Valentino Straser
La «Linea sismica del Taro», costituita da profonde fenditure nel sottosuolo che tagliano obliquamente le formazioni rocciose nel sottosuolo della provincia di Parma è tornata a dare segni di attività con lo sciame sismico che da pochi giorni sta scuotendo le valli del Taro e del Ceno.
Un «gigante della natura» che periodicamente si risveglia e sconquassa centri abitati, il patrimonio artistico e architettonico e la campagna della nostra provincia. Fortunatamente senza provocare gravi danni. I segnali di una brusca riattivazione della sismicità si sono manifestati nella prima settimana del mese, il 7 novembre, con un sisma di magnitudo M2 della Scala Richter nella zona di Berceto, di carattere essenzialmente strumentale, appena percepito dalla popolazione. Un breve intervallo e venerdì 10, la zona epicentrale di un terremoto di magnitudo M1.6 si è spostato più a valle, nei pressi di Solignano.
Ancora una pausa e due giorni fa, la zona che abbraccia i territori di Solignano, Terenzo, Varano Melegari e Fornovo Taro, è stata investita dalle onde telluriche di una decina di sismi registrati a livello strumentale, non percepiti dalla popolazione. Un incremento inusuale per la zona epicentrale situata nel Fondovalle Taro, usualmente interessata da terremoti sporadici, difficilmente associati a sciami sismici.
Una progressione proseguita anche nelle ore successive che lasciava presagire la possibilità di una scossa di energia molto maggiore delle precedenti. Un primo acuto è stato registrato dai sismometri dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia alle 13:10 circa, di magnitudo 3.3, distintamente avvertito dagli abitanti dei comuni di Varano Melegari, Fornovo Taro e Solignano. Una rapida escalation che ha portato al forte sussulto delle 13:37:43, che ha prodotto una magnitudo locale di 4.4 della Scala Richter: «un tonfo sordo accompagnato dall’oscillazione degli oggetti e dallo scricchiolio delle pareti» hanno commentato diversi residenti.
Ma, come spesso accade in simili circostanze, l’energia non si è interrotta dopo la scossa principale, ma è sfumata con sismi di minore intensità, rilevati dai sismometri, ma raramente avvertiti dalle persone. In queste ore ore sono stati una cinquantina i terremoti che hanno fatto tremare la Valle del Taro e del Ceno (17 superiori alla magnitudo 2). Difficilmente, considerando eventi simili del passato, si assisterà a una tregua della coda sismica e al raggiungimento di un nuovo precario equilibrio nel sottosuolo.
La profondità dove si sono generati i terremoti, gli ipocentri, oscilla fra i 20 e i 24 chilometri di profondità, ad eccezione del sisma di magnitudo M4.4, con un ipocentro stimato da Ingv, di 32 chilometri. Indubbiamente, si tratta di un terremoto inusuale, dal momento che le rocce interessate dal sisma riguardano un antico substrato profondo che sorregge le potenti sequenze delle rocce sedimentarie, normalmente interessate nelle dinamiche all’origine della sismicità locale.
La Linea sismica del Taro, come è stata descritta dai geologi dell’Università di Parma nel 1987, Giovanni Papani e Massimo Bernini, separa un’importante fascia di discontinuità che attraversa trasversalmente l’Appennino emiliano. Il Sistema del Taro, ha spiegato il professor Paolo Vescovi in una recente conferenza tenuta a Calestano, separa settori con dinamiche diverse. A Est del Sistema Taro l’Appennino è in fase di sollevamento maggiore rispetto al versante opposto e, spesso, gli epicentri e gli sciami sismici coincidono con le zone che si sono sollevate negli ultimi cinque milioni di anni e, in particolare, nell’ultimo milione di anni. In profondità si sviluppano sismi nelle rocce che si fratturano, liberando di colpo l’energia lentamente accumulata dallo sforzo tettonico, sintomo evidente di una catena Appenninica ancora in fase di evoluzione sollevamento.
In queste ultime settimane anomalie di natura elettromagnetica, rilevate lungo la direttrice del Sistema Taro, hanno segnalato stress crostali in atto e la progressione dei sismi, avvenuti a intervalli di tempo più ridotti nella stessa zona epicentrale, lasciavano presagire la possibilità di evento o eventi di maggiore intensità, compatibili con i terremoti avvenuti storicamente nella zona del Taro, con magnitudo raramente superiore a M5.2 ed eccezionalmente superiori a M5.5.
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