Cinema
Ci sono le ragioni dell’una (ragazza 17enne) e dell’altro (22enne di buona famiglia). E quelle di due madri e due padri. Soprattutto, ci sono due vite distrutte: la ragazza sostiene di essere stata violentata, il ragazzo nega. I genitori capiscono e non capiscono, schierandosi in base ai propri giudizi e pregiudizi. La madre di lui, scrittrice di successo, femminista convinta che gli stupratori debbano essere sempre puniti, ora ha dei dubbi: non può e non vuole accettare la situazione del figlio, convintissima che sia innocente.
Il padre di lei è il compagno della stessa scrittrice, mentre l’ex marito della donna e padre del ragazzo, piuttosto conservatore, è un noto volto tv. Poi c’è la madre della ragazza, ebrea attaccatissima alle proprie convinzioni religiose.
«L’accusa», tratto dal romanzo «Le cose umane» di Karin Tuil, tende a non giudicare. Forse una vera posizione la esplicita solo nell’ultima inquadratura. Nel suo svolgimento, ne registra diverse. E chiarisce quello che, alla fine, non può chiarire la giustizia: la verità dei fatti è diversa dalla verità giudiziaria. Tematiche vecchie e ugualmente attuali: affrontate in due ore e venti, quando un’ora e mezza poteva bastare.
Regia: Yvan Attal
Interpreti: Ben Attal, Charlotte Gainsbourg, Mathieu Kassovitz
Francia 2021, 2 h e 18'
Genere: Drammatico
Dove: D'Azeglio
Giudizio: 2/5
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