calcio
Da integralista ad allenatore senza uno stile di gioco definito. C'è soprattutto questo dietro i successi di Carlo Ancelotti, che sabato a Wembley proverà a conquistare la sua quinta Champions League da allenatore. "Quando ho iniziato ad allenare, non ero così, giocavo col sistema che avevo imparato nel Milan di Arrigo Sacchi, il 4-4-2 - il racconto del tecnico di Reggiolo al 'Times' - Per questo dissi no all’arrivo di Roberto Baggio al Parma, non volevo giocare col numero 10. Era uno dei migliori giocatori al mondo in quel momento ma io volevo giocare con due attaccanti. Oggi gli direi: 'Baggio, vieni a Parma e sistemiamo la situazionè. E invece allora gli dissi che non c'era spazio per lui e se ne andò al Bologna. Fu un errore e cercai di cambiare alla Juve, dove c'era Zidane. Era un 10, era impossibile metterlo a destra o a sinistra, era il giocatore più importante della squadra e dovevo adattarmi. Da lì ho iniziato sempre a tenere in considerazione le caratteristiche dei miei giocatori per costruire il sistema di gioco". Alla Juve ha anche imparato ad ascoltare i giocatori, ricordando di quella volta che Montero non fece partire il pullman fino all’arrivo di Zidane. "Credi che i giocatori ti ascoltino di più se urli? No, più urli, meno ti ascoltano".
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