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L'ultimo gesto di generosità di Stefano

L'ultimo gesto di generosità di Stefano

15 Ottobre 2016, 10:32

Paolo Panni

Un uomo buono e generoso, che si è speso per gli ultimi, che ha trovato tra i poveri e i sofferenti la ragione della sua vita, trovando in Africa la sua «seconda casa» e la terra della sua «riscossa».

Così, in poche righe, potrebbe sintetizzata la figura di Stefano Bergamaschi, stroncato a 56 anni da una grave malattia. Dai tanti amici conosciuto come «Stefanino», nato a Busseto, ha trascorso nella terra di Verdi la gioventù e buona parte della sua vita. Una vita inizialmente contrassegnata da diverse difficoltà, da momenti duri e complessi. Poi per lui è arrivata la «nuova vita», la rinascita, accanto agli ultimi.

Quindici anni fa aveva dapprima conosciuto l’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, importante realtà fondata da don Oreste Benzi, con la quale si è prodigato, per alcuni mesi, accanto ai poveri del Bangladesh. Successivamente ha incontrato il Centro missionario Pime (Pontificio Istituto Missioni Estere di Milano); a lui era stato chiesto di dare man forte alla costruzione di nuovi pozzi d’acqua in Camerun.

Un lavoro che gli avrebbe richiesto un impegno di tre mesi. Tre mesi che, invece, sono diventati 15 anni. Dal Camerun Bergamaschi non si è più mosso, collaborando attivamente e costantemente con religiosi e religiose all’interno di diverse missioni. Ha messo la forza delle sue possenti braccia nella realizzazione di pozzi così come nella costruzione di ospedali e case di accoglienza per i bambini. Sempre pronto a prodigarsi per tutti coloro che gli chiedevano un aiuto, una mano, anche in quei momenti difficili in cui c’era da difendere le missioni dalle scorribande di ladri e criminali.

In Africa ha incontrato la donna della sua vita, la moglie Maruà, che gli ha donato i figli Jean Paul e Laura; non ha mai perso i contatti con la sua Busseto, con gli amici, i familiari, il figlio Davide. Senza, però, mai lasciare quella terra per la quale tanto si è speso e dalla quale tanto ha ricevuto.

Semplice e umile, accanto agli ultimi e ai missionari, tra quelle persone che sono state al centro della sua azione, sempre portata avanti con grande generosità, speciale disponibilità e amore verso il prossimo. Tutte caratteristiche che gli sono state riconosciute da missionari, religiosi e religiose, laici e laiche, che piangendone la scomparsa non hanno esitato a sottolineare come fosse riuscito a entrare nel cuore di tantissimi camerunensi che gli saranno infinitamente ed eternamente grati per quanto ha fatto per loro. Purtroppo, nei mesi scorsi, è stato colpito da una grave malattia che ha reso necessario il suo rientro in Italia, ma per lui non c’è stato nulla da fare.

Un «calvario», il suo, nel quale è stato teneramente accompagnato, da distanza, dai tanti amici e dai familiari africani che hanno a lungo pregato, e continuano anche in queste ore, a pregare per lui. Bergamaschi ha lasciato il figlio Davide con Alice, la moglie Maruà con Jean Paul e Laura, la mamma Marisa, la sorella Monica, i nipoti Gianpaolo, Gian Alberto, Gian Marco, Maria Daria e Maria Benedetta.

La notizia della sua morte si è rapidamente sparsa in tutta Busseto, dove era molto conosciuto, come dimostrato anche dai tanti ricordi che numerosi amici hanno voluto scrivere su Facebook.

Oggi pomeriggio, alle 15, gli sarà tributato l’ultimo saluto, con partenza dalla camera mortuaria per la chiesa collegiata e il cimitero di Busseto. I familiari chiedono di non ricordarlo con fiori ma con offerte ai due figli in Africa (rivolgendosi a Massimo Catelli e alla sorella Monica).

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