Mara Varoli
«Volevo fare una marcia. E volevo farla lunedì, per sensibilizzare i cittadini e mostrare a Comune, Prefettura e Questura che i parmigiani non ci stanno a queste occupazioni pericolose di strade e piazzali. E che ci tengono alla loro città». Il noto deejay Enrico Frambati, per tutti «Dj Frambo», aveva lanciato l'idea della marcia su facebook e la risposta della città è stata massiccia: «Doveva essere una marcia pacifica e senza nessun colore politico, anche se sono stato contattato dai partiti - continua Frambo -: tutti volevano sapere se potevano associarsi alla marcia, ma io non volevo simboli politici: potevano venire solo come liberi cittadini. L'idea della marcia è nata perché sono stanco di sentire mia figlia quando dice che ha paura ad andare in Stazione, perché ci sono persone che non sanno stare al mondo e non sanno rispettare le donne. E parlo al di là del fatto accaduto all'autista della Tep, anche perché non sappiamo ancora come è andata veramente. Io non sono razzista, ma non mi sta bene che ci siano persone che bevono tutto il giorno e molestano le persone: perché una donna non può andare in Stazione alle 9 di sera?».
Perché la marcia non si fa più?
«Non si fa più perché sono stato interpellato da un avvocato che mi ha detto a cosa andavo incontro se accadeva qualcosa di brutto durante la marcia: le teste calde ci sono ovunque. E la responsabilità sarebbe stata mia. Non avevo voglia di prendermi una denuncia per il solito scemo che partecipa per fare bordello»
Che reazione ha avuto sui social la sua idea?
«Incredibile, non pensavo di mobilitare tanta gente e avere tanti consensi. l'idea ha avuto migliaia di condivisioni e commenti in una sola giornata: tutti hanno concordato sulla marcia, anche se qualcuno era contrario, però la maggior parte ha scritto di essere felice che qualcosa si muovesse. Tanti i messaggi di stima. Mi hanno telefonato anche da Piacenza e Reggio, anche perché la situazione è così ovunque: abbiamo raggiunto un livello allucinante. Mi auspico comunque che si muova qualcosa. E ci tengo a sottolineare che prendo le distanze da chi incita alla violenza».
La Stazione, ma anche altre zone sono «occupate» da gruppi che bivaccano: cosa possono fare i cittadini?
«In piazzale Santa Croce passi a piedi e, oltre allo spaccio, ci sono dei tizi che ti guardano con aria di sfida. Ma anche in viale dei Mille, via Trento e via Palermo. Volevo fare uscire la gente dalle case per far vedere che noi parmigiani non abbiamo paura: ci sono loro, ma ci siamo anche noi. Chi non lavora non può bivaccare tutto il giorno con la birra in mano: è inamissibile. Che vadano a pulire i parchi, i boschi o a fare solidarietà a chi ha davvero bisogno».
Si potrebbero organizzare delle movide?
«Magari ci fossero più movide controllate, con servizio d'ordine privato e statale. Movide, musica, concerti perché la gente non si chiuda in casa in questi quartieri, che sono troppo abbandonati a se stessi».
Cosa possono fare le forze dell'ordine?
«Possono fare poco, avrebbero bisogno di più potere e autorità. E ci sarebbe un grande bisogno di snellire la burocrazia italiana per quanto riguarda i processi, perché così quando si sbaglia si va dietro le sbarre. Non è possibile che se uno accoltella un altro dopo due ore sia già fuori o in un centro psichiatrico».
E l'amministrazione comunale cosa può fare?
«Deve organizzare iniziative in queste zone degradate. Una signora su facebook mi ha scritto che non mi conosceva ma che mi apprezzava perché dalle otto di sera si barrica in casa con la sua famiglia. E con la mia idea gli ho dato coraggio per uscire insieme ad altra gente».
Come è possibile oggi l'integrazione?
«Credo nell'integrazione da sempre. E certamente, a maggior ragione, oggi è possibile. Ho tanti amici senegalesi e marocchini che lavorano con me e sono bravissimi ragazzi, meglio di molti italiani, ma come in tutte le razze ci sono le mele marce. Gli immigrati devono capire che se vogliono stare in Italia devono adeguarsi alle nostre regole, come fanno i miei amici di colore: devono avere rispetto per donne, uomini, bambini; rispetto per le regole e per l'ambiente».
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