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Tonelli: «Io, Bolognino e Giglio: ecco la verità»

Tonelli: «Io, Bolognino e Giglio: ecco la verità»

26 Aprile 2016, 08:57

'Ndrangheta a Parma: parla dal Nicaragua l'uomo dei night

Georgia Azzali

Dall'Emilia alle rotte caraibiche. Lui è Loris Tonelli, l'uomo dei night di Parma. Da più di due anni se ne sta in Nicaragua, mentre qui il suo nome torna a riecheggiare. Ne parla Giuseppe Giglio, il primo pentito di 'ndrangheta del processo Aemilia, indicandolo come prestanome del boss Michele Bolognino nella discoteca Freee, l'ex Astrolabio, e nel Duplex di Baganzola. Ma già lo scorso anno su Tonelli si erano accesi i riflettori della Direzione distrettuale antimafia di Bologna: i pm l'avevano iscritto nel registro degli indagati proprio perché avrebbe fatto da testa di legno di Bolognino in quei due locali. Non è un latitante, perché non c'è un ordine di arresto nei suoi confronti, ma non è stato possibile notificargli la richiesta di rinvio a giudizio, così la sua posizione è stata stralciata dal procedimento Aemilia e sospesa. E questa è la prima volta che parla pubblicamente da quando ha fatto le valigie ed è partito con la moglie e i due figli per Managua, dove ha aperto il ristorante «Tonelli & Boanerg».

Signor Tonelli, chi è per lei Giuseppe Giglio?

L'ho conosciuto, credo fosse il 2002, nel mio primo locale, il Bataclan di Colorno: era un cliente che spendeva molto e portava tanta gente. Per circa tre mesi è stato anche mio socio, investendo 30.000 euro. Poi, avendo visto le sue conoscenze e chi mi presentava, ho avuto paura, così, con una scusa, gli ho detto che dovevo rimanere solo nella gestione del locale. Lui si arrabbiò, però accettò la decisione.

Ma quali amici portava Giglio?

Personaggi come Megna, gli Arena (tutti esponenti di primo livello della 'ndrangheta, ndr), Salvatore Cortese (il primo cutrese diventato collaboratore di giustizia, ndr). E pagava per tutti. Ecco perché mi sembra assurdo che parli di Bolognino come uomo della cosca, perché io conobbi quelle persone tramite Giglio non tramite Bolognino.

Eppure Giglio sostiene che Bolognino era il suo socio occulto sia al Freee che nel locale di Baganzola: cosa risponde?

Nel giro di vent'anni ho avuto vari locali: il Bataclan, il Blu Blu di Baganzola, il Diana Park, oltre al ristorante Gattopardo di Sant'Ilario, e per finire il Freee. Ma per quest'ultima discoteca fui io a fare l'intero investimento, Bolognino non ci mise nulla. Mi dava una mano come amico: a volte andava a fare la spesa, mi teneva compagnia la sera e ogni tanto capitava che mi aiutasse nella gestione dei ragazzini e dei dipendenti. Ma né io né lui ci siamo ritagliati nemmeno un piccolo stipendio. Mi indebitai con parecchi fornitori, poi, non riuscendo a fare decollare il locale, chiusi con un passivo altissimo.

Ma quindi quali erano i suoi rapporti con Bolognino?

Lo conobbi qualche anno prima, nella fase finale della mia gestione del Diana Park. Ma lì ero arrivato a incassare quasi 100.000 euro al mese: che bisogno avevo di prendere dei soci?

Durante la gestione dei locali è mai stato minacciato?

Mi bruciarono una Bmw X6 sotto casa, un danno da 100.000 euro. Mi buttarono anche due bombe carta nel parcheggio del Diana Park e ricevevo lettere piene di minacce al locale. Ma in quelle occasioni io mi rivolsi a Giglio per cercare aiuto, perché riconoscevo in lui un boss. Non chiesi a Bolognino di intervenire, perché per me lui era solo un amico senza soldi che aveva bisogno di lavorare. Ecco perché dico che in quel periodo Bolognino sarebbe potuto essere il mio prestanome e non io il suo, se ne avessi avuto bisogno, ma allora andava tutto bene.

La procura di Bologna ha comunque chiesto il suo rinvio a giudizio per l'intestazione fittizia delle quote societarie dei due locali, che in realtà sarebbero stati di proprietà di Bolognino: perché non torna in Italia per affrontare il processo?

Per adesso non ho intenzione di tornare: non per paura del processo, ma perché sto mandando avanti il ristorante. Non posso permettermi di perderlo: ho 42 anni, una moglie e due figli. Devo pensare a loro, dopo i problemi dell'inchiesta Venus.

Un'indagine che nel 2013, in primo grado, le è costata una condanna a 3 anni per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Cosa farà se e quando la pena diventerà definitiva?

Tornerò per pagare quello che devo pagare.

Ma è in Nicaragua da più di due anni: perché ha lasciato l'Italia? Sospettava di poter essere coinvolto nell'inchiesta Aemilia e così ha deciso di andarsene?

Non sono scappato, anche perché non potevo nemmeno immaginare che esplodesse il caso Aemilia. Ho lasciato Parma perché, dopo che l'esperienza del Freee si era chiusa in modo così disastroso, nessuno mi avrebbe consentito di lavorare.

Perché la scelta del Nicaragua? E' noto che si tratta di un Paese da cui essere estradati è quasi impossibile.

In realtà, avevo scelto il Nicaragua già nel 2010, quando venni qui per la prima volta. Avevo preso in considerazione anche Panama, Dubai, Parigi e le Maldive, ma poi ho deciso di venire in Nicaragua per la sicurezza del Paese e soprattutto perché avevo a disposizione non più 80.000 euro da investire. Solo questo Paese mi consentiva di aprire un ristorante con quella cifra.

Ha dei soci nel locale?

Sì, un socio nicaraguense all'1%. Ho fatto questa scelta perché all'inizio ha reso più facile l'apertura dal punto di vista burocratico e legale.

Pur non avendo intenzione di tornare a breve in Italia, ha tentato di mettersi in contatto con i magistrati dell'inchiesta Aemilia, visto che ormai è a conoscenza del suo coinvolgimento, anche se lì a Managua non ha ancora ricevuto alcun atto ufficiale?

Non sono ancora riuscito a mettermi in contatto con la procura, ma lo farò al più presto. Voglio spiegare la mia situazione e assumermi le mie responsabilità.

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