TRAVERSETOLO
Bianca Maria Sarti
È la terza espulsione in appena un anno: la volontà di «ripulire» il paese da chi ha mostrato una certa abitudine a delinquere appare ormai chiara, non solo nelle intenzioni.
Giovedì scorso, alle cinque del mattino, i carabinieri di Traversetolo hanno bussato alla porta di un ventinovenne di origine albanese per annunciargli che la sua permanenza in Italia era definitivamente conclusa.
Le ragioni? Una lunga serie di reati, commessi nel parmense ma anche fuori provincia, per i quali era stato già perseguito e, addirittura, condannato in passato.
Sulla sua fedina penale pesavano, infatti, diversi furti in abitazione, porto abusivo d’armi, spaccio di cocaina e, da ultimo, furto aggravato in un bar in Toscana, dove aveva forzato delle macchinette.
Un elenco più che sufficiente a convincere il prefetto e il questore ad allontanarlo dal nostro Paese.
Il giovane espulso aveva un regolare permesso di soggiorno e viveva da solo in un appartamento a Traversetolo da almeno 10 anni; nessun famigliare a carico, lavorava come operaio in un prosciuttificio della zona ma, come è stato dimostrato dalle forze dell’ordine, aveva il «vizio» di arrotondare lo stipendio con attività illegali.
I carabinieri, dopo un lungo approfondimento coordinato dal comandante della Stazione locale Danilo Melegari, hanno ricostruito tutte le vicende giudiziarie che riguardavano il giovane albanese.
A rafforzare la legittimità della richiesta di espulsione sono state tenute in considerazione anche le frequentazioni del ventinovenne, che continuava ad accompagnarsi con altri soggetti con indubbia propensione a delinquere.
Infine, va evidenziato che il giovane aveva anche nascosto i propri documenti, nel tentativo di rallentare la procedura di espatrio che, invece, è andata a buon fine.
Infatti, mercoledì scorso il giudice di Parma Rosanna Rizzi ha convalidato il provvedimento della Questura che disponeva l’accompagnamento del cittadino albanese alla frontiera, così come previsto anche dal decreto del prefetto di Parma.
Pur ammettendo il ricorso in Cassazione, l’allontanamento prevede l’esecuzione immediata: per questo nella giornata di giovedì i carabinieri di Traversetolo hanno scortato l’albanese all’aeroporto di Malpensa dove è stato imbarcato verso l’Albania.
Dovrà restare nel suo paese d’origine per almeno cinque anni, pena l’arresto immediato e la reclusione nelle carceri italiane.
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