«Respinti per il colore della nostra pelle». «No, il razzismo non c'entra un bel niente: solo una misura precauzionale». La musica del sabato notte si è spenta da un po', ma ancora si confrontano due verità contrapposte all'Arena dei pini di Tizzano. Una «danza» non sulla pista, ma all'ingresso della discoteca estiva, visto che un terzetto di ragazzi di colore, aspiranti ballerini, non è riuscito a varcare quella soglia, bloccato dalla sicurezza del locale. E nemmeno con l'intervento dei carabinieri si .
Per raggiungere la discoteca, Alessandro (un diciannovenne nato a Parma da madre italiana e padre ivoriano) e due suoi coetanei di origini senegalesi sono saliti sulla navetta alle 21,15 di sabato. Così come avevano fatto due sabati prima, saltando invece l'appuntamento con la pista da ballo il 29 luglio. «Alle 22,30 eravamo all'ingresso dell'Arena dei pini - racconta lui -. Ci siamo messi in coda come tutti gli altri, per fare il biglietto ed entrare. Ma quando è stato il nostro turno i buttafuori ci hanno detto: “Siamo spiacenti, ma voi tre non potete entrare”».
Gli aspiranti ospiti della discoteca, presi in contropiede, hanno chiesto una spiegazione. Sentendosi dire che dei ragazzi di colore non si erano comportati nel migliore dei modi nelle precedenti serate. Da qui il divieto, che lì per lì sembrava esteso a tutti gli avventori immigrati o figli di immigrati. «Eppure - prosegue Alessandro - abbiamo visto che altri ragazzi di colore venivano fatti entrare lo stesso». Il terzetto a questo punto ha pensato a una doppia discriminazione. «Ci siamo sentiti vittime di un sopruso, di un'ingiustizia: così, abbiamo chiamato i carabinieri».
Una pattuglia di militari della stazione di Tizzano ha raggiunto l'ingresso del locale poco dopo. «Uno ha controllato i nostri documenti - racconta Alessandro -, mentre l'altro è andato a parlare con gli addetti alla sicurezza». Dopo poco, il carabiniere è tornato scuotendo il capo. «”Non possiamo farci niente” ci ha detto, nonostante dal controllo emergesse che eravamo in perfetta regola». Ai ragazzi non è rimasto che guardare gli altri entrare nel locale. «Fino a quando alle 2 il padre di uno dei miei amici è venuto a prenderci in auto, per riportarci in città». Per il terzetto più la delusione che la febbre del sabato sera. «Sono a dir poco offeso - spiega Alessandro -. Anche perché nessuno di noi ha mai fatto niente di sconveniente. Che nel 2017 accadano episodi di questo tipo è a dir poco deprimente».
Il titolare dell'Arena dei pini, conferma che ai tre sia stato impedito l'ingresso. «Così come ad altri ragazzi, anche molti italiani - sottolinea Marcello Gerboni -. La politica del nostro locale non contempla nessuna discriminazione: né estetica né di abbigliamento né tantomeno di razza o colore. Basti pensare che per il locale lavorano dipendenti magrebini o dell'Africa centrale. Solo che se in un gruppo notiamo qualcuno che si è comportato male, impediamo gli ingressi. Nelle scorse settimane ci sono stati episodi che non vogliamo si ripetano: per questo i ragazzi sono stati lasciati fuori. E' tra i nostri diritti filtrare gli ingressi per questioni di sicurezza».
Anche se a volte, a causa di una somiglianza, si rischia di pagare le colpe di altri. «L'identificazione - conclude il titolare della discoteca - avviene sulla base della memoria visiva. E' ovvio che in una situazione in cui c'è sempre un po' di confusione si può anche sbagliare, e può essere andata così sabato. A volte capita anche il contrario: che entrino persone che dovrebbero stare fuori. Noi cerchiamo di far prevalere il criterio di sicurezza, riducendo al minimo i rischi per il bene di tutti».rob.lon.
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