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CINEMA

Non sono quello che sono - Un Otello in dialetto romanesco

Non sono quello che sono - Un Otello in dialetto romanesco

di Gloria Sanzogni

16 Novembre 2024, 22:39

Nella tragedia shakespeariana Otello, il moro al servizio della Serenissima, conquista l’amore della bella e nobile Desdemona, ma suscita anche l’odio del suo perfido alfiere Jago. Nel nuovo film di Edoardo Leo «Non sono quello che sono», Jago non è una vittima, la gelosia non è semplice gelosia e Desdemona, che compie un atto di libertà scegliendo l’uomo da sposare, non si accorge di ciò in cui si sta incastrando. Mentre l’originale è ambientato nella Venezia del Cinquecento, Leo situa il suo adattamento nel 2001, durante i giorni dell’attentato alle Torri gemelle, e in un non-luogo che si trova di fronte al mare, in cui ogni ambiente è svuotato da altri personaggi, se non quelli principali ed inerenti al racconto.

Alla sua nona prova dietro la macchina da presa, Leo è sia regista che attore, vestendo proprio i panni di Jago sia nel 2001 sia vent’anni dopo quando, condannato alla sua pena in carcere, si racconta davanti alle telecamere. La storia è fedelissima all’originale e ai suoi temi tra i quali razzismo, patriarcato, gelosia, possesso, inganno, ma è tutto attualizzato, compreso e soprattutto il linguaggio che è, forse, la peculiarità più interessante di tutto il film. La lingua scelta per far parlare i personaggi è, infatti, il dialetto romano (e napoletano nelle scene con Antonia Truppo), un lavoro certosino sulla traduzione che ha richiesto molti anni. Tutto il resto è un’indagine sul male di una modernità sconcertante per una drammaturgia che ha più di 400 anni.

La scheda

Regia: Edoardo Leo
Interpreti: Edoardo Leo, Antonia Truppo
Ita, 2024, 1 h e 55’
Genere: Drammatico
Dove: The Space Parma Campus

Giudizio: 3 su 5

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