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Addio a Tullo Baroni

Addio a Tullo Baroni

27 Agosto 2018, 04:05

Tullo Baroni era un uomo innamorato della vita. La famiglia, gli amici, il calcio. E, soprattutto, il Parma. Conosciutissimo in città, era una vera e proprio istituzione. Battuta pronta e una generosità davvero d'altri tempi. Sempre il primo a scherzare, ma anche sempre presente quando un amico aveva bisogno di qualcuno che lo ascoltasse. Non è retorica: aveva legioni di persone che gli volevano bene e che adesso lo piangono.

Tullo, infatti, se n'è andato a 76 anni, compiuti il 13 agosto. Negli ultimi tempi non stava bene, ma era rimasto comunque un leone. Uno che affrontava la vita con coraggio e ironia. La malattia gli aveva fin da bambino reso la vita dura, come quei difensori coriacei che stanno addosso. Ma lui era un bomber di razza e, a differenza di tanti che per i casi della vita prendevano una piega cattiva, aveva sviluppato una bontà non comune. Sorridente e positivo, si era fatto onore nella vita, come assicuratore, ma anche nel giornalismo, con la sua penna, a volte critica ma sempre imparziale, sulle colonne de «Il Resto del Carlino», quotidiano che aveva amato molto tanto che si rivedeva ogni tanto con i vecchi colleghi, e del «Corriere dello sport-Stadio».

Dei crociati non perdeva una partita fin da quando era giovanissimo. Al Tardini era di casa. Quando in tribuna stampa c'era lui, la partita era un'altra cosa. Ci si divertiva di più. Seguiva il Parma anche in ritiro e anche lì si faceva apprezzare da tutti. Inutile, ad esempio, in albergo farne il bersaglio di scherzi tra colleghi. Perché non se la prendeva mai. Insomma, con Tullo anche il lavoro diventava divertente.

«Sono molto triste - sospira Fulvio Ceresini, tornando con il ricordo ai tempi in cui suo padre Ernesto era presidente del Parma -, questa è una notizia che non avrei mai voluto sentire. Per mio padre e tutti noi era uno di famiglia». Nonostante l'amicizia, a volte non faceva sconti ai crociati. «Qualche volta - sorride Ceresini - Tullo era molto critico e faceva arrabbiare mio padre. Poi, però, veniva a mangiare a casa nostra e tutto si appianava. Gli volevamo tutti molto bene». Quando poteva, Tullo scappava a Forte dei Marmi. Era il suo «buen ritiro». Ma non per starsene da solo. Se qualcuno infatti passava di lì e non lo andava a trovare, una volta a Parma lo ricopriva di simpatici insulti.

Fin dai tempi della scuola, racconta chi lo ha conosciuto bene, era sempre al centro della compagnia. «Di lui ho questa immagine - spiega un'amica -: lui in mezzo che parlava e tutti che lo ascoltavano. Era un leader». In tutti gli anni in cui aveva scritto del Parma, ma anche raccontato la squadra crociata in televisione, come opinionista di Teleducato, era diventato amico di tantissimi giocatori. Non era, infatti, raro incontrare in giro per l'Italia qualche «vecchia gloria», ma anche qualche ex crociato ancora in attività, che si raccomandasse di salutare Tullo.

«Era il punto di riferimento della nostra compagnia - aggiunge Francesco Silva, a nome degli amici del bar Mafalda di via Verdi -, un amico sensibile e intelligente. Con lui potevi parlare di tutto e, soprattutto, scherzare su tutto. Ci mancherà tantissimo».

M.Cep.

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