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Migranti e tensioni, i fronti parmigiani

18 Settembre 2017, 06:35

Sulla questione dell'immigrazione e dei problemi che da essa derivano c'è a Parma un fronte preciso, netto, ben individuato e da tutti riconoscibile, che è quello della stazione (anche se i luoghi «difficili» sono certamente anche molti altri). Ma allo stesso tempo si sta formando anche un ulteriore fronte, diffuso, impalpabile e ubiquo: quello dei tanti paesi della provincia che hanno ricevuto o riceveranno migranti-profughi, sistemati in una miriade di collocazioni più o meno felici e più o meno visibili.

Rispetto al primo fronte, gli animi hanno da tempo cominciato ad accendersi, per un'oggettiva situazione di degrado e di perdita di controllo che è a dir poco imbarazzante e che ormai ha ampiamente oltrepassato il limite della tollerabilità. Lo si è visto proprio in questi ultimi giorni, con manifestazioni e contromanifestazioni delle opposte fazioni, che peraltro non hanno minimamente intaccato l'andazzo di quella zona.
Ma anche rispetto all'altro fronte, quello dei profughi disseminati sul territorio, qualcosa di inquietante sta cominciando a muoversi. È successo a San Michele Tiorre, sonnacchiosa frazione alle porte di Felino, dove se cammini per strada fai fatica a incrociare qualcuno, ma dove poi la gente esce di casa e si organizza spontaneamente di fronte all'imposizione di qualcosa che viene vissuto come estraneo, sconosciuto e minaccioso: una mobilitazione degenerata però in una durissima e inedita contestazione, rivolta direttamente al privato cittadino che legittimamente ha messo a disposizione delle autorità un'abitazione per l'accoglienza di venti richiedenti asilo.
Un episodio sul quale i carabinieri stanno cercando di fare piena luce, ma che – al di là delle diverse ricostruzioni della vicenda – non può non essere condannato: l'aggressione, anche quando è solo a parole, non è mai giustificabile. È però indice preoccupante di un timore e di una rabbia sempre più difficili da reprimere. In questa scia si inserisce anche la scelta dei Comuni a guida leghista di dotarsi di ordinanze che complichino la vita a quei privati che vogliano utilizzare immobili per ospitare migranti; come pure la manifestazione contro l'arrivo di stranieri andata in scena sabato per la prima volta nella piazza di Felino.
Casi destinati a rimanere isolati? Oppure prove generali di un malcontento strisciante che aspetta solo di incanalarsi in qualche forma più visibile e tangibile, e magari anche pericolosamente fuori controllo? Nessuno lo sa. Quello che per ora si sa è che qualcosa sta cambiando e che i propositi bellicosi che fin qui venivano manifestati solo a parole, magari al bar, ora cominciano a tradursi in azioni concrete e potenzialmente pericolose. È chiaro che il nostro nervo scoperto non è più solo piazzale Dalla Chiesa a Parma, ma anche il tessuto profondo di una provincia che si scopre vulnerabile e impaurita, che rifiuta di essere scavalcata e che per la prima volta alza la voce, anche se in un modo sbagliato, eccessivo e allarmante. È vero che i problemi della stazione sono reali e concreti, mentre quelli dei comuni che accolgono (o accoglieranno) i profughi sono solo potenziali. Ma la sottovalutazione per troppo tempo del problema immigrazione e una certa ipocrisia del politicamente corretto rischiano solo di esacerbare gli animi.

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