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Ricorso accolto, non paga la Tari

Ricorso accolto, non paga la Tari

17 Novembre 2017, 08:26

Relative alla tassa sui rifiuti, per l'avvocato Claudio De Filippi quelle cartelle erano da considerarsi a loro volta carta straccia. Tutt'al più da gettare - per voler essere cittadini modello - nello specifico bidone per il riciclaggio. Troppe le lacune, a cominciare dal silenzio sui dati necessari per capire come vengano stabilite le tariffe. E così il legale, al sollecito di pagamento ricevuto da Iren il 15 ottobre del 2015, rispose con un ricorso alla Commissione tributaria provinciale. Ottenendo una vittoria che potrebbe rappresentare un precedente per molti cittadini. La Commissione ha ritenuto ben più motivato il ricorso del legale (che in questo caso si è trovato a difendere se stesso) che non la richiesta di pagamento dello stesso tributo.

Ma la controffensiva di De Filippi è stata condotta su più fronti. Anche su quello formale. L'avvocato infatti ha sottolineato come il sollecito mancasse «completamente di relata di notifica, poiché il relativo modulo stampato risulta privo di qualsiasi relata di notifica e-o comunque assolutamente illeggibile. Inoltre, manca qualunque indicazione circa la qualifica del soggetto che ha consegnato l'atto all'ufficiale postale, e non può quindi essere accertata la sua eventuale abilitazione a compiere tale adempimento».

Ma De Filippi si spinge oltre, definendo «la pretesa di pagamento avanzata dalla società Iren circa il pagamento della tassa Tari, nonché la medesima tassa, incostituzionali, in quanto, suddetta tassa non prevede una vera controprestazione di servizio violando, in questo modo, l'articolo 53 della nostra Costituzione, che sancisce il principio della capacità contributiva». Ossia che tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva, e che il sistema tributario è basato su criteri di progressività. «Invece, per la Tasi e la Tari si fa riferimento a parametri (rendite catastali, dimensione immobile...) palesemente illegittimi».

Non solo. «Iren - sottolinea il legale - ha omesso di indicare in maniera adeguata il criterio di calcolo della tariffa, non specificando l'aliquota applicata ma solo la misura definitiva della stessa. Ciò, ovviamente impedisce al contribuente di verificare la correttezza dei calcoli effettuati, limitandone anche la possibilità di difesa avverso la pretesa attivata nei suoi confronti». Una tesi accolta dalla Commissione che ha verificato come l'atto impugnato non espliciti «in alcun modo le modalità di calcolo con cui si è pervenuti all'importo richiesto, limitandosi a indicare i metri quadrati assoggettati a tassazione e il totale dell'imposta risultante dalla moltiplicazione per i suddetti di importi non meglio esplicitati e motivati». Così, la Commissione ha accolto le tesi di De Filippi. E Iren, anziché incassare la somma sollecitata, è stata condannata a pagare 800 euro di spese relative al procedimento.

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