LANGHIRANO
«Hanno accerchiato e pestato mio marito fino a farlo cadere e a terra, svenuto. Hanno picchiato anche me. E tutto questo di fronte a nostra figlia di 9 anni».
Una brutta notte, quella tra venerdì e sabato, al Pilastro. Cominciata a suon di musica danzante e finita con tutta un'altra musica: le sirene di carabinieri e ambulanze. E' finita male soprattutto per loro: marito e moglie accompagnati al pronto soccorso. Quando sono usciti dall'ospedale, sono tornati a casa e dopo una manciata di ore sono andati dritti in caserma a sporgere denuncia.
Brutta notte, che soprattutto una bambina di 9 anni faticherà a dimenticare: anche per questo evitiamo nomi e sfumiamo un po' i contorni.
L'impressione è che i carabinieri intendano guardarci bene dentro, visto che - sempre la stessa notte, nello stesso luogo ma in un secondo «round» - è spuntato anche un coltellaccio, che i militari hanno sequestrato.
«Abitiamo sopra un bar, che ha cambiato gestione da poche settimane. I titolari sono albanesi. Di sera fanno musica, il volume è così alto che tremano i muri. L'altra sera avevo fatto tardi, ho dei bambini che vanno a scuola... insomma ero stufa», racconta la madre di questa famiglia originaria della Costa d'Avorio, che abita in un appartamento a Pilastro insieme al marito e ai quattro figli. «Poco prima dell'una ho chiamato i carabinieri. Mi hanno consigliato di andare a parlare con i proprietari del bar, di fargli presente gentilmente la situazione E così abbiamo fatto. Siamo andati io, mio marito e mia figlia».
«Sono entrato, ho salutato e ho chiesto chi era il padrone - spiega il marito - E' arrivato un uomo e gli ho chiesto di abbassare la musica.. “Io sono il padrone qui, faccio quello che voglio” ha risposto lui. “Io pago l'affitto, vuoi venire a sentire il baccano a casa mia?” Ha cominciato a prendermi a pugni, e subito dopo mi sono arrivati addosso in una decina. Non mi aspettavo che mi picchiassero, sono 15 anni che vivo qui e non mi è mai successo niente del genere. Ero accerchiato, non riuscivo a uscire. Quando finalmente sono uscito in strada ho cercato riparo nel cortile di casa mia, ma quell'uomo mi ha seguito: mi ha detto che aveva una pistola e mi avrebbe sparato». Un racconto ripetuto parola per parola anche ai carabinieri, nella sua denuncia.
«A un certo punto era a terra, ero spaventatissima. Pensavo fosse morto», dice la moglie che in quegli istanti ha cominciato a chiamare i carabinieri. Mostra sul telefonino le tre chiamate al 112 in sequenza rapidissima: 12 e cinquantanove, una e due minuti, una e tre minuti.
Quando sono arrivati i militari hanno trovato marito e moglie malconci, la loro bambina che nel bel mezzo del putiferio era corsa in casa su a chiamare il fratello 21enne («io stavo dormendo, sono sceso senza neanche mettermi le scarpe... hanno aggredito anche me»).
Il ragazzo mentre scappava ha afferrato il telefonino per cercare di filmare gli aggressori. Che poi sono spariti in fretta e furia. «I carabinieri sono andati nel locale: una donna che ha detto di essere la titolare e ha assicurato che dentro il bar non era successo niente. La lite era scoppiata in strada».
I coniugi sono stati accompagnati al pronto soccorso: 15 giorni di prognosi per lei e 5 per lui.
Sembrava finita lì, e invece la nottataccia ha avuto una coda. «Verso le tre una decina di persone ha spalancato la porta è entrata in casa mia, uno aveva un coltello - racconta il vicino nigeriano dei coniugi aggrediti - dicevano che volevano un video... “il tuo amico ci ha filmati, dacci il video”, urlavano. In effetti sentendo il baccano un mio amico era sceso a vedere e adesso ha un occhio nero. Non ha fatto nessun video. Sono riuscito a prendergli il coltello, vedi? ho una piccola ferita sulla mano. Poi se ne sono andati, e mia moglie ha chiamato i carabinieri. Il coltello l'ho consegnato a loro. Com'era? Tipo machete. Io lavoro in un prosciuttificio, con i coltelli ci lavoro. Ma quello era diverso. Un coltello che può uccidere». l.f.
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