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Una messa ai campetti per ricordare Filippo Cantoni

Una messa  ai campetti per ricordare Filippo Cantoni

03 Aprile 2017, 11:15

Laura Ugolotti

Più il tempo passa, e meno sbiadisce il ricordo del sorriso di Filippo Cantoni, il giovane che perse la vita in un incidente d’auto tre anni fa. Il 27 marzo scorso avrebbe compiuto 22 anni, e i suoi ex compagni di squadra, «gli audacini del ‘95», come ogni anno hanno voluto «festeggiarlo» a modo loro, con una messa in ricordo che don Cocconi ha celebrato lunedì scorso ai campetti dell’Audace al parco Ferrari, gli stessi in cui si allenava. Lì hanno voluto fortemente che fosse sistemata una targa con la sua foto e una scritta («Sempre insieme. Noi con te, tu con noi»), e in quei campetti si sono ritrovati per fargli gli auguri.

Non che ci fosse bisogno della targa o del suo compleanno per ricordarlo. Ci sono giorni in cui ricordarlo fa più male di altri, ma che Filippo sia davvero «sempre con loro», così come con la mamma, il papà e la sorella, nessuno lo mette in dubbio. «Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore produce molto frutto», recita il passo del Vangelo secondo Giovanni che don Cocconi ha letto lunedì, ricordando quanta similitudine c’è tra Filippo e quel chicco.

Dopo che se n’è andato, sono nate l’associazione «Sostegno ovale», voluta dal Rugby Colorno, e il progetto «Il sorriso che non si dimentica, per l’organizzazione di iniziative solidali; sono state create iniziative, eventi sportivi e borse di studio che portano il nome di Filippo. Una «presenza», la sua, che si fa sentire. «Siamo stati fortunati ad averlo conosciuto - dice Diego Zanetti -. Per me è sempre stato un esempio da seguire, era quello che sarei voluto diventare: ligio al dovere, presente, disponibile. Filippo era capace di fare sempre la cosa giusta: studiava quando doveva studiare, si divertiva quando era fuori con gli amici e si allenava quando bisognava giocare, che fosse a calcio o a rugby. Non so come riuscisse a conciliare tutto, ma ce la faceva. Il suo esempio mi ha aperto gli occhi, e a 16 anni è stato importante. E poi era uno degli "audacini del ‘95": indimenticabile anche solo per quello».

Ecco perché è come se Filippo non se ne fosse mai andato. Ecco perché quella targa non è necessaria per ricordarlo a chi ha avuto la fortuna di conoscerlo. Quella targa è per chi quella fortuna non ce l’ha avuta, perché «il sorriso che non si dimentica» possa essere un esempio anche per loro.

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