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Ancelotti al Times: "Dissi no a Baggio al Parma, oggi gli direi di venire"

Ancelotti al Times: "Dissi no a Baggio al Parma, oggi gli direi di venire"

29 Maggio 2024, 12:42

Da integralista ad allenatore senza uno stile di gioco definito. C'è soprattutto questo dietro i successi di Carlo Ancelotti, che sabato a Wembley proverà a conquistare la sua quinta Champions League da allenatore. "Quando ho iniziato ad allenare, non ero così, giocavo col sistema che avevo imparato nel Milan di Arrigo Sacchi, il 4-4-2 - il racconto del tecnico di Reggiolo al 'Times' - Per questo dissi no all’arrivo di Roberto Baggio al Parma, non volevo giocare col numero 10. Era uno dei migliori giocatori al mondo in quel momento ma io volevo giocare con due attaccanti. Oggi gli direi: 'Baggio, vieni a Parma e sistemiamo la situazionè. E invece allora gli dissi che non c'era spazio per lui e se ne andò al Bologna. Fu un errore e cercai di cambiare alla Juve, dove c'era Zidane. Era un 10, era impossibile metterlo a destra o a sinistra, era il giocatore più importante della squadra e dovevo adattarmi. Da lì ho iniziato sempre a tenere in considerazione le caratteristiche dei miei giocatori per costruire il sistema di gioco". Alla Juve ha anche imparato ad ascoltare i giocatori, ricordando di quella volta che Montero non fece partire il pullman fino all’arrivo di Zidane. "Credi che i giocatori ti ascoltino di più se urli? No, più urli, meno ti ascoltano". 

Ma dietro la longevità di Ancelotti c'è anche il suo modo di approcciare il lavoro di allenatore. "La chiave sta nel fatto che ho tanta passione ma non sono ossessionato dal mio lavoro. Mi piace molto ma non fino a diventare matto. Anche se poi prima delle partite sono molto nervoso. Poi però, quando l’arbitro fischia l’inizio, mi calmo e non ho paura. Sono ottimista, penso che tutto andrà bene, ho il controllo di me stesso. Mio padre era così, molto silenzioso, molto tranquillo, mai preoccupato, non si lamentava mai". L’atteggiamento conta tanto, ma conta anche la tattica. Eppure, per Ancelotti, "non c'è uno stile di gioco, il mio stile non esiste perchè cambio. Col City abbiamo giocato con un blocco basso e una difesa forte, ma in tutta la stagione abbiamo giocato così una o due volte, perchè siamo solitamente più offensivi. Ci adattiamo. Vinicius, per esempio, non vuole giocare in mezzo perchè lì non mostra le sue migliori qualità e devo lasciarlo libero. Ma il vero segreto di questo gruppo è l’umiltà: abbiamo vinto la Liga perchè qui non ci sono ego. Non so cosa succederà in futuro ma non c'è gelosia fra i giovani".

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