Georgia Azzali
Tre anni e mezzo fa fa gli arresti che scoperchiarono il vaso di Pandora della vecchia amministrazione: l'ex sindaco Pietro Vignali, l'ex capogruppo del Pdl in Regione, Luigi Villani, l'ex super manager delle partecipate Andrea Costa e l'allora editore di Polis, Angelo Buzzi, finirono tutti ai domiciliari. E lo scorso marzo, dopo l'uscita di scena di Vignali (che nel frattempo ha patteggiato 2 anni a pena sospesa), il via al processo Public money. Che ora, però, dovrà ricominciare, perché la Corte d'appello di Bologna ha accolto la richiesta di ricusazione avanzata da alcuni difensori nei confronti del presidente del collegio, Gennaro Mastroberardino, e di uno dei due giudici a latere, Luca Agostini. La decisione della Corte, presieduta da Michele Massari, è stata depositata nei giorni scorsi, dopo l'udienza del 30 maggio, alla fine della quale i giudici si erano riservati.
I due magistrati parmigiani avevano fatto parte, nel 2013, del collegio del Riesame che aveva deciso sul sequestro preventivo di alcuni beni di Buzzi «esaminando il materiale probatorio» dell'inchiesta. Insomma, sia Mastroberardino, presidente, che Agostini, giudice relatore di quel provvedimento del Riesame, dovranno fare un passo indietro perché, pur essendosi espressi solo su una misura reale (il sequestro), per la Corte d'appello sono entrati nel merito del caso, venendo a conoscenza di elementi di prova riguardanti sia l'ex editore che alcuni degli altri imputati. Due nuovi magistrati dovranno quindi essere nominati al posto dei colleghi: un'«impresa» non semplicissima, dal momento che altri giudici del tribunale sono incompatibili per aver preso decisioni in passato su misure riguardanti gli imputati. Del nuovo collegio potrebbe fare parte Mattia Fiorentini, giudice da poco arrivato a Parma, ma è solo un'ipotesi. La prossima udienza del processo è fissata per venerdì prossimo: in quel momento si saprà se, dopo aver avvisato tutte le parti, sarà stato già composto un nuovo collegio, oppure se verrà fatto un rinvio per poi ripartire con altri magistrati. Insomma, i tempi potrebbero ulteriormente allungarsi. E qualcuno, con capi d'imputazione di vecchia data, potrebbe in futuro beneficiarne.
Nove gli imputati a dibattimento: Alfonso Bove, Antonio Cenini, Mirko Dolfen, Emanuela Iacazzi, Marco Rosi e Aldo Torchiaro, oltre a Buzzi, Costa e Villani (il cui procedimento, rimasto a lungo in stand by, è stato riunito a questo processo). I reati contestati, a vario titolo? Corruzione e peculato. Erano stati i legali di Bove, difeso da Patrizia Pecoraro, Buzzi, assistito da Andrea Sergio Ghiretti e Maria La Nave, e Costa, seguito da Helmut Bartolini, a farsi avanti durante la prima udienza, il 7 marzo scorso, chiedendo l'astensione dei giudici Mastroberardino e Agostini. In altri termini, avevano domandato ai magistrati di farsi volontariamente da parte, proprio perché tutti e due avevano fatto parte del collegio del Riesame che si era espresso sul sequestro di beni di Buzzi. I due giudici avevano però respinto la richiesta di astensione, così le difese erano passate alla seconda mossa chiedendo la ricusazione. A quel punto la palla era passata alla Corte d'appello. Che un mese dopo aveva sospeso il processo. E ora ha detto sì alla ricusazione dei due giudici.
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