Andrea Del Bue
Esplode il caso delle ragazzine di dodici e tredici anni, giocatrici di pallavolo, che saranno processate al Tribunale federale di Roma, per aver partecipato, l’8 giugno, a stagione agonistica terminata, ad una manifestazione di fine anno dell’Energy, quando ancora erano vincolate, fino al 30 giugno alla Coop Consumatori Nord Est.
Dopo la pubblicazione della notizia, data ieri dalla Gazzetta di Parma, si sono sollevate diverse reazioni.
Prima tra tutte quella dell’assessore allo Sport Giovanni Marani, che ha convocato in Municipio alle 13 di oggi il presidente della Coop Enrico Zurlini, il presidente dell’Energy, Francesco Ughetti, e il presidente della Fipav Parma, Cesare Gandolfi. E ha aggiunto: «Mi pare sproporzionato applicare le sanzioni destinate a delle professioniste anche a delle ragazzine che altro non vogliono che stare in compagnia e amicizia – osserva l’assessore - Non sono la Piccinini: facendo così rischiamo di perderle».
Il massimo dirigente della Coop, però, ha già fatto sapere che non ci sarà: «Con Marani, ovviamente, nessun problema e con lui sono disponibile a parlare anche subito – spiega Zurlini - ma non parteciperò all’incontro che ha convocato perché con Ughetti non ho alcuna intenzione di incontrarmi e di parlare».
Il presidente della Coop tira dritto per la sua strada. Parzialmente anche di fronte all’invito del delegato provinciale del Coni di Parma, Gianni Barbieri - anche lui presente oggi in Comune - di fare un passo indietro: «Chiedo al presidente della Coop di ritirare la denuncia perché è assurdo che queste ragazzine siano sottoposte a un processo. Devono essere tutelate: non possono pagare per quello che è uno scontro tra società».
Anche il massimo dirigente provinciale del Coni invita le parti al dialogo: «Sarò in Comune perché ritengo si debba chiarire con un confronto, e in fretta, questa faccenda – chiarisce Barbieri - lo sport deve essere amicizia e condivisione, mentre ora siamo nella situazione che le altre province stanno ridendo di noi. Mi chiedo: andiamo in giro a parlare di sport giovanile e poi ci si comporta così?».
Zurlini, da parte sua, pur confermando la sua indisponibilità ad un confronto dove ci sia anche Ughetti, accetta, ma con riserva, la proposta di Barbieri di fermare il procedimento: «Non ho nulla contro le ragazzine. Per questo, se mi permetteranno di farlo, ritirerò la denuncia che le riguarda, ma contro la società Energy vado avanti, voglio che si proceda. Se la legge non mi dovesse permettere di scorporare le posizioni, andrò avanti su tutta la linea. Siamo esasperati dal comportamento di quella società. Anzi, aggiungo che, ogniqualvolta si dovesse verificare un caso simile, procederò nuovamente».
Purtroppo il Tribunale proseguirà d’ufficio, senza possibilità di stralciare la posizione delle giovanissime atlete. Quindi, l’appello del delegato provinciale del Coni cadrà nel vuoto. Quindi, Francesco Ughetti, presidente dell’Energy, e le tre giovani atlete di dodici e tredici anni, dovranno comparire di fronte al Tribunale federale, a Roma, il 12 ottobre.
Le reazioni
Stefano Pesci, l’allenatore dell’Under 13 femminile della Coop, formazione in cui hanno militato fino all’estate scorsa le tre ragazzine deferite, smentisce le dichiarazioni fatte alla Gazzetta di Parma da parte di una delle madri: «Non è vero – dice l’allenatore - che mi è stata chiesta l’autorizzazione a partecipare all’evento dell’Energy e che io abbia rilasciato una autorizzazione verbale.
Nel frattempo si è aperto negli ambienti sportivi parmigiani il dibattito sull’opportunità o meno, da parte delle società, di organizzare eventi che sì hanno il carattere della convivialità, ma che sono aperti anche a ragazzi e ragazze vincolati con altri club.
Francesco Ughetti, presidente dell’Energy, non si nasconde e ribadisce: «Quello del Palaraschi dell’8 giugno è stato un momento di amicizia e di pallavolo, dove sicuramente si è giocato, ma informalmente, insieme anche ai genitori».
Insomma, da parte dell’Energy ribadiscono che non si tratta di allenamenti o attività agonistiche.
Ad alzare la voce è però Paola Zurlini, figlia del presidente della Coop e responsabile della sezione pallavolo del club. «Già due anni fa avevo chiesto e ottenuto un incontro con Gandolfi (presidente della Fipav Parma, ndr) e Ughetti perché si mettesse fine al malcostume, che ritengo senza logica, perpetrato più volte dall’Energy, di chiamare a casa le nostre ragazzine. Ma, forse perché non nelle sue competenze, la Federazione non è intervenuta».
Risponde Gandolfi: «Noi richiamiamo sempre le società all’etica e alla correttezza – precisa il presidente federale provinciale -, ma ovviamente non possiamo intervenire direttamente sui comportamenti dei dirigenti per sentito dire. In ogni caso, quello della pallavolo locale è un movimento che fa praticare sport ogni giorno a 4 mila ragazzi e ragazze, grazie al lavoro di 40 società che, in molti casi, danno vita a collaborazioni e progettualità comuni. Per questo credo opportuno che vadano superate le rivalità tra le singole società».
Ma Paola Zurlini insiste: «Non capisco perché l’Energy venga a cercare le nostre atlete – chiarisce - visto che hanno un bacino enorme di atlete».
C’è chi si chiede se in questo modo non si rischi di considerare le atlete (che pagano oltretutto una quota annuale) come proprietà delle società, dal momento che fino all’Under 14 non esiste il cartellino - con possibilità di svincolo solo dopo 10 anni - ma un vincolo annuale che scade il 30 giugno, e questo è il caso delle tre ragazzine coinvolte in questa vicenda.
A questa osservazione risponde il presidente della Coop: «Le giocatrici non sono proprietà di nessuno, ma ci vuole rispetto per il lavoro delle società. Le regole sono regole: non le facciamo noi».
Così il presidente della Coop conferma, una volta di più, di voler andare fino in fondo.a.d.b.
Parla l'avvocato
Qualsiasi avvenimento intervenga da qui al 12 ottobre, il Tribunale federale di Roma andrà a sentenza.
Lo conferma l’avvocato Guido Martinelli, tra i massimi esperti di diritto sportivo in Italia: «Il tribunale della Federazione pallavolo procederà d’ufficio, quindi indipendentemente da un eventuale ravvedimento da parte del presidente della Coop - spiega il legale -. Non sarà quindi possibile evitare alle ragazzine il giudizio».
L’avvocato entra anche nel merito della questione: «La violazione c’è – osserva - l’unico modo per evitare un provvedimento a carico delle giovani atlete è provare l’autorizzazione scritta da parte della società di appartenenza, che a quanto pare non c’è mai stata. Al di là della questione regolamentare, sarebbe però auspicabile che in casi come questo si agisca col buon senso».
E le possibili conseguenze? «Questo mi sembra un caso che potrebbe concludersi con un’ammonizione». a.d.b.
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