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Indagini

Giallo di borgo Riccio, dall'autopsia si attendono le prime risposte

Una o più coltellate? La 21enne parla di incidente

Giallo di borgo Riccio, dall'autopsia si attendono le prime risposte

07 Marzo 2026, 03:01

Una coltellata? Due? Di più ancora? Innanzitutto, è necessario dare una risposta certa a questa domanda. Perché se l'autopsia disposta dalla Procura dovesse stabilire che il coltello è penetrato nell'addome di Cristopher Gaston Ogando più di una volta, sarebbe molto difficile per la ventunenne sospettata di essere responsabile della morte del 27enne di origini dominicane sostenere che la tragedia sia figlia di un gioco finito nel peggiore dei modi.

Il quesito sarà con ogni probabilità il primo della serie posto dagli inquirenti alla dottoressa Valentina Bugelli, il medico legale incaricato dell'esame sul corpo della vittima previsto per il primo pomeriggio di lunedì. E poi, se si accertasse che si è trattato di una sola ferita, si dovrà capire come sia stata inflitta, come abbia potuto la lama andare così in profondità, arrivando a ledere in modo irreversibile uno o più organi.

La ragazza finora non è stata sottoposta a fermo né ad alcuna misura cautelare, anche se il reato del quale potrebbe essere chiamata a rispondere è pesantissimo: omicidio volontario aggravato (dal legame sentimentale tra l'indagata e il ventisettenne). Per ora si esclude il coinvolgimento di terzi in questa vicenda. Al momento dei fatti nell'ex negozio trasformato in abitazione al piano terra di borgo Riccio sembra si trovasse solo la coppia. È stata la stessa ventunenne, verso le 18 di mercoledì, a dare l'allarme, mentre il fidanzato era riverso a terra sulla soglia di casa.

È qui che Ogando è stato trovato dal personale dell'ambulanza e dell'automedica inviate dalla centrale operativa di Parmasoccorso, mentre lei, sempre più disperata, a mano a mano che emergeva la gravità della situazione, continuava a ripetere che si era trattato di un incidente: non c'era stata alcuna volontà di accoltellare il convivente da parte sua.

Può essere che in quei frangenti Gaston fosse già del tutto privo di conoscenza. Ma non è escluso che possa avere avuto la forza di proferire ancora qualche parola ai soccorritori o ai vicini che nel frattempo gli si erano accostati. Con l'ultimo filo di fiato potrebbe avere confermato la versione della convivente, ossia del gioco finito in tragedia. Oppure, potrebbe aver smentito tutto, raccontando di essere stato vittima di un gesto volontario della compagna. Parole che permetterebbero alle indagini di imboccare una strada in discesa, se almeno qualcuno potesse riferirle a chi indaga.

Purtroppo, nessuno potrà mai più ascoltare Gaston, spirato al Maggiore alle 8 di giovedì, dopo essere stato sottoposto a un disperato intervento d'urgenza poco dopo il ricovero. A questo punto, la verità andrà ricostruita mettendo insieme una serie di tasselli: primo fra tutti, l'autopsia. Passaggio fondamentale che non ne esclude altri: già la sera stessa dei fatti, i carabinieri del Nucleo investigativo di via delle Fonderie hanno a lungo ispezionato le due stanze di borgo Riccio, recuperando il coltello che ha strappato la vita di Ogando. L'indomani mattina, i colleghi del Reparto investigazioni scientifiche sono tornati a setacciare l'appartamentino in cerca di elementi utili alle indagini. Nel frattempo, si stanno ascoltando i testimoni: chi è intervenuto sul posto poco dopo l'allarme, gli amici e i parenti della coppia, oltre ai vicini. Sembra che nessuno abbia mai udito urla o rumori strani, che facessero sospettare violenti litigi, provenire dalla casa dei due giovani. Nemmeno mercoledì sera, fino a quando la quiete di borgo Riccio non è stata spezzata da grida d'aiuto di una ragazza che vedeva morire il convivente sotto i proprio occhi e che ora rischia il processo per omicidio.

Roberto Longoni

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