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Fassati: «L'operazione Creval porterà  vantaggi anche alla Fondazione Cariparma»

Fassati: «L'operazione Creval porterà  vantaggi anche alla Fondazione Cariparma»

19 Dicembre 2020, 08:59

Il presidente di Crédit Agricole Italia sull'operazione cash da 737 milioni di euro per il Credito Valtellinese
 

L'opa lanciata a fine novembre da Crédit Agricole Italia sul Credito Valtellinese per 737 milioni di euro non è solo una tessera del mosaico bancario italiano che va ridefinendosi perché il sistema impone un consolidamento, ma è soprattutto la conferma di un progetto di lungo termine da parte della banque verte in Italia, secondo una logica di crescita progressiva e coerente. Per un Gruppo che a Parma ha il suo cuore pulsante, l'operazione ha una valenza notevole in termini di ricaduta anche per la Fondazione Cariparma, azionista con l'11,86%. Ne parliamo con il Presidente di Crédit Agricole Italia Ariberto Fassati.

 

Presidente, come inquadra l'operazione Creval?
Crédit Agricole è presente in Italia da più di 45 anni. L'offerta pubblica di acquisto per il Credito Valtellinese è un grande progetto industriale e si inserisce nella continuità delle nostre acquisizioni, che sono ormai ben 15 in Italia. Le dimensioni di Creval - circa un terzo di Crédit Agricole Italia - sono perfette e non vediamo difficoltà nell'integrazione.
 

E' anche la dimostrazione che nell'Italia, a dispetto di come ci guarda una parte dell'Europa e delle oscillazioni dello spread, continuate a crederci...
Questo lo dice la nostra storia. E il fatto che il gruppo abbia deciso di investire oltre 700 milioni di euro in contanti significa che è soddisfatto di quello che succede nel Paese, dove Crédit Agricole Italia diventerebbe la sesta banca italiana ad esito dell'operazione. Non dimentichiamo che noi ragioniamo in un'ottica di medio-lungo termine e che questo è il nostro secondo mercato domestico nel mondo, dove ci sentiamo profondamente integrati.

Veniamo all'operazione, che coinvolgerà anche le Fondazioni azioniste. La più importante è ovviamente Fondazione Cariparma che sfiora il 12% del capitale. Tra l'altro è possibile un aumento di capitale per gli azionisti...
La Fondazione Cariparma ha confermato il suo pieno sostegno all’operazione. Un eventuale aumento di capitale sarà considerato a valle dell’esito dell’Offerta e sulla base dell’impatto della stessa sulla posizione economico e finanziaria del Gruppo, nel secondo semestre 2021.
 

E l'orientamento si conosce già?
Abbiamo contattato tutte le Fondazioni che hanno espresso grande apprezzamento per l'operazione e ci hanno esortato ad andare avanti.
 

Cosa hanno apprezzato?
Quello che è piaciuto è che l'operazione riguarda Creval, un istituto che somiglia molto a Crédit Agricole come attaccamento alle radici, in più non c'è sovrapposizione territoriale. Apprezzano il fatto che il Gruppo crescerà in Lombardia (dal 3 al 6%) e sbarcherà in un territorio nuovo come la Sicilia oltre a rafforzare la presenza nelle Marche, nel Lazio e in Piemonte.
 

Che ritorno avranno le Fondazioni?
L'integrazione porterà risultati positivi e quindi che l'utile possa crescere in maniera consistente per la banca e quindi per le Fondazioni, il cui interesse è che la banca sia solida e redditizia. 

Che rapporto c'è oggi con la Fondazione?
Da quando abbiamo iniziato questo percorso la Fondazione ha cambiato diversi presidenti - Gabbi, Andrei, Gandolfi, ora Magnani - ma con tutti il rapporto è sempre stato molto solido, ci troviamo sempre a "remare nella stessa direzione". Noi capiamo l'importanza che ha la presenza della Fondazione sul territorio e la Fondazione si sente gratificata di essere un azionista importante del Gruppo. Diciamo che è quello che si definisce un rapporto "win-win".  Del resto basta dare un'occhiata a tutto quello che ha fatto Crédit Agricole sul territorio di Parma: più di 2000 collaboratori, la nostra sede CA Green Life, l’ecosistema dell’innovazione per startup Le Village by CA Parma, lo sviluppo di Fiere di Parma, senza dimenticare le molte assunzioni di giovani del territorio.

Torniamo all'operazione. Perché proprio Creval visto che il cosiddetto "risiko" bancario - a partire da Banco Bpm - offre delle alternative?
E' un percorso meditato e non opportunistico: siamo entrati due anni fa nell'istituto valtellinese con una quota del 5% (ad oggi cresciuta al 9,8%) e abbiamo poi condiviso un'operazione di joint venture  nell'ambito della bancassurance: i  risultati sono stati estremamente soddisfacenti e ci siamo convinti che valesse la pena andare più avanti: i nostri prodotti sono attrattivi per la clientela di Creval e l'opa, che è amichevole, ci permetterà di diventare un solo gruppo al servizio delle comunità locali e con una forte cultura che vede il cliente al centro, facendo leva su alcuni valori di fondo che rappresentano la ragion d’essere del Gruppo Crédit Agricole. 

A proposito dell'Opa, attualmente il prezzo di Creval in Borsa è superiore ai 10,5 euro che offre Crédit Agricole Italia. Ritiene che l'offerta sia considerata bassa e sarà necessario un rilancio?
Non darei importanza alle fluttuazioni quotidiane, che dipendono anche dall’effervescenza del mercato in questo periodo e dalle azioni degli operatori finanziari con intenti più speculativi. L'operazione dovrebbe partire intorno a marzo – dopo il via libera delle Autorità – e il mercato avrà tempo di valutare la nostra offerta, che ritengo molto interessante per gli azionisti. Si tratta di 737 milioni cash: una cifra che è molto generosa se confrontata con le operazioni di M&A bancario effettuate negli ultimi anni sul mercato italiano. Non solo: l’offerta è un rarissimo caso di operazione interamente effettuata in contanti negli ultimi 20 anni.
 

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