimonio civile celebrato all’ospedale in punto di morte di uno dei due coniugi è costato un’accusa di falso ideologico all’assessore comunale al Welfare di Bologna Amelia Frascaroli. L’ex dirigente Caritas ha ricevuto un avviso di fine indagine per aver firmato il 22 luglio 2013 l’atto di nozze «in extremis», pur sapendo - nell’ipotesi dell’accusa - che l’ispettore della polizia municipale in pensione di 71 anni che si sposò con un’ucraina di vent’anni di meno, non era più in grado di intendere e di volere. L’uomo morì poco dopo, lo stesso giorno.

L’inchiesta del pm Simone Purgato, che accusa anche altre persone, tra cui la stessa ucraina e i testimoni delle nozze, è partita da una denuncia dell’ottobre 2013 dell’ex moglie del 71enne, anche lei vigilessa in pensione. Poi c’è stata una seconda denuncia, presentata dal figlio, assistito dall’avvocato Antonella Rimondi. I familiari del pensionato ipotizzano che sia stato circonvenuto: secondo loro l’uomo, che viveva con l’ucraina da qualche anno, non aveva intenzione di sposarla. Ma ad aprile 2013 il pensionato si ammalò gravemente e negli ultimi giorni di vita la nuova compagna sarebbe riuscita ad ottenere prima un testamento davanti ad un notaio, il 16 luglio, con cui veniva nominata erede universale; poi il 22, all’ospedale Malpighi, davanti ai testimoni, all’assessore e al segretario generale del Comune, che non risulta indagato, si unì in matrimonio. Una consulenza psichiatrica disposta dalla Procura ha concluso per una deficienza psichica dell’anziano, nel momento in cui sono stati sottoscritti il testamento e le nozze. I familiari vogliono giustizia, «per mio figlio e per la mia nipotina - ha detto l’ex moglie - Un mese dopo la morte la donna viveva già con un altro uomo, un vigile della provincia. Tutti l’hanno protetta». L’assessore si difende: «Non potevo saper nulla: non era neanche il mio turno di reperibilità - ha spiegato Frascaroli, assistita dall’avvocato Alessandro Gamberini - Sostituii all’ultimo momento una mia collega assessore impegnata in consiglio comunale, che mi chiese se potevo andare io a celebrare questo matrimonio in extremis. Andai senza conoscere né il caso, né la situazione». Di fronte si trovò «una persona che non parlava, ma comunque rispondeva a cenni, a gesti. Dava evidenti segni di essere presente e vigile rispetto alle domande che gli venivano poste, con gesti eloquenti. Il resto lo accerterà l’autorità giudiziaria», ha aggiunto Frascaroli. La difesa sostiene che non avrebbe avuto alcun motivo per falsificare l’atto: dopo un’indagine difensiva, si riserva di chiedere un interrogatorio.

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