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Quelle foto osé e i «like» del vice-sindaco su Facebook

Quelle foto osé e i «like» del vice-sindaco su Facebook

10 Agosto 2017, 03:41

Laura Frugoni

L'attacco al vice sindaco Marco Bosi è partito ieri su Facebook scatenando, immediato e potente, il vento della polemica virtuale.

A dar fuoco alle polveri «Pizzaballa Reloaded», pagina che è tornata (c'era anche all'epoca del «Pizzarotti-one») a usare la satira per fare le pulci alla giunta, ma senza trascendere negli insulti gratuiti e nel becerume («no offese, no volgarità, sì ad ironia, sì a dibattiti politici»).

Cos'hanno scovato questa volta? Spulciando il profilo personale del vice sindaco, ecco pubblicato lo screenshot di una serie di «mi piace» che Bosi nel tempo aveva dato ad alcune pagine dove abbondano le immagini di belle ragazze in deshabillé (con gran abbondanza di lati B in bella mostra). I titoli? A dir poco imbarazzanti: «Non sapevo fosse una minorenne», «Chiamarsi cagna senza apparenti appartenenze animalesche», «Sesso, droga e frutta di stagione», «Porche ma donne», «Che schifo le foto della Nargi in costume», «Andare a f... con Borriello». In serata ne hanno scovati altri (visualizzati sul profilo dallo smartphone) dai contenuti ancora più espliciti e volgari.

«Per carità, non siamo né voyeuristi né moralizzatori - scrivono gli autori di “Pizzaballa” - però fatichiamo a comprendere il gusto che si prova a guardare certe pagine...». Et voilà: la polemica è servita, i commenti e le critiche si sono moltiplicati ora dopo ora, sia sulla pagina in questione che su quella di Bosi. Tuonano soprattutto le voci femminili. Il tenore dei commenti: «Che tristezza». «Non è erotismo, è schifezza è basta». «Chiedere scusa, no?»

Bosi inizialmente ha replicato sempre su Facebook usando l'arma dell'ironia. «Non capisco se 'sto caldo sia dovuto al cambiamento climatico o al fatto che a qualcuno non sia ancora passato il bruciore», recitava un suo post con tre faccette in lacrime nel primo pomeriggio. Righe che poi sono state cancellate nelle ore seguenti: scomparse insieme ai commenti in allegato e a gran parte dei «like» finiti nella bufera.

E però la bomba d'agosto ormai aveva staccato la miccia. Anche perché sono stati chiamati in causa anche i «Maschi che s'immischiano» (un «like» di Bosi c'è anche per la loro pagina), il gruppo di parmigiani che si sono uniti per fare sentire alta una voce -una volta tanto maschile - contro la strage inarrestabile delle donne, dove purtroppo la nostra città figura sempre troppo in alto nelle statistiche: lo scorso 25 novembre quei maschi vollero scendere in piazza, era la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, il sindaco Pizzarotti in prima fila nel corteo.

«Come si fa ad essere contemporaneamente sostenitore dell'associazione “Maschi che si immischiano” e interessato ad una pagina Facebook che ha come missione "Vi terremo sempre aggiornati sulle cagne più cagne del web!!»?, rincarano i fustigatori di «Pizzaballa».

A questo punto si fa sentire anche «Maschi che si immischiano», attraverso un post di Billy Balestrazzi: «L'associazione è aperta a tutti gli uomini della città, ma non annovera Marco Bosi nel gruppo dei fondatori e attivisti», chiarisce onde evitare equivoci. Nel cuore della polemica preferiscono non entrare. Giusto una precisazione, che già dice tanto: «Noi stiamo lavorando per creare una cultura che allontani queste cose».

E Bosi che dice? Intercettato ieri pomeriggio sul telefonino, all'inizio non ne voleva sapere di rilasciare dichiarazioni ufficiali («sono in ascensore, sto partendo per le vacanze...»). Poi però un ragionamento tira l'altro e alla fine la sua difesa la sintetizza così: «Intanto quello è un profilo privato che ho aperto nel 2007. Avevo 22 anni. Ho messo dei “like”? Seguo centinaia di pagine e sinceramente di alcune nemmeno mi ricordavo. E comunque mi piacciono le donne, le guardo come la stragrande maggioranza del genere maschile. C'è molta ipocrisia e falso moralismo in chi escogita attacchi del genere. Non vedo dove sia l'immoralità, se non sono pagine che istigano alla violenza. Chi ha creato la contrapposizione tra quelle pagine e i Maschi che si immischiano non ha ben chiara la differenza. Non è che se uno guarda una foto di una donna in costume da bagno diventa un potenziale violentatore. E nella mia quotidianità io penso di avere molto rispetto per le donne».

Che effetto fa questo improvviso tifone estivo? «Sinceramente a me tocca molto poco. Non penso di aver dato mai dimostrazione di essere una persona sessista. Il mio agire politico e i valori in cui credo non sono minimamente inficiati dal fatto che guardo le donne in costume da bagno».

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