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REGGIO EMILIA

Il Paradiso trasformato in inferno di fuoco, i ritratti, i racconti di vita: ultimo weekend di Fotografia Europea - Foto

"Un'invincibile estate" è aperta fino a domenica 12 giugno in diversi luoghi della città

11 Giugno 2022,17:29

Ultimo weekend di Fotografia Europea. A Reggio Emilia si chiude domenica sera, 12 giugno, l'edizione della rassegna intitolata quest'anno "Un'invincibile estate". Tante le mostre aperte in diversi luoghi del centro storico, dai Chiostri di San Pietro al Palazzo Da Mosto, dallo Spazio Gerra al Teatro Ariosto (dettagli su biglietti e orari su www.fotografiaeuropea.it).  

Al Teatro Ariosto, ecco un'installazione video: "Uno sguardo intimo. Arianna Arcara racconta Peeping Tom". La Galleria Santa Maria, cui si arriva da piazza Prampolini, propone le mostre dei vincitori della Open Call 2022: Simona Ghizzoni, Gloria Oyarzabal e Maxime Riché (sotto, i dettagli sulle foto). 

Allo Spazio Gerra, largo alla creatività: quest'anno nei tre piani del palazzo espositivo si trovano le foto e le installazioni di Maria Clara Macrì. In Her Rooms propone una serie di scatti a modelle realizzati in diversi Paesi. Ma non ci si fermi alla nudità in sé, alla bellezza del corpo femminile. C’è molto di più. Ogni ragazza fotografata “in her room”, nella sua camera  (o sul balcone di casa o in una stanza della propria casa) ha attorno a sé elementi e oggetti: le foto sembrano aprire una piccola finestra sulla vita di queste persone e sul contesto in cui vivono. La mostra nasce da un'attività che dura da tempo.

"L’autrice esplora il rapporto tra empatia, intimità e rappresentazione contemporanea delle donne - dice la presentazione -. Nel suo lavoro, la fotografa riesce a cogliere la natura complessa e intensa della femminilità odierna, liberata dagli stereotipi e dalla sessualizzazione e oggettivazione di cui è vittima ed esprimendo visivamente l’essenza di un nuovo sentire internazionale e globale, dovuto anche alla forte trasmigrazione al femminile".

A.V.

Le mostre alla Galleria Santa Maria  

Simona Ghizzoni (vincitrice, tra l’altro, di due edizioni del World Press Photo per i suoi lavori sulla condizione femminile) che dall’emergenza Covid è stata spinta a lasciare Roma per rifugiarsi nell’Appennino emiliano, riannodando i fili interrotti con il passato di famiglia. Qui recupera una relazione con la natura e con le persone, raccontandolo nel progetto “Isola” attraverso stampe fotografiche congiunte a elementi multimediale (curati da Nicolas Janowski) da cui è risultato un lavoro molto curato dal punto di vista formale e visivo e che riflette sul periodo appena trascorso.

La spagnola Gloria Oyarzabal, fotografa e cineasta, fissa il focus della sua indagine sul concetto di Museo in particolare in un’ottica colonialista. Un concetto che nasce più di 300 anni fa, quando le collezioni di alcuni monarchi furono aperte al pubblico e da allora sono diventate istituzioni che danno identità e definiscono una nazione. Ma se l'origine di questi spazi è colonialista, storia, memoria collettiva, diritti ed etica entrano in conflitto. “Usus fructus abusus”, concetti del diritto romano, offrono il titolo alla ricerca del 2021 con cui ha partecipato alla Open Call. Il lavoro di Gloria Oyarzabal ha un forte impatto visivo affiancato da proposte installative di grande forza che permettono di interpretare un argomento di attualità così controverso e offrendo precise prospettive. 

Maxime Riché, parigino, da tempo si misura con la capacità di adattamento dell’uomo rispetto alle conseguenze degli sconvolgimenti ambientali. Il focus di questo specifico racconto è l’incendio che in sole quattro ore, l’8 novembre del 2018 ha incenerito la città di Paradise, in California, replicato nelle successive estati sino alla desertificazione di un milione di acri intorno a quella che era stata una città. Nonostante tutto, molti tornano e cercano di ricostruirsi una vita dove la vita è stata così brutalmente cancellata, affrontando l’impresa forti di una nuova visione dell’ambiente e di una enorme capacità di resilienza. Quasi una illustrazione della frase di Albert Camus, Maxime Richè, attraverso un linguaggio fotografico accattivante, racconta la forza e la voglia di ricominciare, dopo il disastro. 

 

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