×
×
☰ MENU

L'insostenibile leggerezza del velo

L'insostenibile leggerezza del velo

25 Agosto 2017, 04:51

L'hanno vista arrancare, scivolare. L’hanno vista bere. Il bagnino, accortosi della sua difficoltà, è corso ad aiutarla, ma la donna, vedendo le sue braccia, protese, l’ha respinto. Perché era uomo. I bagnanti, attoniti, seguivano la scena assurda che si consumava sotto i loro occhi increduli trattenendo il fiato per la paura, l'altro ieri, sulla spiaggia di Fiumaretta, in provincia di La Spezia. Restare in equilibrio, completamente vestiti, in acqua, non è per niente facile. Soprattutto con un burka addosso. E tenere in braccio una bambina, di 3 anni, rendeva quel “bagno” ancora più complicato. Impossibile.

Alle grida della (forse) moglie che invocava aiuto, l’uomo che era arrivato con lei, in costume da bagno, non ha accennato al minimo turbamento: è sceso in acqua e le ha sfilato la piccola - anche lei vestita - dalle braccia. Dopo di che, è risalito, lasciandola lì. Senza una parola. A combattere con le onde e il peso di quei maledetti vestiti.

Non s’è mosso dalla spiaggia: nemmeno quando i bagnanti hanno iniziato a commentare, ad alta voce, che il rifiuto a farsi salvare avrebbe potuto costarle la vita, a quella disgraziata. Anzi, lui le faceva cenno di non farsi toccare. Alla fine, a sbloccare la situazione è stata una bagnina. Lei, in quanto donna, poteva «toccare» la poveretta ormai sommersa. E' riuscita ad afferrarla e a trascinarla a riva, ormai esausta.

E' così che ha rischiato di morire una giovane musulmana.

Morire di integralismo. Morire di anacronismo. Morire di sottomissione a regole assurde. Morire di soffocamento, non dall'acqua, ma da una cultura che si fa forte di principi cosiddetti religiosi, ma che in realtà mira al controllo sociale delle donne. Anche qui, nel nostro Paese impregnato di emancipazione femminile.

La presenza di uomini nelle spiagge che intimidiscono e minacciano le bagnanti musulmane in costume obbligandole a coprirsi, o a lasciare la spiaggia, è diventata ormai un’emergenza in diversi paesi del Maghreb. Ora lo è anche in Italia.

E il «no» al burkini esplode proprio in questi giorni in un Paese che ha fatto della repressione un dogma, l’Algeria: sulla spiaggia di Annaba si è dato appuntamento un esercito di tremila donne, che si riverseranno domani in spiaggia tutte rigorosamente, orgogliosamente in bikini contro i fondamentalisti moralizzatori. Ma non solo: anche per contrastare l'islamizzazione sempre più integralista che sta passando sul corpo delle donne.

Il potere del burkini fa più paura della frusta o del bastone. E' il simbolo di una sottile politica di persuasione occulta che schiaccia le donne sotto un giogo culturale impossibile da scrollarsi di dosso. Le riduce in schiavitù psicologica con la convinzione che tutto questo viene fatto per loro, per il rispetto del loro corpo. Per salvarle dalla profanazione degli sguardi impuri. E' così che il plagio si compie su scala internazionale. E ovunque.

Una cultura che si impone con la violenza (che sia un camion lanciato sulla folla o un abito che rischia di far affogare una donna) non può essere accettata passivamente. Nemmeno un dio (che sia Allah o qualunque altro) la può giustificare. Il coraggio, quello che ha spinto una donna (la bagnina) a salvare un'altra donna, senza condividerne idee o religione, è la risposta. Grazie a lei questo dio, sulla spiaggia di Fiumaretta, non ha avuto un'altra vittima sacrificale.

ksalvini@gazzettadiparma.net

© Riproduzione riservata

CRONACA DI PARMA

GUSTO

GOSSIP

ANIMALI